Nibirii, non il solito festival di elettronica: l’intervista al fondatore
Oltre alla varietà di generi (psytrance, techno, drum & bass, dubstep), l’evento tedesco è concepito come un’occasione per rigenerarsi, a contatto con la natura

Esiste un festival, nascosto tra boschi e spiagge di sabbia, dove la psytrance incontra la techno, la drum & bass si fonde con la dubstep, e la musica trascende il divertimento in un rituale collettivo profondo. Si chiama Nibirii Festival (qui vi raccontiamo i set da non perdere) ed è nato dall’intuizione visionaria di Björn Grim tra gli uffici del Bootshaus Club di Colonia.
In quest’intervista, Björn – fondatore di Nibirii e parte integrante di progetti come Bootshaus e Unreal – ci racconta l’evoluzione dell’evento mostrandone l’unicità. Nibirii – che si svolge dal 22 al 24 agosto al Dürener Badesee – non è solo musica: è scoperta, connessione e rigenerazione.
L’intervista al fondatore di Nibirii Festival
Com’è nato Nibirii? E quanto dell’essenza del Bootshaus si ritrova anche nel festival?
Ho fondato Nibirii da un’idea nata nel 2016, nel mio ufficio al Bootshaus, quando ho visto un video su Facebook di un artista che suonava in spiaggia. Improvvisamente la gente ha iniziato a correre verso il palco. Così ho alzato volume: era la prima volta che sentivo la psytrance. L’artista erano i Vini Vici. La musica mi ha fatto venire i brividi.
Mi sono girato verso i miei colleghi e ho detto: “Dobbiamo fare qualcosa di simile!”. I Vini Vici sono stati fra i primi artisti ad esibirsi a Nibirii. Hanno ispirato l’intero progetto. All’epoca, al Bootshaus non si ascoltava ancora questo tipo di musica, ma io ci credevo davvero. Abbiamo creato un concept multi-genere: psytrance, drum & bass e techno. È diventata la base di Nibirii. La gente non sa mai davvero quale genere dominerà in una serata, e questa imprevedibilità mantiene tutto entusiasmante.
Quindi c’è un concetto simile alla base del Bootshaus come club e del festival Nibirii, in termini di varietà sui palchi?
Esattamente. Siamo partiti come evento multi-genere in club nel 2016 e siamo cresciuti rapidamente. Nel 2019 abbiamo avuto l’opportunità di organizzare la prima edizione del festival sul lago. Era di un solo giorno, ma per chiamarlo davvero “festival” servono almeno due palchi. Noi ne avevamo quattro: psytrance, drum & bass, techno e uno più piccolo dedicato alla tech house, un ulteriore spazio per scoprire nuove sonorità. Così abbiamo trasportato l’idea dei diversi piani del club in un concetto a più palchi per il festival.
Penso che questa varietà renda il festival unico. Che effetto ha questa diversità – psytrance, drum & bass, dubstep, techno – sulla pista da ballo e sull’atmosfera generale?
Bella domanda. La techno è cambiata molto: ora è più veloce e più dura. In termini di bpm, è molto vicina a psytrance e drum & bass. Così chi viene dalla scena techno scopre la drum & bass, e viceversa. Tutto si fonde in modo più naturale. I partecipanti possono esplorare ogni palco e connettersi facilmente con la musica. Dal 2019 siamo passati da un festival di un giorno a uno di tre giorni con campeggio. E stiamo aggiungendo sempre più generi – come Afro house e aree chillout – che, secondo me, saranno fondamentali in futuro.
È davvero un bel modo per incentivare la scoperta. Qual è la sfida più grande nell’organizzare un festival che evita le tendenze mainstream ma include comunque grandi nomi?
“Mainstream” è una parola complicata. Evitiamo sicuramente i grandi nomi EDM del passato: quel tipo di musica non si adatta nemmeno ai nostri palchi. Ma anche nei nostri generi ci sono grandi nomi. Hai bisogno di artisti che la gente voglia vedere, e anche l’underground ha i suoi headliner.
La vera sfida è dare spazio a tutti gli artisti che vogliono suonare. Gli artisti amano esibirsi da noi perché non c’è la pressione di rientrare nei canoni del mainstream. Abbiamo costruito relazioni a lungo termine con molti di loro, crescendo insieme nel tempo. È una forte simbiosi. Si esibiscono anche in altri nostri format in Germania, specialmente al Bootshaus.
Sono d’accordo. Il contrasto contemporaneo tra underground e mainstream spesso non coglie il punto. Alcuni artisti o brand diventano popolari semplicemente perché sono davvero bravi.
Esatto. EDM significa solo musica che fa muovere le persone: non è un genere, è un’etichetta per indicare la musica più popolare. Al Nibirii offriamo qualcosa che va oltre quella definizione.
Nibirii non è solo musica: ci sono anche la bellezza del luogo e l’esperienza immersiva del campeggio. Cosa succede quando la musica si ferma?
Anche durante il festival c’è molto da scoprire. Per esempio, quest’anno il nostro palco techno è stato costruito da Unreal. Gli ospiti possono salire sul palco, stare accanto al DJ e provare quell’esperienza. È raro. Anche il nostro palco piramidale psytrance è unico: una struttura a 180 gradi attorno alla quale puoi muoverti. Molti festival hanno un solo grande palco frontale: i nostri sono esperienze immersive.
Di notte il campeggio diventa un punto di ritrovo sociale. Non permettiamo musica ad alto volume di notte: per chi vuole continuare a ballare, c’è la silent disco. Di giorno puoi fare yoga, rilassarti al lago, andare in wakeboard o fare sci d’acqua. Voglio che la gente si senta rigenerata ogni giorno, non esausta.
Riguardo all’identità visiva di Nibirii Festival, soprattutto considerando che la psytrance è nota per i suoi palchi colorati e i dettagli intricati, come gestite l’estetica del festival?
Non siamo un festival puramente psytrance. Offriamo molto di più, quindi è difficile creare un’identità visiva unica per tutti i palchi. Il palco piramidale è nato nel 2019 ed è diventato il nostro simbolo per la psytrance. Ma ogni scena che ospitiamo ha il proprio stile visivo.
Lavoriamo con l’ambiente naturale – sabbia, acqua, alberi – e integriamo lo stile di ogni genere nel design. Ad esempio, i palchi techno e psytrance sono sulla spiaggia, mentre quelli dubstep e drum & bass si trovano nel bosco. Cerchiamo sempre di essere creativi, non ripetitivi. Il nostro palco techno è riutilizzabile al 98% e la struttura della piramide può essere ridipinta e usata ogni anno. Evitiamo sprechi inutili.
Cosa diresti a chi viene al Nibirii per la prima volta?
Metti da parte la musica per un attimo: sono l’atmosfera e l’ambiente a rendere Nibirii speciale. Sembra una vacanza. Sei immerso nella natura, balli sulla spiaggia, ascolti i tuoi artisti preferiti. Torni a casa rigenerato, non distrutto. Non è il tipo di viaggio da cui hai bisogno di riprenderti con un’altra vacanza.
Articolo di Gaia Corallo