Ligabue: una certa notte all’Arena di Verona
Il cantautore ha portato sul palcoscenico della città veneta uno show completo, emozionante e rock al punto giusto
Ligabue, foto di Maurizio Bresciani
Definirsi rocker non indica solo colui che esegue un particolare genere musicale. C’è tutta un’attitudine dietro che trascende anche le canzoni. Dall’outfit, all’intonazione di voce passando per l’atteggiamento sul palcoscenico fino alla ribellione verso gli standard che troppo spesso vengono imposti dalla società in cui ci troviamo. Ecco, il concerto di Ligabue all’Arena di Verona trasuda rock da ogni angolo della venue.
Impossibile stare seduti. Non appena le luci si abbassano, gli spettatori – in fermento – si alzano in piedi e salgono quasi sulle poltroncine rosse che tanto contraddistinguono il parterre dell’Arena. Tra le prime file, la security fa fatica a trattenere la gente che vorrebbe salire sul palco. L’energia è palpabile. Se ci si guarda intorno c’è gente che mima il gesto di suonare la batteria, chi invece ci prova con la chitarra e altri ancora che scuotono la testa su e giù per mantenere il tempo.
Il pubblico è molto variegato: per assistere al concerto di Ligabue all’Arena di Verona è arrivata gente da tutta Italia. C’è chi lo segue in tour dagli esordi ed è arrivato a quota 357 live del suo beniamino (e no, non è un numero a caso o approssimativo). Le due ore di live si dimostrano intense, quanto graffianti e emozionanti. La setlist permette di alternare momenti di riflessione ad altri più spensierati, ma lo show cresce brano dopo brano.
Non sono mancati in scaletta pezzi come Le donne lo sanno e Nessuno e di qualcuno (eseguiti anche durante la serata di Una Nessuna Centomila per la lotta contro la violenza sulle donne) e altre hit intramontabili come Balliamo sul mondo, Happy Hour e Tra palco e realtà.
Ligabue a Verona ci ricorda di vivere nel presente
Si dice che se si continua a rimuginare sul passato o a fantasticare troppo sul futuro ci si perde quello che stiamo vivendo nel momento in cui le cose succedono. Questo non significa che dobbiamo dimenticare ciò che ci lasciamo alle spalle, anzi. Ligabue in questo è un maestro nel trasportare il suo pubblico tra i successi che ha collezionato nel corso della sua carriera.
A questo proposito, tra i momenti più toccanti c’è l’esecuzione della canzone Caro mio Francesco. Un brano commovente nel quale il cantautore classe 1960 scrive (e mette in musica) una lettera a Guccini, recentemente scomparso. «Grazie per tutto quello che faccio», ha detto nel video trasmesso sugli schermi Ligabue mentre Guccini era tra i pubblico.
Proprio perché il passato costruisce in qualche modo le basi per il futuro di una persona, un altro momento particolarmente da pelle d’oca è vedere Ligabue duettare con la figlia Linda sulle note di A modo tuo. Un brano che il cantautore ha scritto pensando proprio alla sua secondogenita, mentre il figlio Lenny tiene il tempo del pezzo stando alla batteria.
Ma quello che rimane addosso dal live di Ligabue all’Arena di Verona è un invito a vivere il presente. Un suggerimento che non viene solo dal cantautore, ma anche dallo stesso pubblico. Sarà che molti non erano della Gen Z e non sentivano la Fomo di postare in tempo reale? Probabile. Ma un aspetto che colpisce inevitabilmente è vedere gli spettatori completamente coinvolti nel momento che stanno vivendo. Pochissimi tirano fuori i cellulari per filmare i pezzi di cui sono più appassionati. Al contrario, il pubblico si scatena, balla con sconosciuti, fa giravolte nel parterre e canta con tutta l’aria nei polmoni senza badare a usare il telefono.
Così, Ligabue lascia la folla dei presenti all’Arena di Verona con la consapevolezza che quella che hanno vissuto non è solo “una certa notte”. Si tratta piuttosto di una di quelle serate che non hanno bisogno di essere registrate per rimanere nella memoria. Resta la sensazione di essere nel posto giusto, al momento giusto, nel tempo (presente) giusto.

