Tra le voci stonate, in tanti, da Emma Nolde a Milano
La cantautrice toscana ha inaugurato la prima di due date sold out da Santeria con un live energico e curatissimo negli arrangiamenti
Foto di Lorenzo Stefanini
«Come dice un mio amico: “Non lasciate che questi condizionali possano condizionarvi”».
Siamo a fine concerto, poco prima di far cantare gran parte del pubblico sul ritornello di Quello che deve essere sarà, Emma Nolde legge alla platea gremita di Santeria a Milano un messaggio scritto la sera prima. Parla di ritardi, «titoli a poche lettere e grandi cifre» da rifuggire e sogni in piccolo. Potrebbe essere la classica retorica di chi ce l’ha fatta e predica dal pulpito, ma non è il caso della cantautrice toscana. Lei ai numeri non ha mai puntato e guardato.
La scelta di reintrodurre in scaletta Sorrisi viola, pezzo scritto da giovanissima, quando era ancora convinta di dover fuggire a Londra abbracciando l’inglese per non scoprirsi troppo, è un ulteriore messaggio. Quel tipo di musica che in Italia sembra non decollare mai. Un certo rock raffinato che contempla non solo i classici basso, batteria e chitarra, ma anche sassofono e violoncello, Emma l’ha sempre rivendicato contro ogni statistica. Se Una somma di piccole cose di Niccolò Fabi – ospite sul palco ieri sera – l’ha convinta che l’italiano è una lingua possibile, sulla combinazione degli strumenti e gli arrangiamenti non ha mai ceduto.
Siamo in tanti
Due date sold out a Milano sono un traguardo strameritato: il suo concerto è frutto di un percorso artistico coerente e in continua ascesa. Non c’è un pezzo in scaletta che sembra fuori posto e non poteva essere altrimenti. Storia di un bacio, così come la stupenda Respiro – che rimane tutt’ora uno dei brani migliori del suo repertorio – acquisiscono nuovi suoni e nuovi significati accanto alle canzoni più recenti. Sconosciuti e Pianopiano! Giovano del fatto che la produzione sia della stessa Emma Nolde e le consentono di alternare stili e ritmi differenti senza stravolgimenti.
Sorprende come Indipendente e la successiva Punto di domanda (che funziona a meraviglia anche con l’assenza dei featuring di nayt e Mecna) si leghino a meraviglia con uno dei suoi brani più “vecchi” come Berlino. Lei è sempre a suo agio. Con la chitarra, ai sintetizzatori o con il solo microfono in mano. Il segreto lo si comprende canzone dopo canzone ed è la consapevolezza acquisita che il pubblico è come te e fa parte di te.
Ieri sera abbiamo assistito forse alla nascita ufficiale del suo primo fanclub, chiamato Voci stonate come il singolo che accompagnava il suo secondo album Dormi. Quando Emma Nolde lo canta (sul palco a un tratto sale anche Stella Gerardi dei Santamarea) si ha la conferma che le persone presenti non siano lì alla scoperta della novità. C’è chi alle mie spalle addirittura parla di quinto concerto. È rigenerante pensare che sia ancora possibile costruire una carriera in questo modo. Con cura per ciò che si fa e si ama, con la sfrontatezza ironica e baldanzosa, tipicamente toscana, che a tratti sembra di stare a un concerto degli Zen Circus.
Un nuovospaziotempo
Nel corso del concerto di ieri sera, durante uno dei momenti vocali più intensi di Sirene, tra le pieghe della voce di Emma Nolde, mi sembra di riconoscere l’incedere doloroso del timbro de Lamante. Mi viene in mente l’intervista di due anni fa, con lei ed Emma in conversazione con Rachele Bastreghi. S’intitolava Sintonie imperfette ed è proprio quella la sensazione che respiro in quei brevissimi secondi. Che ci fosse una connessione reale tra cantautorati differenti ma allo stesso tempo emergenti e sofferti. Difficile dire se sia iniziato un nuovospaziotempo nella musica italiana, forse è troppo presto per sentenziarlo. C’è chi potrebbe ribattere che sia arrivato persino troppo tardi e che, se Emma avesse cantato in inglese e fosse nata a South London, non avrebbe sfigurato troppo ai Mercury Prize.
Ma alle cene con gli amici, quelle a cantucci e vino dove «poter raccontare quante volte avete fallito perché fa molto più ridere», meglio non rinunciare. «Se arriverete in ritardo all’appuntamento con la vita vorrà dire che ce l’avete fatta perché siete riusciti a scordarvi che ore sono». Emma Nolde è arrivata alla fine del suo discorso. Dannazione, dovremmo avere tutti un amico come il suo.

