Sogno o son desto? Il concerto di RAYE a Bologna tocca le corde dell’iperuranio
La cantautrice britannica porta all’Unipol Arena uno show di poco più di due ore a cui non sono mancate eleganza, grinta e una gran musica
RAYE (foto Luca Mallardo)
Sospesi tra l’etereo e il mondo reale. RAYE a Bologna porta gli spettatori in un’altra dimensione e lo fa con eleganza, gentilezza, grinta e con una voce che tocca le corde dell’iperuranio. «Siate gentili l’uno con l’altro», dice una voce registrata qualche istante prima che inizi il concerto. Il palco deve ancora essere svelato, ma già si possono intravedere tre americane di luci e un gigantesco sipario rosso, un po’ come quelli che si possono trovare nei grandi teatri. E in effetti non sarebbe nemmeno un’impressione così sbagliata, perché le due ore di performance successive della cantante britannica hanno messo in scena una vera e propria opera a 360 gradi.
Il concerto si apre con una riproduzione live (e fedele) dell’artista nominata ai BRIT Awards 2026 che ricrea la copertina del suo nuovo e attesissimo album dal titolo THIS MUSIC MAY CONTAIN HOPE. Una intro che mette già da subito le cose in chiaro: RAYE ha una voce potentissima e di certo non ha paura di usarla.
La scenografia viene finalmente svelata e i dettagli che vengono messi in risalto fanno intuire allo spettatore l’eleganza dello show, dagli abiti – sia i tecnici, gli addetti ai lavori e i musicisti indossano indumenti come se fossero a un Gran Gala – ai gesti dei numerosissimi componenti che abitano il palcoscenico e che si muovono in modo così seducente da tenere tutte le persone presenti incollate dall’inizio alla fine.
Una diva d’altri tempi
Il concerto di RAYE a Bologna non poteva cominciare in altro modo se non con una delle sue più grandi hit, ripresa anche spesso da diversi trend TikTok. L’energia è travolgente sulle note di Where Is My Husband!, brano che anticipa il nuovo progetto discografico della cantautrice britannica. Le luci si colorano di un rosso acceso e la cantante, dal fondo del palcoscenico, si avvicina pian piano al centro, rivelandosi sin dai primi istanti una diva d’altri tempi, un’artista capace di mescolare generi e sonorità diverse, sostenuta da corde vocali così potenti da far venire la pelle d’oca più volte durante il concerto. Quando poi si cimenta nelle ballad più intense, spingendosi in acuti che sembrano toccare il cielo, la sua voce richiama quella della compianta Whitney Houston.
La band
RAYE ha dato vita a uno spettacolo trasversale, includendo anche brani della sua discografia che toccano le corde più intime del blues, dell’R&B e del soul. Nella sua musica, infatti, c’è tutto, dal jazz al pop contaminato, passando persino per l’hip hop e il clubbing. «Questo è il mio primo show da headliner in Italia, grazie per essere parte di questo momento», dice RAYE durante il suo concerto a Bologna. Proprio perché il tour è intitolato This Tour May Contain New Music, non sono mancati degli spoiler di canzoni nuove come Skin & Bone, che la cantautrice londinese decide di insegnare strofa per strofa al pubblico. Ad arricchire il tutto c’è ovviamente la band, che crea una sinergia che combina diversi suoni e attitudini.
Raye lascia il pubblico di Bologna senza parole
Proprio a dimostrazione della grande versatilità tra i generi e del cantato di RAYE che raggiunge note altissime apparentemente senza alcuna fatica, durante il concerto a Bologna non sono mancati, oltre a momenti prettamente dance, anche delle parentesi più intime. Un esempio tra tanti è stata la performance di Suzanne, culminata con circa cinque minuti di standing ovation da parte del pubblico.
Non è mancata nemmeno la cover di Fly Me To The Moon di Frank Sinatra, ma in chiave prettamente jazz, con una scenografia che trasporta il pubblico dentro a un Blue Note, tra piccoli tavolini, lampade soffuse e eleganza allo stato puro. Commovente è invece al momento di Ice Cream Man, brano struggente e «molto triste», come commenta la stessa cantautrice, che mette in questo testo una storia personale nella quale ha subito un abuso.
Un mantra ripetuto più volte durante il concerto, con cui RAYE ha voluto congedarsi dal pubblico di Bologna, è stato una frase che sua madre le ripeteva spesso: «Don’t give up on your life». Anche grazie a questo dettaglio tutt’altro che secondario, il pubblico è rimasto ancora più stregato dalla forza della cantautrice britannica.
Insomma, il concerto di RAYE a Bologna ha stregato la folla. E non solo perché la cantante ha dimostrato di essere una delle eredi di dive come Amy Winehouse o Whitney Houston, ma perché il suo show è stato una dimostrazione di perseveranza, energia e sensibilità. Il tutto avendo come filo conduttore l’eleganza, la potenza e la grinta. Chissà, forse tra qualche anno diremo di una giovane cantante che è la “nuova RAYE”, ma per adesso, la sua rimane una delle voci più autentiche del panorama pop londinese (e probabilmente non solo).
