La musica popolare dal vivo non è mai stata così in salute (ma serve l’aiuto dello Stato)
Secondo il rapporto AssoConcerti, nel 2025 sono cresciuti spettatori, concerti e spesa del pubblico, con un’importante ricaduta sul turismo. Servono però risorse e strumenti adeguati
Foto di I-Days
Nel 2025 è cresciuto il numero degli spettatori, dei concerti e della spesa del pubblico della musica popolare dal vivo, con un’importante ricaduta sul turismo, ma il settore del “pop-rock” ha bisogno dell’aiuto dello Stato. Questo, in estrema sintesi, è il messaggio lanciato dal terzo rapporto di AssoConcerti (l’associazione di categoria che riunisce il 70% dei produttori e degli organizzatori di spettacoli di musica dal vivo in Italia), che è stato presentato il 28 ottobre alla Sala Spadolini del Ministero della Cultura.
Lo studio, diviso in due parti (“La Canzone Popolare live. Dati e Prospettive” e “L’industria dei concerti” a cura di AEC e PTS), mette in luce un settore vitale, dinamico e in grande salute, che si è risollevato dopo il biennio terribile del periodo Covid 2020-2022. Bastano tre numeri per avere un quadro chiaro della situazione: 39.000 spettacoli, 26,4 milioni di presenze e una spesa del pubblico che per la prima volta supera il miliardo di euro (1,06 miliardi, per la precisione). Rispetto al 2024, gli spettacoli aumentano dello 0,7%, le presenze del 9,3% e il valore economico del 18,5%. Da Bruce Springsteen a Dua Lipa, dai Linkin Park a Ed Sheeran, passando per Vasco Rossi, Geolier, Zucchero e Achille Lauro, i grandi concerti generano ricadute significative per l’economia italiana.
La ricerca commissionata da AssoConcerti all’Università di Pisa stima un indotto complessivo di circa 4,3 miliardi di euro e di oltre 11 milioni di pernottamenti. «Parliamo di un vero e proprio turismo musicale» ha sottolineato il Presidente di AssoConcerti, Bruno Sconocchia, evidenziando il valore dei live per ristorazione, trasporti e servizi. «Ogni spettatore ha speso in media circa 160 euro oltre il costo d’ingresso. Le cifre per il pubblico internazionale possono arrivare anche a 700 euro. Numeri che confermano quanto la musica dal vivo contribuisca allo sviluppo economico e alla valorizzazione dei territori».
Il binomio concerti-turismo
Anche il Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi ha posto l’accento sullo stretto rapporto tra musica live e turismo culturale. «Chi si sposta per assistere a un concerto o a un festival sceglie dove soggiornare, dove mangiare e come muoversi. Spesso prolunga anche la propria permanenza per conoscere il territorio e visitare i siti d’arte. In questo modo si generano ricadute per alberghi e strutture extra-alberghiere, ristorazione, commercio, trasporti, servizi, e si crea lavoro e ricchezza per le comunità».
Il Sottosegretario alla Cultura Pietro Cannella ha sottolineato l’importanza dei concerti nei piccoli centri: «La musica, e la cultura in generale, devono essere uno strumento di crescita anche nelle periferie e nei borghi lontani dai grandi circuiti. Perché dove nasce un teatro, un live club, una rassegna, un festival non nasce soltanto un evento. Può rafforzarsi il senso di appartenenza, può crescere l’economia locale, può cambiare la percezione stessa di un territorio».
Il quadro nazionale evidenzia una forte capillarità dei concerti. Sono ben 3.979 i Comuni italiani che nel 2025 hanno ospitato almeno un evento di musica pop, rock e leggera. L’estate si conferma come il periodo centrale (tra luglio e settembre si concentra il 42% del pubblico e il 38% della spesa). La programmazione però mostra una significativa crescita anche nei mesi invernali grazie all’attività di club, teatri e spazi culturali. Purtroppo la stagionalità delle proposte è la causa principale della discontinuità del lavoro che affligge gli operatori del settore.
I numeri
Nel corso del convegno, il Prof. Nicola Salvati dell’Università di Pisa ha presentato anche i risultati della ricerca commissionata da AssoConcerti nell’estate 2025. Le due città che guidano il comparto live sono naturalmente Roma e Milano. Il Sud (soprattutto con Napoli, Bari e Palermo) mostra segnali incoraggianti di crescita. Tra i territori analizzati, Roma, con sette concerti considerati (Achille Lauro, Zucchero, due date di Cesare Cremonini, Ed Sheeran, Kendrick Lamar & SZA e Pinguini Tattici Nucleari), ha registrato un impatto economico di circa 117 milioni di euro. Un risultato accompagnato da una crescita del 15,3% delle presenze in città rilevata dai dati SIAE.
A Milano, i cinque eventi considerati (due di Bruce Springsteen, Gabry Ponte, Dua Lipa e Linkin Park) hanno generato ricadute economiche stimate in 96,6 milioni di euro. Sul fronte Napoli e provincia, i quattro eventi analizzati (Geolier, Imagine Dragons, Marracash e Nick Cave) hanno prodotto un impatto di circa 73,2 milioni di euro, a fronte di un incremento annuo del 42,5% delle presenze nel comune. A Firenze, infine, i tre appuntamenti esaminati (due date di Vasco Rossi e dei Green Day) hanno generato una spesa stimata di 53,5 milioni di euro. Questa è stata accompagnata da una crescita del 78,6% delle presenze turistiche. Tra i festival, il Lucca Summer Festival ha generato circa 44 milioni di euro. La Prima Estate ha raggiunto circa 4,15 milioni di euro, con una spesa media per spettatore pari a 406 euro.
Maggiori entrate? Sì, ma a causa del costo dei biglietti
Ovviamente i ricavi maggiori dei concerti sono anche figli dell’aumento del prezzo dei biglietti. Nel 2025 un biglietto per un concerto è costato in media 40,34 euro, contro i circa 37 dell’anno precedente. Il prezzo medio dipende naturalmente dalla dimensione dell’evento: 23,84 euro per gli spettacoli a pagamento sotto le mille persone, 37,48 euro sotto i 10.000 paganti, 66,88 euro sopra i 10.000. Per i concerti con oltre 30.000 paganti (quelli negli stadi e nelle grandi arene) il biglietto medio è stato di 57,34 euro per gli artisti italiani e di 92,15 euro per quelli internazionali.
Secondo il presidente Sconocchia si tratta di prezzi in leggero aumento ma in linea (se non decisamente più bassi) rispetto ad altri Paesi, giustificati da un rincaro generalizzato dei costi energetici. Tutto bene, quindi? Non completamente.
Secondo il presidente di AssoConcerti il settore degli operatori e dei produttori della musica live ha bisogno di un aiuto maggiore da parte delle istituzioni. «Il riconoscimento del ruolo della musica popolare contemporanea deve tradursi in una politica industriale per la Cultura, con strumenti e risorse adeguati. Dopo anni di lavoro, l’istituzione, con la Legge di Bilancio 2026, di un fondo dedicato rappresenta un traguardo storico. Ora è importante rafforzare questo strumento. Bisogna portare la dotazione ad almeno 5 milioni di euro annui dal 2027, con l’obiettivo di raggiungere progressivamente i 10 milioni».
La musica popolare contemporanea è senz’altro la forma di arte più diffusa. Un linguaggio universale trasversale a tutti i popoli, a tutte le latitudini, a tutte le generazioni. Per questo è auspicabile che, a partire dall’approvazione del nuovo Codice dello Spettacolo (atteso da quasi 60 anni), la politica superi le tradizionali divisioni e promuova un comparto strategico fondamentale non solo per l’economia, ma per la coesione e per la crescita culturale dell’intero Paese.

