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Robot Festival 2026, il “Syntax Error” che rimette al centro la notte

La diciassettesima edizione conferma la coerenza delle scelte del festival bolognese dedicato alla musica elettronica: ne abbiamo parlato con il direttore artistico Marco Ligurgo

  • Il13 Ottobre 2026
Robot Festival 2026, il “Syntax Error” che rimette al centro la notte

Autechre

Dall’8 al 10 ottobre il Robot Festival è tornato a Bologna per l’edizione 2026 (la diciassettesima), dopo tre anteprime a settembre. Come negli anni precedenti, il festival si è svolto in alcuni dei luoghi più rappresentativi della città: i grandi spazi industriali del DumBO, le sale dell’Ex Ospedale dei Bastardini e di Palazzo Re Enzo, il club Estragon e lo spazio espositivo del Mast.

A tenere insieme il cartellone della kermesse quest’anno c’era un tema preciso: “Syntax Error”, cioè l’errore inteso «non come fallimento ma come linguaggio». Lo spunto, racconta il direttore artistico Marco Ligurgo, nasce da una riflessione sulla sempre maggiore esposizione a linguaggi differenti, non più così facili da interpretare velocemente per chi si occupa di cultura e non solo.

Da qui – come spiega Ligurgo – il concetto che dà il titolo all’edizione: «Ricordo che il Commodore 64 lanciava l’alert “Syntax Error”, l’errore di sistema che compariva tutte le volte che i primi computer non riuscivano a decodificare le informazioni». Per certi versi, secondo il direttore artistico di Robot, questo segnale oggi può essere interpretato come «la necessità di prendere tempo» di fronte a una società sempre più difficile da decifrare, ma anche come «il piacere di abbandonarsi a questo stesso momento di stand-by, esattamente come succede durante un concerto al buio degli Autechre».

Il live degli Autechre a Robot Festival 2026

Il tema “Syntax Error” del festival ha trovato la sua principale corrispondenza nel nome più atteso dell’edizione 2026, gli Autechre, che si sono esibiti sabato 10 ottobre all’Estragon, uno dei poli storici della musica live a Bologna, riconosciuto a livello nazionale per la sua programmazione trasversale. Il duo britannico è stato il primo annuncio del cartellone 2026: non a caso, per Ligurgo – che aveva già assistito a un loro spettacolo nei Paesi Bassi – gli Autechre sono dei pionieri nell’uso dell’errore come strumento per destrutturare le regole della produzione musicale.

«L’aspetto più interessante dei loro live è questa sensazione di totale solitudine», dato che per l’appunto si svolgono interamente al buio. «Durante i concerti siamo abituati a guardarci intorno, a condividere le performance con le persone che ci circondano», dice Ligurgo, «mentre durante le esibizioni degli Autechre si crea un’atmosfera di smarrimento in cui a stento si riesce a vedere chi c’è intorno».

Un’esperienza non per tutti, come ammette lo stesso direttore artistico: «Non so quale sarà la reazione dei singoli spettatori, ma è un po’ quella sensazione di spaesamento che volevo trasferire con il tema “Syntax Error”».

I suoni digitali e cibernetici degli Autechre, il cui live è durato circa 90 minuti, sembravano effettivamente provenire dal centro della Terra: è stata un’esibizione che, più che dare delle risposte, ha messo gli spettatori nella condizione di farsi delle domande – sulla natura della musica elettronica e le sue possibilità, sul rapporto tra suono e rumore, e su ciò che può emergere quando certe sonorità smettono di essere facilmente incasellabili.

Report Robot Festival 2026 - Carla Dal Forno
Carla Dal Forno

Da Manchester a Detroit, due scene a confronto

Il filo conduttore della serata di sabato 10 ottobre di Robot è stato un confronto tra due scene fondamentali della musica elettronica. Da una parte, quella di Manchester, con Andy Maddocks (MDX) – fondatore della celebre etichetta Skam – ad aprire il live degli Autechre, in una sorta di celebrazione dell’IDM (Intelligent Dance Music), sottogenere della musica elettronica caratterizzato da ritmi complessi, strutture frammentate e ricerca sonora, i cui principali esponenti sono forse proprio gli Autechre, insieme ad Aphex Twin e Squarepusher.

Dall’altra parte, una lineup ricamata su alcuni grandi nomi della scena di Detroit: al DumBO, nella stessa notte, Moodymann e DJ Stingray 313 hanno ricordato perché la città americana sia considerata la culla della techno. Il primo è tornato al Robot con un set tra house, funk e jazz, caratterizzato inizialmente da sonorità molto calde e conclusosi su toni più ruvidi. In questo modo, Moodymann ha traghettato perfettamente il pubblico verso la seconda parte della serata, caratterizzata da atmosfere più oscure e industrial, grazie all’esibizione di Actress – che ha presentato Radical Frame in un live A/V, nell’unica data italiana del progetto – e al set di Stingray.

La contaminazione come identità di Robot Festival

La serata di sabato 10 ottobre al Robot Festival 2026 ha dimostrato che la forza della manifestazione non sta soltanto nella scelta dei nomi presenti in lineup ma anche e soprattutto «nel percorso musicale che avviene all’interno delle singole serate», come spiega Ligurgo, il cui obiettivo è ponderare gusti musicali, tipologie di pubblico e sonorità differenti.

Il modello di riferimento del direttore artistico di Robot è in parte quello della Bologna degli anni ‘90 in cui lui si è formato, dove i centri sociali – come il celebre Link – erano multisala e mescolavano techno, chill out, drum and bass, ambient e così via. È questa stessa contaminazione musicale che Ligurgo sostiene di non ritrovare sempre negli eventi notturni di oggi dedicati alla musica elettronica, dove la tendenza sembra essere quella di “difendere” la propria nicchia.

Al contrario, dopo diciassette edizioni, il festival ha dimostrato di avere le spalle abbastanza larghe da riuscire a unire pubblici diversi, accomunati dalla passione per la musica elettronica ma provenienti da scene, sensibilità e generazioni differenti, riuscendo a creare le condizioni ideali perché possano incontrarsi e aprirsi a sonorità che forse non credevano neanche di poter apprezzare fino in fondo.

Articolo di Luca Gorini

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