Interviste

La versione migliore di Jason Derulo

Con un nuovo progetto discografico e un nuovo show dal vivo, la popstar è pronta ad entrare nel prossimo capitolo della sua carriera. Senza dimenticare le proprie radici

La versione migliore di Jason Derulo
Autore Federico Durante
  • IlMarzo 13, 2026

Jason Derulo sta cambiando. Fra il tempo che passa (quest’anno compie 37 anni), le responsabilità della paternità e un generale ripensamento di priorità e obiettivi, l’artista di origini haitiane divenuto star globale con hit come Watcha Say e Talk Dirty si dice pronto per entrare in una nuova fase, più matura, della propria identità artistica e produzione musicale.

Vuol dire che si lascerà alle spalle quel pop/R&B ad alto tasso erotico che l’ha contraddistinto negli ultimi diciassette anni? No: Derulo non rinnega il passato ma non vuole rimanere legato a un’immagine che ormai gli va stretta. Nel futuro lo vedremo in una veste più sofisticata, magari ancora più legata a quelle ispirazioni musicali “globaliste” verso cui si è già dimostrato ricettivo.

Il commiato al “vecchio Jason” viene dato nel modo che più gli è congeniale, ovvero in grande stile, con un progetto sia discografico che dal vivo appropriatamente intitolato The Last Dance. La prima parte dell’album è uscita a gennaio, la seconda arriverà verso la fine dell’anno e segnerà l’inizio del nuovo corso. In mezzo, le tappe europee di un tour che ha toccato anche l’Unipol Arena di Bologna il 6 marzo.

L’abbiamo intercettato fra una trasferta e l’altra proprio prima della data italiana per fare un bilancio del passato e un anticipo della “versione migliore di se stesso” del futuro prossimo.

digital cover Jason Derulo - foto di Noah Roberto
Foto di Noah Roberto

L’intervista a Jason Derulo

Il livello di coreografie e visuals di questo tour lo rende la tua più grande produzione live finora. Che tipo di show vuoi offrire ai fan?

A questo punto della mia carriera – forse per la prima volta – posso concentrarmi molto di più sulla produzione e su un tipo di creatività live che sposa bene la musica. Sai, puoi avere anche la migliore voce e le migliori coreografie del mondo, ma per fare uno spettacolo davvero grande serve anche un budget importante. E finalmente sono nelle condizioni di fare lo show che ho sempre sognato.Questo show è speciale perché portiamo il pubblico in un viaggio emotivo. Non è solamente un concerto ma un’opera con una vera e propria dimensione teatrale. Le persone vengono catapultate in una trama narrativa guidata dalla musica. Da questo punto di vista è piuttosto unico.

Come ti prepari mentalmente e fisicamente a un tour così intensivo? Sono parecchie date nel giro di poco tempo.

Sì, richiede molta preparazione. In vista del tour abbiamo fatto prove per otto ore al giorno, che è piuttosto intenso: ho perso nove chili!

Hai una carriera ormai lunga: pensi che il tuo approccio ai live e al lavoro in studio sia lo stesso di dieci o quindici anni fa?

L’approccio ora è molto diverso. Quando ero più giovane ero un po’ meno focalizzato, adesso invece presto molta più attenzione alla qualità del sonno, al rispetto delle tempistiche e alla preparazione dei progetti in generale. Certo, sono sempre stato uno stakanovista, ma allo stesso tempo ho avuto spesso anche un animo molto festaiolo. In un certo senso, una volta lottavo contro me stesso, mentre ora ci collaboro.

Mantengo uno stile di vita sano che mi consente di affrontare le giornate in modo più semplice. Posso ancora fare un gran concerto dopo una nottata di party, ma adesso è sicuramente più difficile combattere contro i postumi della tequila…

Una volta lottavo contro me stesso, ora ci collaboro

Jason Derulo

Tornando indietro ai tuoi esordi, tu hai iniziato a fare musica a Miami in un panorama musicale piuttosto diverso da oggi. Com’era la scena di Miami allora?

Spesso sembrava un tutti contro tutti in cui ciascuno non voleva vedere gli altri avere successo. Anziché supportarsi a vicenda, si faceva di tutto per ostacolarsi. Ho sentito di avere una possibilità solo nel momento in cui è venuta a lavorare a Miami gente da fuori. Da questo punto di vista è stata dura. Per questo ho scelto la via del songwriting all’inizio: per ottenere sessioni con diversi producer, e così ho iniziato la mia attività in studio.

Nessuno ha la ricetta per la hit perfetta, ma – in quanto songwriter – quali sono i criteri che osservi sempre quando scrivi canzoni?

Mi baso sulla melodia, che è la cosa più importante. Faccio molte opzioni diverse per strofe, pre-ritornelli, ritornelli, dopodiché scelgo quelle che ritengo migliori. Dal punto di vista dei temi trattati, penso sia importante creare un flusso che tocchi le persone in un modo o nell’altro, che le tiri dentro a partire da un certo punto di contatto: c’è la canzone che ti fa venir voglia di piangere, quella che ti fa innamorare, quella che ti consola quando sei triste…

Il punto è capire come estrapolare quel momento della vita delle persone e fargli sentire che la canzone parla con la loro voce. È un principio che tengo sempre a mente. Per esempio, quando stavo scrivendo la mia nuova canzone Sexy For Me, mi chiedevo come creare un brano che potesse far sentire sexy le donne che l’avrebbero ascoltata preparandosi a un party o a un appuntamento. Insomma, per ogni canzone che scrivo mi chiedo chi, quando e dove la ascolterà.

Jason Derulo - intervista The Last Dance - foto di Morten Rygaard - 1
Jason Derulo in concerto alla Royal Arena di Copenaghen il 12 febbraio 2026 (foto di Morten Rygaard)

Hai sempre menzionato Michael Jackson come la tua più grande influenza. Quali sono i tuoi pezzi preferiti di MJ?

Il mio preferito è senza dubbio Dirty Diana. Poi direi Billie Jean e Man in the Mirror.

Hai detto che ti stai “ritirando dal Jason che abbiamo conosciuto finora”. In che senso? Cosa ci dobbiamo aspettare in termini di nuova musica e identità artistica in generale?

Nella vita mi sono successe molte cose. Sai, puoi far sì che gli alti e bassi della vita ti buttino a terra oppure sfruttarli per diventare più forte. E io penso di essere uscito più forte da qualunque sfida la vita mi abbia posto di fronte. Così inizi a parlare diversamente, vestirti diversamente, frequentare posti nuovi.

Questa crescita come uomo implica un’evoluzione della musica. Il modo in cui parlo dell’amore adesso non c’entra niente con il punto di vista di quando avevo 19 anni: sono proprio due persone diverse. La prima metà dell’album The Last Dance, che ho già pubblicato, è una celebrazione di ciò che sono stato. La seconda parte invece segnerà l’inizio della nuova era.

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Jason Derulo dal vivo alla Royal Arena di Copenaghen il 12 febbraio 2026 (foto di Morten Rygaard)

The Last Dance (Part 1) contiene una varietà di suoni e ispirazioni, ma – da persona che era teenager nei primi anni Duemila – non posso non soffermarmi sulla tua rivisitazione di Complicated di Avril Lavigne. Dimmi di più su questa scelta.

Cercavo proprio quel senso di nostalgia. Quella canzone occupa un posto speciale nelle vite di molti di noi e quella melodia ha qualcosa di contagioso. Penso anche che le parole del brano riflettano bene la mia vita, la mia storia. Sai, spesso pensiamo di poter raccontare la nostra storia con un post su Instagram o TikTok, ma la verità è che la vita è molto più complicata di così. Non si può davvero conoscere qualcuno solo dal suo profilo social.

Hai co-diretto il videoclip di Sexy For Me. Ti piace estendere il controllo creativo ad aree del tuo progetto che non siano solo quella strettamente musicale?

Sì, mi piace avere quel tipo di controllo creativo. Certo, richiede molto più lavoro ma il risultato mi appaga di più. Mi sento a mio agio ad occuparmi direttamente di quante più cose possibile. L’arte è questione di opinioni: se lasci la tua arte all’opinione di qualcun altro, rimarrai sempre in parte insoddisfatto. Per questo ho deciso di seguire direttamente ogni tipo di decisione creativa.

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Jason Derulo dal vivo alla Royal Arena di Copenaghen il 12 febbraio (foto di Morten Rygaard)

Negli ultimi anni sei diventato una delle celebrità più popolari di TikTok. Per qualcuno che è già famoso non è scontato diventare così seguiti su quella piattaforma. Qual è il segreto?

TikTok richiede molto lavoro: devi postare contenuti in continuazione. Prima della pandemia non capivo molto di social media: era una delle grandi lacune della mia carriera fino ad allora. Oggi faccio sei post al giorno, cercando di capire quello che il mio pubblico si aspetta da me.

Ogni creator è diverso, non c’è un approccio che vada bene per tutti. Comunque mi sono dato la regola dei sei post al giorno, a cui non vengo mai meno. Questo mi consente di fare contenuti di ogni tipo. Alcuni diventato più virali di quanto mi sarei aspettato. Una cosa che ho capito è che non è necessario che ogni post sia il più rifinito possibile.

Che posto è TikTok per la musica?

Penso che TikTok sia fenomenale per la scoperta di nuova musica. Anzi, oggi è in prima linea da quel punto di vista: la gente scopre musica più su TikTok che altrove.

Non ho mai voluto fare musica per uno specifico tipo di persone ma per tutti

Jason Derulo

Sei uno di quegli artisti americani che sono molto sensibili a diverse culture e diversi sound del mondo. Questo approccio “globale” alla musica viene anche dalle tue origini caraibiche?

Sì, dalle mie origini caraibiche ma anche dalla stessa Miami, dove convivono tante culture diverse. La mia prospettiva globale – così come il desiderio di arrivare a quante più persone – è stata la conseguenza di questo melting pot. Non ho mai voluto fare musica per uno specifico tipo di persone ma per tutti.

Sembri sempre molto sicuro di te. Ma quali sono le tue più grandi paure?

Il timore di non essere all’altezza del mio pieno potenziale e di non giocarmi tutte le carte. Ho ancora tanto da dare al mondo. Penso che ognuno di noi stia al mondo per una ragione specifica: io voglio essere d’ispirazione per tante persone, per cui ogni giorno faccio del mio meglio per essere la migliore versione di me stesso.

Ascolta The Last Dance (Part 1)

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