Laura Pausini trasforma il Forum nella cameretta più grande del mondo
Il 6 ottobre a Milano, tra Lazza, Marco Masini e un palco in continua trasformazione, la cantante ha mostrato perché la sua musica continua a unire Paesi e generazioni
Laura Pausini e Lazza all’Unipol Forum di Milano, 6 ottobre 2026. Foto: ufficio stampa
Eravamo in presenza di una leggenda, ieri sera, e lo sapevamo tutti. Ma proprio tutti: quelli arrivati al Forum con le bandiere del Brasile, della Spagna e di tanti altri Paesi, quelli con i cartelloni “Laura Pausini orgoglio italiano”, gli adulti che la seguono dagli anni Novanta e i bambini che conoscevano a memoria canzoni pubblicate molti anni prima che nascessero.
Non tanto – o non soltanto – per i premi, i dischi venduti e i concerti tenuti in giro per il mondo. La grandezza di Laura Pausini, il 6 ottobre nella seconda delle tre date all’Unipol Forum, era visibile soprattutto nella facilità con cui persone lontanissime tra loro riuscivano a riconoscersi nello stesso repertorio.
Un castello costruito intorno alle canzoni
Tutto intorno, intanto, è gigantesco. Lo spettacolo si apre con Io canto, una scelta che non lascia molto tempo per prepararsi: la voce deve essere presente e potente fin dal primo minuto, e lo è.
Alle spalle di Pausini, gli schermi compongono una fortezza monumentale che continua a cambiare forma, colore e funzione: il castello si apre, brucia, si riempie di immagini e diventa di volta in volta una costruzione medievale, una pista da ballo o uno spazio più raccolto. Più di quaranta canzoni, numerosi cambi d’abito, musicisti, coristi e una produzione che potrebbe facilmente prendersi tutto il centro della scena. Invece, anche nei passaggi più elaborati, alla fine rimane soprattutto lei. O meglio, la sua voce.
Nel corso della serata canta in italiano, spagnolo, portoghese e inglese, senza trasformare il concerto in un’esibizione di versatilità fine a se stessa. Le lingue cambiano perché negli anni è cambiato e si è allargato il suo pubblico, lo stesso che ora porta al Forum le bandiere dei propri Paesi. Pausini, però, resta riconoscibile in ognuna di esse.
Poi ci sono le cover di Io canto 2 – da Quanno chiove di Pino Daniele a Il cielo in una stanza di Gino Paoli – che ci ricordano che la ragazza che sognava di cantare le canzoni dei propri idoli è diventata una delle persone chiamate a custodirle e a consegnarle al pubblico successivo.
E quando partono La solitudine, Strani amori e Incancellabile, il pubblico le accoglie esattamente nello stesso modo. Senza che nessuno abbia bisogno di dirlo, anche le canzoni di Laura Pausini appartengono ormai a quel patrimonio popolare che lei stessa sta celebrando.
Tutti amano Laura Pausini, da Marco Masini a Lazza
La distanza tra Marco Masini e Lazza, almeno sulla carta, è notevole. Eppure entrambi trovano perfettamente posto nello stesso concerto, a dimostrazione di quanto si sia allargato negli anni l’universo musicale di Pausini.
Masini è inizialmente seduto tra il pubblico. Dopo Ci vorrebbe il mare, lei lo individua e lo convince a salire sul palco, poi racconta che, prima di diventare famosa, lo seguiva insieme alla sorella – ancora più appassionata di lei – e dormiva con il suo poster in camera. I due accennano T’innamorerai e Masini, a quel punto, la definisce una delle cantanti più brave del mondo.
Lazza compare invece a sorpresa per cantare Zeri in più (Locura). Un anno fa era stata Laura a raggiungerlo durante il suo concerto a San Siro; questa volta è il rapper a entrare nella sua fortezza. Cambiano la scena e il pubblico, non l’intesa.
Prima di congedarsi, Pausini annuncia anche il ritorno a Milano: il 2 dicembre 2027 sarà all’Unipol Dome. Manca più di un anno, ma il boato che riempie il Forum vale già come una conferma: il pubblico ci sarà.
Eppure, finita la serata, il momento che racconta meglio il concerto non coincide con uno dei grandi successi né con uno dei cambi di scenografia. Tra una canzone e l’altra, quando Pausini intuisce che è il compleanno di una fan nel pubblico, le fa gli auguri da lontano. Più tardi, però, interrompe ciò che sta facendo, scende dal palco, attraversa il parterre e la raggiunge per abbracciarla e cantare con lei. E nel frattempo, ne approfitta per salutare più persone possibili, scattare selfie e ringraziare i presenti.
Non c’è niente di rivoluzionario nel gesto, certo. Ma vedere una scena del genere dentro una produzione di quelle dimensioni racconta bene il modo in cui Pausini vive il rapporto con chi la segue: le persone non diventano mai indistinguibili nella folla. Ed è così che, almeno per qualche minuto, un palazzetto può diventare la cameretta più grande del mondo.

