Lizzie Thomas: «Per me la libertà è poter seguire la musica, non una formula»
La cantautrice newyorkese trova la sua massima espressione di libertà nel jazz. Nelle sue canzoni vuole dare un nuovo punto di vista sul mondo
Si dice che a volte guardare le cose a testa in giù possa fornire un nuovo tipo di prospettiva. Un diverso tipo di visuale che – anche se ribaltato – ci fa vedere tutto molto più chiaramente di quanto non avessimo fatto prima. Ecco, Lizzie Thomas guarda il mondo sottosopra. Libera, anticonvenzionale e profonda. La cantautrice newyorkese trova la sua massima espressione di indipendenza e autodeterminazione nel jazz, anche perché non esiste modo migliore di abbracciare l’imprevedibilità.
Ma non è solo questo. Attraverso la sua musica e i suoi testi, Lizzie Thomas adotta punti di vista sempre originali e mai scontati, come nel caso di Persephone. Il brano ridefinisce i confini tra sacro e profano: la figura mitologica non è più definita solo attraverso la sua storia e a ciò che le è accaduto ma viene portata nel mondo reale. Prende così la forma di una donna che potrebbe vivere nel nostro tempo e (purtroppo) controllata, sottomessa e manipolata. La forza di Persefone però sta anche nella sua rinascita e nella sua trasformazione. Anche qui, le viene restituita una nuova lettura.
La canzone si trova all’interno del nuovo album di Lizzie Thomas dal titolo This Is Freedom. Il progetto discografico si pone come un vero e proprio statement: una presa di coscienza e di posizione che invita gli ascoltatori a lasciarsi andare e – perché no – a infrangere anche qualche regola innocente. Anticipato dai singoli come All You Can Say, Kingdoms Fall e I Am Creator, l’album mescola influenze jazz, soul e R&B sviscerando temi come l’emancipazione femminile, l’amore per sé, la creatività e – per riprendere il titolo dell’album – la libertà.
Anche nella dimensione live queste tematiche emergono molto chiaramente. Lizzie Thomas farà tappa in Italia per due concerti il 6 e il 7 novembre, rispettivamente alla Camera Jazz & Music Club di Bologna e all’l’Auditorium Monsignor Di Donna di Andria. E, come ci anticipa in questa intervista, non mancheranno sorprese per il pubblico italiano.
L’intervista a Lizzie Thomas
Il tuo album si intitola This Is FREEDOM. Che cosa significa per te la libertà, dal punto di vista artistico?
Significa non dover scegliere tra le diverse parti di me. Il jazz è il mio punto di partenza, la mia base, ma non sono mai stata un’artista convenzionale. Posso spaziare dal soul all’R&B, dal pop agli archi, dall’Hammond B3 alla chitarra elettrica: qualunque cosa richieda una canzone. Non voglio fare musica seguendo una formula né restare confinata in un genere semplicemente perché è lì che le persone mi hanno conosciuta per la prima volta.
La libertà è poter seguire la musica. Significa anche liberarmi dall’idea di dover dimostrare che tipo di artista sono. A questo punto della mia vita, mi interessa molto di più esprimere ciò che è autentico, piuttosto che cercare di rientrare in una categoria precisa.
Che tipo di libertà trovi nel jazz?
Il jazz mi ha dato la libertà di essere curiosa. C’è una forma di libertà nell’improvvisazione, nell’ascolto, nel rispondere a ciò che accade in quel momento. Puoi avere una struttura, ma c’è sempre spazio per la scoperta. È esattamente così che mi approccio alla mia musica.
Mi piace conoscere l’architettura di una canzone e poi trovare quei momenti in cui possiamo respirare, dilatare, sorprenderci a vicenda e lasciare che accada qualcosa di inaspettato. Il jazz mi ha anche insegnato che la tua voce conta. Devi ascoltare profondamente, ma alla fine devi avere fiducia in ciò che senti.
Parli spesso anche di empowerment femminile. Secondo te, quali aspetti dell’industria musicale sono ancora profondamente condizionati dalla disuguaglianza di genere?
Esiste ancora un enorme squilibrio rispetto a chi ha la possibilità di creare, produrre, essere proprietario e prendere decisioni. Le donne sono ancora sottorappresentate tra i produttori, i tecnici del suono, gli strumentisti, i dirigenti e i proprietari. E credo che ci sia un altro aspetto di cui non si parla abbastanza: alle donne viene spesso chiesto di dimostrare continuamente il proprio valore, soprattutto con l’avanzare dell’età.
Ho fondato GODDESS Legacy Records perché volevo creare un modello diverso: un modello in cui le donne potessero avere la proprietà, l’autorità creativa e un vero posto al tavolo decisionale. Per me l’empowerment femminile non significa che le donne debbano competere con gli uomini. Significa dare alle donne la libertà e le risorse necessarie per partecipare pienamente alla creazione della cultura.

Presentaci la band e gli artisti ospiti che partecipano all’album.
Sono incredibilmente orgogliosa dei musicisti che hanno suonato in questo disco, perché non si sono limitati semplicemente a eseguire la musica: hanno contribuito a far emergere ciò che era già dentro le canzoni.
Shedrick Mitchell suona il pianoforte e l’Hammond B3. È un musicista vincitore di sei Grammy Award e uno straordinario direttore musicale, il cui lavoro spazia tra gospel, jazz, soul e pop. Ha portato al disco una profondità e un’autorevolezza straordinarie. Guilherme Monteiro è un brillante chitarrista brasiliano che ha lavorato con artisti come Gal Costa, Bebel Gilberto e Ron Carter. Passa con naturalezza dalla musica brasiliana al jazz, dal funk al rock, e ha portato in queste canzoni una voce assolutamente unica.
Ian Ashby è un bassista straordinario, dotato di un groove e di un’eleganza incredibili, mentre Neal Smith suona con me da anni. Tra noi c’è una sorta di intesa musicale che non ha bisogno di molte parole. L’Harlem String Quartet ci accompagna in After All This Time, aggiungendo alla canzone una splendida dimensione emotiva, mentre Kersten Stevens porta nell’album la sua straordinaria voce espressiva al violino elettrico.
Marc Marcel contribuisce con una parte di spoken word in Persephone, brano in cui Kersten Stevens porta il suo sound di violino elettrico. Io e Kersten lavoriamo spesso insieme, ed è meraviglioso avere al mio fianco, sul palco e in studio, una collega e un’amica con cui condividere il processo creativo. Dico sempre che sono le canzoni a scegliere i musicisti. Ci credo davvero. In qualche modo, le persone giuste arrivano.
Nella canzone Persephone la narrazione del mito viene completamente ribaltata. I confini tra sacro e profano, tra mito e realtà, sembrano quasi scomparire. Puoi raccontarci qualcosa in più?
Mi interessava riappropriarmi di questa storia. La narrazione tradizionale di Persefone è stata spesso raccontata attraverso la lente di ciò che le accade: il suo rapimento, la separazione dalla madre e dal mondo dei vivi, e il periodo trascorso negli Inferi. Io volevo esplorare cosa accade quando Persefone ha una voce propria e rifiuta di rimanere confinata nel ruolo che le è stato assegnato.
La canzone oscilla tra la dimensione mitologica e le esperienze molto reali di donne che sono state controllate, possedute, ridotte al silenzio o alle quali è stato detto di sottomettersi. È lì che, per me, i confini tra sacro e profano iniziano a confondersi. Queste storie antiche, in realtà, non lo sono affatto. Stiamo ancora vivendo dentro alcune di esse. Ma Persefone non rimane impotente. Nella canzone c’è oscurità, ma c’è anche trasformazione. Lei ritorna sapendo chi è. Non si inchinerà. È proprio nell’oscurità che diventa la regina degli inferi.
Cosa possiamo aspettarci dalle due date dal vivo che terrai in Italia?
Le due italiane sono particolarmente importanti per me perché saranno al mio fianco il pianista e organista Shedrick Mitchell e Charles Haynes alla batteria. Sono entusiasta di avere questi due maestri americani al mio fianco sul palco. Mi aspetto delle bellissime sorprese. Questa è una delle libertà della musica dal vivo: non sai mai fino in fondo cosa succederà finché non ti trovi lì, nella sala, insieme al pubblico e agli altri musicisti.
A ottobre pubblicherò una splendida canzone di McCoy Tyner, You Taught My Heart to Sing, registrata insieme a Shedrick e Charles. Presenteremo questo intenso e sentito singolo dal vivo per la prima volta proprio davanti al pubblico italiano. Lo spettacolo dal vivo è un coinvolgente mix di brani originali e brillanti arrangiamenti di standard jazz, che sapranno catturarvi dall’inizio alla fine. Potete aspettarvi che la musica prenda vita in un modo completamente diverso.


