A Troye Sivan il desiderio non basta più
Il quarto album del cantautore australiano, “She’s the Best” nasce tra l’euforia dello “SWEAT Tour” e il silenzio delle camere d’albergo ed è molto più personale e romantico di quanto suggeriscano i suoi titoli
Foto di Terrence O'Connor
Dire che questo sia un disco sulla solitudine dopo la festa sarebbe troppo semplice. Il problema, qui, non è trovare qualcuno con cui tornare a casa. È capire se la persona sdraiata accanto a te risponderà ancora ai messaggi dopo dodici ore. Troye Sivan racconta esattamente quel momento. Quello in cui la serata è riuscita, il sesso è stato soddisfacente e, in teoria, non ci sarebbe nulla di cui lamentarsi. Eppure qualcosa continua a mancare.
Il disco arriva dopo gli anni più grandi della sua carriera e dopo lo SWEAT Tour con Charli xcx. Ogni sera si esibiva davanti a migliaia di persone, poi tornava in una camera d’albergo vuota. She’s the Best nasce nello spazio tra questi due momenti. Nel suo lavoro precedente, Something to Give Each Other, il desiderio sembrava spesso la risposta. In questo album, invece, diventa il punto dal quale partono altre domande. Non è cambiato, è cresciuto. Sivan continua ad amare i club, gli uomini e le notti che finiscono troppo tardi. Semplicemente, si è accorto che tutto questo non gli basta più.
Una voce per la comunità gay
Le persone entrano in una chat, arrivano in una stanza e spesso spariscono prima che il rapporto abbia il tempo di diventare altro. La capacità di raccontare queste esperienze senza giudicarle né ripulirle è una delle ragioni per cui Troye Sivan è diventato un punto di riferimento della comunità gay. Non sono dinamiche universali, ma sono abbastanza comuni perché molti possano riconoscersi nelle sue canzoni.
Canada Dry è forse l’esempio più riuscito. Il ritmo disco rende piacevole persino un incontro che sembra avere già una data di scadenza. I Do This For You, invece, insiste sullo stesso beat e sulle medesime frasi fino a diventare quasi meccanica. La sua ripetitività finisce per assomigliare a quella degli appuntamenti che racconta: cambiano i nomi, il copione rimane lo stesso.
La parte interessante è che nessuno ha necessariamente mentito e nessuna promessa è stata infranta. Sivan pretende qualcosa in più da persone che, probabilmente, non gli avevano promesso niente. È proprio questo a rendere il disco meno ordinato e più credibile: sa di partecipare allo stesso sistema dal quale vorrebbe essere salvato.
Troye Sivan si reinventa di nuovo
Dopo il successo dell’album precedente, la scelta più facile sarebbe stata costruire altre dodici versioni di Rush. She’s the Best, invece, prende un’altra strada. Per la prima volta Sivan compare anche come produttore e registra gran parte delle voci in casa, recuperando la libertà con cui faceva musica nella propria camera da adolescente. Il risultato attraversa disco, synth pop, chitarre, breakbeat e momenti quasi shoegaze senza preoccuparsi troppo di tenere tutto perfettamente omogeneo. Alcune canzoni arrivano al primo ascolto, altre hanno bisogno di essere rincorse.
Cowboy si muove sopra un beat scuro e sognante, e quando compaiono immagini di manette, polsi e labbra spaccate, la voce perde la consueta levigatezza e lascia percepire il desiderio in modo quasi fisico. Il centro del disco, però, è FF. Sivan la dedica a un uomo che non ha ancora incontrato e immagina già una relazione costruita per durare. È romantico, disperato e leggermente folle: non avendo ancora trovato la persona giusta, comincia a scriverle prima che esista. A completare il brano c’è il video musicale girato tra le spiagge di Fire Island, importante punto di riferimento per la comunità LGBTQIA+.
Non tutti i pezzi, però, funzionano allo stesso modo. Lost Time con Lily-Rose Depp possiede una bellissima superficie – il francese iniziale, la voce filtrata, le percussioni – ma sembra più la scena finale di un film che una vera conclusione musicale.
She’s the best: il disco cerca lui, il titolo va a lei
La prima impressione è che She’s the Best sia il titolo sbagliato. Quasi tutto il disco cerca un uomo, mentre la canzone che gli dà il nome celebra le donne che hanno accompagnato Sivan negli anni. In realtà è proprio lì che si trova la risposta. Gli uomini del disco sono appuntamenti, fantasie o persone ancora da incontrare. Le donne, invece, ci sono già.
Charli xcx compare nei cori della title track, Lily-Rose Depp pronuncia le ultime parole dell’album e l’intero progetto è dedicato a quella presenza femminile che, a differenza del lavoro e delle relazioni, non è mai venuta meno. Sivan avrebbe potuto intitolare il disco a uno degli uomini che desidera. Ha scelto invece di dedicarlo alle persone che non ha dovuto aspettare.

