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Olivia Rodrigo pensa a una fase da bad girl: perché le popstar prima o poi cambiano pelle

Rihanna le ha dato un nome, Christina Aguilera l’ha trasformata in uno scandalo e Miley ha dovuto distruggere Hannah Montana. Ogni generazione ha trovato un modo diverso per smettere di essere la brava ragazza

  • Il16 Ottobre 2026
Olivia Rodrigo pensa a una fase da bad girl: perché le popstar prima o poi cambiano pelle

Nel pop, diventare “cattive” è quasi un rito di passaggio e raramente richiede di fare qualcosa di davvero imperdonabile. Per essere considerata tale, spesso bastano un nuovo taglio di capelli, qualche centimetro di stoffa in meno, una parolaccia pronunciata senza chiedere scusa e la decisione di non comportarsi più come il pubblico si aspetta. Tutte cose che Olivia Rodrigo deve ancora sperimentare e a cui sta pensando per diventare una vera bad girl.

In una nuova intervista a HommeGirls, la cantante ha raccontato di essersi sempre considerata una «brava ragazza» e ha ipotizzato di vivere, tra un anno, una fase più sregolata per recuperare il tempo perduto.

Prima bisogna essere state brave

Per abbandonare l’immagine della brava ragazza bisogna prima averne ricevuta una. È accaduto soprattutto alle artiste presentate inizialmente come rassicuranti, educate e abbastanza trasgressive da sembrare interessanti, ma mai al punto da mettere davvero in difficoltà il pubblico che le aveva scoperte.

La bad girl era arriva quando quella confezione comincia a stare stretta. Non coincide necessariamente con un cambiamento personale e non è sempre una provocazione studiata a tavolino. Spesso è semplicemente il momento in cui una giovane artista pretende di scegliere da sola come vestirsi, che cosa cantare e quale parte della propria vita mostrare.

Una prima versione moderna di questo passaggio si trova in Control di Janet Jackson. Nel 1986, a diciannove anni, la più giovane della famiglia Jackson trasformò il proprio terzo album in una dichiarazione d’indipendenza dal controllo familiare e, in particolare, da quello del padre. Non aveva ancora bisogno di definirsi “cattiva”: le bastava chiarire che da quel momento avrebbe deciso lei.

Christina Aguilera rese il passaggio molto più rumoroso. Dopo essere stata presentata come una delle ragazze perfette del teen pop, nel 2002 aprì l’era di Stripped con Dirrty, i pantaloni di pelle aperti sui fianchi e un video pensato per cancellare definitivamente l’immagine precedente. La reazione si concentrò soprattutto sul suo corpo, ma dietro la provocazione c’era anche la volontà di sottrarsi a quella che lei stessa avrebbe definito un’immagine prefabbricata.

Prima di Olivia Rodrigo: Rihanna, la bad girl per eccellenza

Nel 2007 Rihanna non si limitò a vivere questa trasformazione: le diede il nome che utilizziamo ancora oggi. Good Girl Gone Bad arrivò dopo due album che l’avevano presentata come una giovane promessa del pop caraibico. Per il terzo cambiò sound, estetica, poi tagliò i capelli e li tinse di nero corvino.

Il risultato non fu soltanto una Rihanna più adulta o provocante. Fu la nascita della popstar capace di dettare moda, linguaggio e direzione della propria carriera che conosciamo ancora oggi.

Con il tempo, questa formula è diventata quasi un passaggio obbligato per tutte le artiste su cui era stato cucito un ruolo. Taylor Swift ha trasformato in reputation la versione vendicativa e calcolatrice che gli altri avevano costruito per lei, Ariana Grande ha scelto di intitolare Dangerous Woman il disco con cui ha alzato il livello di maturità della propria immagine. Poi Selena Gomez con Revival, Demi Lovato con Confident. La lista è lunga, soprattutto quando si parla di child star che sentono il bisogno di distaccarsi da realtà come Disney o Nickelodeon. E ce n’è una in particolare che ha portato questo meccanismo al suo punto massimo.

Distruggere Hannah Montana

Miley aveva già provato a prendere le distanze da Disney con Can’t Be Tamed, ma è stata l’era di Bangerz a rendere impossibile qualsiasi ritorno alla normalità precedente.

We Can’t Stop, il video di Wrecking Ball e l’esibizione ai VMA del 2013 non presentavano semplicemente una Miley più adulta. Sembravano progettati per impedire al pubblico di continuare a vedere Hannah Montana quando la guardava. La trasformazione funzionò proprio perché fu eccessiva, divisiva e impossibile da ignorare.

Il prezzo, però, fu evidente. Molti fan, tra l’altro giovanissimi, erano sconvolti. I loro genitori erano indignati. Una parte del suo pubblico interpretò come una caduta ciò che, per un artista uomo, sarebbe stato probabilmente raccontato come un normale passaggio verso la maturità.

È una contraddizione che accompagna da sempre quasi tutte le artiste donne: alle popstar viene chiesto di crescere, ma quando lo fanno nel modo sbagliato vengono accusate di aver tradito la ragazza che erano.

Olivia Rodrigo vuole diventare una bad girl, ma è davvero una brava ragazza?

Musicalmente, Rodrigo non è mai stata così innocua. Ha cominciato raccontando un ex in drivers license, poi ha immaginato vendette in good 4 u, ha aperto GUTS con una canzone intitolata all-american bitch e ha costruito buona parte del proprio repertorio sulla rabbia, sulla gelosia e sulle decisioni sbagliate.

La sua immagine pubblica, però, è rimasta molto più controllata delle sue canzoni. A ventitré anni non ha attraversato grandi scandali, protegge la propria vita privata e continua a sembrare perfettamente consapevole delle conseguenze di ogni dichiarazione.

Resta poi da capire che cosa possa significare essere una bad girl nel 2027. Forse quello che stupisce non è più un look provocatorio o testi espliciti, ma il cambio di direzione rispetto allo standard da cui si parte.

Per questo, Olivia Rodrigo non ha bisogno di diventare una cattiva ragazza. Potrebbe bastarle accettare di essere meno controllata, contraddirsi e commettere qualche errore senza trasformarlo immediatamente in una canzone perfettamente scritta.

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