Nella colonna sonora di “Life Support” ci sono anche Robert Del Naja e i Kneecap
Il co-fondatore dei Massive Attack ha curato la sountrack del documentario che segue il lavoro di un’equipe di medici impegnati a Gaza. I proventi derivanti dalla vendita del vinile saranno devoluti a Health Workers 4 Palestine
Foto di Tom Beard
Robert Del Naja, co-fondatore dei Massive Attack, ha pubblicato ieri la colonna sonora di Life Support, il documentario diretto da Daniele Rugo e narrato dall’attrice Denise Gough che segue il lavoro di un’equipe di medici impegnati a Gaza. La soundtrack, distribuita in formato digitale (tranne che su Spotify, piattaforma boicottata dai Massive Attack) e prevista anche in un’edizione in vinile a scopo benefico, colleziona i contributi di numerosi artisti. Oltre a Del Naja con lo pseudonimo di 3D, in Life Support compaiono anche i Kneecap, presenti con un remix del loro brano Palestine curato dallo stesso 3D, Yasmine Hamdan, il gruppo egiziano Massar Egbari e la formazione giordano-palestinese 47Soul. La raccolta comprende inoltre Resistance In The Dark, una collaborazione che coinvolge il collettivo The Five Techniques, Paul Weller e il produttore David Holmes.
I proventi derivanti dalla vendita del vinile saranno devoluti a Health Workers 4 Palestine, movimento globale che riunisce operatori sanitari e persone che credono nel diritto alla salute e che si battono per porre fine al regime illegale di apartheid in Palestina.
Le parole di Robert Del Naja su “Life Support”
“Considerata la portata e la crudezza di Life Support, è stato un onore poter comporre materiale che potesse in qualche modo amplificare l’esperienza di chi vive le devastanti realtà quotidiane a Gaza”, ha dichiarato Robert Del Naja. “Speriamo che la varietà delle composizioni riesca a muoversi in quel pantano emotivo, ma anche a dare risalto allo straordinario spirito umano e alla resilienza dimostrati dai protagonisti del film”.
Nel 2025 i Massive Attack, insieme ad artisti come come KNEECAP, Fontaines D.C., King Krule, Arca, Aminè hanno rimosso la loro musica dai servizi di streaming in Israele per protestare contro la violenza in corso contro il popolo palestinese. “La campagna No Music For Genocide è un boicottaggio culturale contro Israele,” si leggeva nella dichiarazione ufficiale del progetto. “Oltre 400 artisti ed etichette hanno inizialmente geo-bloccato o rimosso la loro musica da quel territorio in risposta al genocidio di Israele a Gaza; alla pulizia etnica in Cisgiordania occupata; all’apartheid all’interno di Israele / ’48; alla repressione politica delle iniziative a favore della Palestina ovunque viviamo; e ai legami dell’industria musicale con armi e crimini contro l’umanità”.

