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Nel rito sacro e profano dell’Halloween Show dei Duran Duran a Londra

Per la prima volta la “Danse Macabre” della band è arrivata nella capitale britannica, dopo Las Vegas, New York e Manchester. Ecco com’è andata

  • Il3 Novembre 2026
Nel rito sacro e profano dell’Halloween Show dei Duran Duran a Londra

Un prete punk al basso, un papa pop alle tastiere, un faraone egizio al microfono, un dandy rock alla batteria. E davanti a loro un’arena intera in maschera, con costumi davvero originali, come la sposa del video di Ordinary World e il personaggio di Barbarella, il film con Jane Fonda da cui la band ha preso il proprio nome. Sabato sera, all’O2 Arena, i Duran Duran hanno portato la loro festa di Halloween nella città che li aspettava da anni. E Londra li ha accolti come si accoglie qualcuno che, finalmente, torna a casa.

L’Halloween Show dei Duran Duran a Londra

Era il quarto Halloween Show dei Duran Duran, dopo il primo a Las Vegas nel 2022 (non ancora annunciato come tale), quello al Madison Square Garden di New York nel 2024 e lo show dello scorso anno alla Co-op Live di Manchester. Il concerto londinese ha chiuso la parte britannica del tour autunnale 2026.

Il party di Halloween della “Danse Macabre” non era mai arrivato nella capitale, ed era il ritorno più atteso: l’entusiasmo si respirava già fuori dall’arena, tra costumi, trucchi e appuntamenti tra amici che non si vedevano da tempo.

Duran Duran - concerto Halloween Londra - foto di Stephanie Pistel - 2
John Taylor (foto di Stephanie Pistel)

Sacro e profano: i costumi

Se a Manchester il palco era un ospedale psichiatrico, il “Mancunia Psychiatric”, con la band vestita di bianco, a Londra l’immaginario si sposta verso il sacro, rovesciato con ironia. John Taylor è un prete punk dall’eleganza austera ma estremamente sexy, tanto che in sala qualcuno evoca Uccelli di rovo. A un certo punto si siede in un angolo del palco a suonare il contrabbasso, avvolto in un mantello con il cappuccio: una figura così misteriosa da creare un vago senso di inquietudine. «Chi è quell’uomo misterioso? E John dov’è finito?», si chiede il pubblico.

Nick Rhodes attraversa la serata come un’icona in metamorfosi, prima in divisa militare e poi nei panni del pontefice. Roger Taylor è di un’eleganza assoluta, mentre le coriste, suore super sexy, completano il quadro di una liturgia irriverente.

Simon Le Bon, durante Confession in the Afterlife, si trasforma in Shiva, la divinità che distrugge per rigenerare. Non poteva esserci archetipo più giusto per una notte dedicata ai defunti e alla rinascita, e per una band che da oltre quarant’anni fa della trasformazione e dell’innovazione la propria essenza.

Il mondo Duran Duran

Ancora una volta le proiezioni realizzate con l’intelligenza artificiale sono parte integrante dello spettacolo. E i Duran Duran la usano con senso, da band nata nell’analogico che ha sempre guardato alla tecnologia come a uno strumento creativo, mai come a un sostituto: l’AI non prende il posto della musica, la amplifica e ne espande l’immaginario.

Il tema di James Bond, riarrangiato per l’occasione, introduce A View to a Kill su immagini a tema 007 in stile cartoon, tra i momenti visivamente più riusciti della serata. Sullo schermo scorrono quadri di ispirazione caravaggesca: il chiaroscuro, la luce che taglia il buio, i corpi che emergono dall’ombra. È l’estetica perfetta per la notte di Ognissanti.

Durante The Reflex l’arena si riempie di bolle di sapone: un ritorno improvviso alla meraviglia dell’infanzia, al gioco, alla spensieratezza. Ma il momento più intenso arriva con il medley tra Only in Dreams e Winter Marches On, tornata dal vivo in questo tour per la prima volta dagli anni ‘80 (ne abbiamo già scritto nella recensione della data parigina). Onirica e suggestiva, scorre sulle immagini della neve e di un paesaggio spettrale, come sanno essere certi inverni dell’anima.

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Simon Le Bon (foto di Stephanie Pistel)

Una scaletta tra rarità e cover

L’apertura è affidata alle note registrate di Masque of the Pink Death, seguite da Friends of Mine. Non mancano i brani ormai diventati il cuore del format, come Danse Macabre, Union of the Snake, Spellbound e Supernature. Ma Londra ha potuto godere anche di cover inaspettate: Pet Sematary dei Ramones, affidata alle voci delle coriste Rachael O’Connor e Anna Ross, Paint It Black dei Rolling Stones e Heads Will Roll degli Yeah Yeah Yeahs. E non è mancato Free to Love, il singolo con Nile Rodgers che da pochi giorni è disponibile anche in CD e vinile nella raccolta Free to Love: Hot Star Remixes.

Il bis si apre con London Calling dei Clash e un mangiafuoco, omaggio alla città e rituale del fuoco insieme, prima di una The Wild Boys incendiaria. In chiusura Rio, con i palloncini a forma di zucca che volteggiano sulla platea e la band che si congeda ringraziando i fan.

Londra, casa dei Duraniani

Per molti di noi Londra non è una città qualsiasi. Già dalla fine degli anni ‘80 era diventata il punto d’incontro di fan arrivati da tutto il mondo, Italia compresa: ragazze e ragazzi che si erano conosciuti da giovanissimi sotto i palchi inglesi e che non si sono più persi di vista. Tra il 1990 e il 2003, quando in Italia l’interesse per la band si era affievolito, prima che la reunion riaccendesse tutto, erano loro lo “zoccolo duro” della fanbase: quelli che prendevano aerei e treni per seguire i Duran Duran nel Regno Unito.

Sabato sera molti di quei volti erano di nuovo lì, all’O2, accanto a una nuova generazione di fan in costume. Ed è difficile descrivere l’orgoglio di appartenere a questa storia, di sentirsi parte di una comunità che il tempo non ha disperso, ma ha reso più unita.

Si esce dall’arena con la sensazione di aver partecipato a un evento-spettacolo, più che a un concerto. Forse è questo il segreto dei Duran Duran: indossare ogni anno una maschera diversa per dirci sempre la stessa cosa, che trasformarsi è l’unico modo per restare se stessi e sopravvivere in un mondo che cambia continuamente. E la musica, paradossalmente, diventa un modo per restare ancorati a una realtà conosciuta e materica, mentre quella che ci circonda si fa sempre più fluida ed evanescente.

Duran Duran - concerto Halloween Londra - foto di Stephanie Pistel - 4
Foto di Stephanie Pistel

La scaletta dell’Halloween Show dei Duran Duran a Londra

  1. Masque of the Pink Death (intro)
  2. Friends of Mine
  3. James Bond Theme (Monty Norman, arr. John Barry)
  4. A View to a Kill
  5. Hungry Like the Wolf
  6. Danse Macabre
  7. Union of the Snake
  8. Evil Woman (Electric Light Orchestra)
  9. Lonely in Your Nightmare / Super Freak (Rick James)
  10. The Reflex
  11. Spellbound (Siouxsie and the Banshees)
  12. Pet Sematary (Ramones)
  13. Only in Dreams / Winter Marches On
  14. Confession in the Afterlife
  15. New Moon on Monday
  16. Paint It Black (The Rolling Stones)
  17. Supernature (Cerrone)
  18. Notorious
  19. Free to Love
  20. Heads Will Roll (Yeah Yeah Yeahs)
  21. Planet Earth
  22. White Lines (Grandmaster Melle Mel)
  23. Girls on Film / Psycho Killer (Talking Heads)
  24. London Calling (The Clash, intro)
  25. The Wild Boys
  26. Rio

Articolo di Luana Salvatore

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