Giorgia, ancora una volta, l’unica
La cantautrice romana si è esibita all’Unipol Dome di Milano in occasione della tappa conclusiva del suo tour: “G Last Call”
Giorgia (foto di William Bruto)
Che cosa definisce un artista unico nel suo genere? Sono tanti i fattori che potrebbero essere presi in considerazione: dalla voce agli acuti, dalle movenze sul palco al rapporto con il proprio pubblico, dallo show nella sua interezza fino al setlist che si decide di portare. Sono pochi però i cantautori e le cantautrici che possono essere definiti per la loro singolarità: essere versatili non basta più, bisogna far breccia nel cuore del pubblico. Ed è proprio su questo che Giorgia si gioca la sua partita (o meglio, la sua Last Call, per riprendere il titolo del tour) all’Unipol Dome di Milano. Ancora una volta la cantante romana dimostra di non avere rivali in questo e di essere – per l’appunto – l’unica.
Non si tratta di una constatazione fatta solo sugli elementi sopracitati. Certo, è innegabile l’estensione vocale di Giorgia che in un contesto come l’Unipol Dome – dove l’acustica viene messa in risalto grazie alla conformazione dello spazio – trova ancora di più la sua dimensione. C’è anche molto di più. Per circa tre ore, lo show non perde di intensità, nemmeno per un attimo. Sin dal momento in cui si spengono le luci e la band enfatizza la tensione simulando il rumore di un battito cardiaco fin quando non si riaccendono i fari e la musica si ferma, Giorgia riesce a far provare al suo pubblico un ampio spettro di emozioni.
Giorgia all’Unipol Dome di Milano: lei fra tanti
La forte riconoscibilità di Giorgia rende il suo concerto all’Unipol Dome di Milano magnetico oltre che imprevedibile. In diversi passaggi della setlist la cantante si esibisce in medley tra l’italiano e l’inglese. Non a caso inizia il suo live con L’unica. Durante lo show non mancano alcune delle sue più grandi hit di successo. Per citarne alcune: Gocce di memoria, Sabbie mobili, Io fra tanti, Di sole e d’azzurro, Come neve e moltissime altre.
Dall’altra parte, Giorgia dimostra anche di essere una delle poche voci nel nostro paese in grado di portare sul palco omaggi a cantanti internazionali. Non mancano cover di Prince sulle note di Purple Rain, Michael Jackson con Don’t Stop Till You Get Enough e di Whitney Houston con My Love Is Your Love. Oltre che a giganti nazionali come Gino Paoli con La gatta o Pino Daniele con Vento di passione.
Gli ospiti
Giorgia però non smette mai di rinnovarsi e lo dimostra anche durante il suo concerto. Non solo perché ha eseguito il nuovo singolo Parafulmini – dotato di una nuova pelle rispetto alle sue produzioni precedenti -, ma anche perché ad accompagnarla ci sono stati diversi ospiti.
Irama è il primo a salire sul palco. I due, compagni nell’avventura di X Factor, cantano Buio. Impossibile trattenere il pubblico da una standing ovation. Così come il duetto con Emma regala agli spettatori un momento più leggero dove l’intesa tra le due è innegabile. Infine, la padrona di casa introduce Annalisa e insieme portano (questa volta fuori dall’Ariston) la cover di Skyfall di Adele. Un momento carico di pathos e tensione dove è difficile non rimanere impressionati.
La cantautrice romana ha sempre definito questo periodo come la «seconda fase della sua carriera». Una tappa che è cominciata a Sanremo 2025 con il brano La cura per me e che è continuata con l’entusiasmo per l’album G. La sua voce, pur rimanendo centrale, non è l’unico elemento a imporsi. La presenza scenica, l’ironia, il suo saltare da una parte all’altra del palco fanno emergere un fascino seduttivo dove la nuova era del suo percorso musicale trova casa. «Non voglio chiamare questa tappa un finale, ma un ritorno», conclude Giorgia. E forse, la risposta è tutta qui.

