Interviste

BigMama, Big Surprise

Tra pochi giorni farà il suo debutto in gara al Festival di Sanremo con “La rabbia non ti basta”, una canzone che avrebbe voluto che qualcuno le dedicasse da bambina e che diventerà una mano tesa nel buio per molti. Abbiamo incontrato Marianna nel suo luogo più intimo e si è raccontata come meglio sa fare: a cuore aperto e in modo dannatamente sincero

Autore Greta Valicenti
  • Il2 Febbraio 2024
BigMama, Big Surprise

BigMama, foto di Walter Coppola

«Vieni, vieni, amo’, fai come se fossi a casa tua. Ti faccio un caffè? Scusami ho tutti i panni stesi ad asciugare e c’è un po’ di casino ma stiamo sistemando le ultime cose prima di partire». Di tutti i luoghi di rappresentanza in cui in queste settimane vorticose pre-Sanremo ho incontrato gli artisti in gara per le conferenze stampa e intervista di rito, quello in cui BigMama – che debutta al Festival con La rabbia non ti basta, un brano tanto universale quanto personale. Una dedica alla se stessa bambina che diventerà una mano tesa nel buio per molti – mi dà appuntamento è il più personale e intimo: casa sua

Il rifugio per antonomasia, il porto sicuro dove approdare quando il mare è agitato e il perno dove fermarsi quando tutto intorno a te corre a velocità supersonica. Una scelta sicuramente inusuale, ma non potrebbe essere altrimenti per un’artista come lei. Spesso, infatti, ci chiediamo come siano davvero gli artisti quando nessuno li guarda. Beh, nel caso di BigMama è semplice: come quando tutti la guardano. Del resto, non può esserci una linea di confine tra persona e personaggio quando quest’ultimo non esiste, ma è solo un’estensione elevata alla n di ciò che sei realmente

L’appartamento di Marianna (questo il suo vero nome) la rispecchia molto. È caldo e accogliente come lei, e la sensazione quando si siede rannicchiata accanto a me (sarà che è la terza volta in pochi mesi che la intervisto) è quella di essere sul divano con un’amica che non vedi da tanto tempo, di quelle con cui sai capirti con uno sguardo o che sanno quale parola pronunciare per scavarti dentro, che condividono con te il peso di un dolore perché diventi meno gravoso e con cui non ci sono scalette da seguire. Solo un lunghissimo flusso di pensieri senza schemi difensivi. Da quelli più leggeri a quelli più intimi. Dalle paure più grandi e le ansie alla gioia che si prova nel sapere di essere un punto di rottura disturbante. Dalle libertà conquistate a quelle ancora da afferrare. 

Tanto che non le faccio nessuna delle domande che avevo preparato e – soprattutto – che BigMama lascia a me il compito di distinguere quando stiamo effettivamente facendo l’intervista e quando invece mi sta confidando le cose sue che, ça va sans dire, devono restare tra noi. Acconsento, premo play sul registratore e la lascio raccontare a raccontarsi come meglio sa fare: a cuore aperto e senza filtri. Su tutto.

L’intervista a BigMama a pochi giorni da Sanremo

Hai una maglietta bellissima (Amadeus raffigurato come Mozart, ndr): com’è andata con lui? Ci hai parlato qualche volta?
Ci ho parlato quella volta sul palco e poi una volta l’ho incontrato a caso in ascensore, è stato molto strano! Diciamo che è una figura che mi mette un po’ in soggezione perché lo collego al periodo di Sanremo Giovani dell’anno scorso che è stato pesantissimo per me. Mi ero presentata e avevo passato la prima selezione, poi non mi ha presa e da lì, ti giuro, ho iniziato a sognarmi Amadeus tutte le notti. Poi quest’anno ho riprovato a presentarmi nei giovani e di nuovo non mi ha preso. Lì ho pensato “Ma che gli ho fatto a questo? Sono tanto carina e gentile, gli ho pure sorriso sempre l’anno scorso”… 

Aspetta, quindi mi stai dicendo che tu pensavi di essere stata scartata e invece Amadeus ti aveva scelta per la gara dei big?
Esatto, mi ha fatto questo sorpresone. Conta che quando sono stati annunciati i selezionati per la gara dei giovani e non c’era il mio nome io ero veramente giù perché mi sono impegnata un sacco quest’anno. Ho fatto proprio un’evoluzione. Ho iniziato a scrivere in maniera più universale perché sentivo tanto questa necessità. Se tu vai su internet e cerchi BigMama al mio nome sono accostati concetti come body positivity, bullismo. Poi vai su Spotify e vedi che la mia musica è per una nicchia. La domanda che mi sono fatta è stata “ma io voglio fare la nicchia per sempre o far arrivare il mio messaggio a più persone possibili?”. Quindi ho iniziato ad ampliare il mio modo di vedere la musica. E per questo ci sarei rimasta veramente male se Amadeus non mi avesse cagata quest’anno.

Che tutti tra l’altro dicono sia l’anno delle donne, finalmente direi.
Ma speriamo guarda! Da questo punto di vista ho tante speranze. Sono convinta che ci sarà un podio al femminile, anche perché è arrivato il momento. Le donne che hanno vinto il Festival di Sanremo sono tante, ma non capita da dieci anni che una di loro vinca e questo secondo me è un anno importante. Ci sono molte artiste in gara che sono tanto impegnate su lotte femministe. Guarda solo Fiorella Mannoia, Emma, io stessa. Per questo è l’anno giusto. E poi oggettivamente sono tutte donne che spaccano, mi auguro tantissimo che succeda. 

BigMama - Sanremo 2024 - intervista
BigMama, foto di Walter Coppola

A proposito di donne che spaccano. Quando hai annunciato la cover e le tue ospiti (Gaia, Sissi, La Niña, insieme canteranno Lady Marmalade) mi ha fatto molto ridere il commento “Fegati scoppieranno”.
Serviranno ambulanze! Con questa cover ho voluto unire il mio sogno di vedere tante donne insieme al desiderio di portare sul palco qualcosa che fosse estremamente legato alla me bambina. Quello che volevo fortemente era avere delle ragazze come me, così da far vedere che anche quattro giovani possono infiammare un palco. Soprattutto in un periodo storico in cui ci vogliono sempre in competizione e in cui siamo immersi in una società estremamente maschilista che non si vuole piegare all’ascolto delle donne. A volte sembra inammissibile che possano esserci più donne brave e che non ci sia una che prevalga sull’altra. Deve esserci la regina del pop, la regina del rap e così via. 

Una cosa che ovviamente agli uomini non succede.
Ma figurati! E poi in una società che ragiona in una maniera maschilista – dicendo ad esempio che una donna è famosa solo perché si veste in un certo modo. O perché è la fidanza di -, dire una cosa estremamente femminista è difficile perché ti trovi il 90% delle persone contro. Quindi è più facile essere maschilista e magari offendere le altre donne, quando invece è importante far vedere che c’è unione tra di noi. Io ho voluto fortemente che ognuna di noi avesse il proprio momento per splendere.

E l’esempio di Elodie quanto è stato importante per questo? La vostra esibizione dell’anno scorso è stata dirompente.
Moltissimo. Penso che lei abbia avuto la mia stessa idea però in una maniera diversa. Il suo intento – credo – era dare fastidio essendo semplicemente se stessa, e questa è una cosa molto femminista. Secondo me quella sera lei voleva proprio far vedere che sul palco può fare quello che le pare e chiamare chi le pare senza per forza andare a bussare alla porta della cantante famosa da milioni di streaming. Ma facendo vedere che anche le donne “di nicchia” possono prendersi il palco. Per di più una donna con una fisicità considerata non conforme agli standard canonici di bellezza e completamente diversa dalla sua. Per me questo è un messaggio fortissimo. 

E BigMama invece cosa vuole essere a Sanremo?
Diciamo che io vorrei essere un elemento di rottura. Vuoi o non vuoi il mio aspetto fisico è esso stesso un messaggio. Di artisti uomini grassi in televisione è pieno, mentre di donne grasse no. Ma sotto c’è molto altro. Io non sono solo quello, penso di avere talento in quello che faccio e spesso questa cosa passa in secondo piano. Molti mi hanno detto “A Sanremo sarai bravissima perché porterai un messaggio bellissimo” e mi fa piacere perché magari da bambina avessi avuto una BigMama da guardare in televisione. Ma non è solo questo. Io sono lì perché sono brava.

Poi che a me piaccia il fatto di essere un’artista politica è indubbio, ma perché è una cosa che sento molto mia. Se posso fare qualcosa per la mia comunità queer, io lo faccio. Se posso essere una voce di rottura voglio esserlo. Di questi tempi è troppo facile stare zitti. Non ci vorrebbe niente a fare musica senza esporsi, non dovrei nemmeno metterci del peso personale. Andrei in studio, farei la canzone d’amore e tornerei a casa. Ma poi?

BigMama - Sanremo 2024 - intervista
BigMama, foto di Walter Coppola

Ti piace quindi essere disturbante.
Un sacco. Ne pago le conseguenze perché per me ancora non è facile sopportare i giudizi e le critiche delle persone. Soprattutto in questo periodo in cui sono abbastanza sotti i riflettori. A me non piace quando devo prendermi la merda senza giustificazione perché magari dico una cosa che viene ripresa e capovolta senza motivo. Io sto facendo la mia gavetta a piccoli passi, non ho mai avuto un boom che mi ha fatta diventare famosissima. Ma ogni volta che vengo piazzata sotto i riflettori vedo che ci sono delle persone cattive che non vedono l’ora di dire la propria.

E da dove deriva tutta questa frustrazione secondo te? Perché alla fine di questo stiamo parlando.
Dal fatto che socialmente e storicamente le persone grasse sono viste come individui che sanno fare meno degli altri. Lo stereotipo della persona grassa è di qualcuno che mangia tanto, che è pigro e magari sta a letto tutto il giorno senza fare niente. C’è proprio un odio radicato nei confronti delle persone grasse, che si è accentuato da quando accendi la televisione e vedi che i grassi sono i pagliacci, quelli che vogliono conquistare la ragazza e non ci riescono e così via.

Quando si ha questa visione di una persona grassa e nella tua vita non riesci a fare niente ma vedi che lei ce l’ha fatta ti brucia il fegato. La verità è che qualcosa ti dà fastidio quando quel qualcosa è legato a te in una maniera personale. Nel momento in cui la società in cui viviamo è grassofobica, la persona grassa ti infastidisce perché rappresenta ciò che tu non vuoi diventare.

Quanto ti spaventa invece l’essere fraintesa?
Questa è la mia paura più grande. Quando mi dicono che io promuovo uno stile di vita sbagliato mi arrabbio moltissimo. Io non fumo, sono astemia da due anni, c’ho avuto la malattia che c’ho avuto quindi sono sempre controllatissima. Cerco di bere acqua il più possibile, mangio bene perché ho capito che il mio regime alimentare non era corretto, faccio movimento, lavoro tutto il giorno dalla mattina alle 7 fino alle 8 di sera e sono un treno.

Io non promuovo uno stile di vita sbagliato, io promuovo il fatto che mi amo così tanto che curo il mio corpo e se il mio corpo è questo io lo amo così com’è e non posso cambiarlo perché sono sempre stata così da quando avevo tre anni. Per troppo tempo mi sono rispettata poco solo per far piacere agli altri e ho imparato che le persone ti trattano in base a come tu tratti te stesso. Ti faccio un esempio. Quando ero piccola mettevo sempre dei vestiti larghi per nascondermi e si vedeva che ero molto insicura di me stessa, e gli altri mi trattavano di conseguenza. Da quando ho cambiato il modo di pormi la gente mi tratta come se io avessi sempre un red carpet sotto i piedi perché più ti ami, più le persone capiscono il tuo valore.

In questo rientra anche il discorso sull’autoironia che facevamo l’altra volta?
Assolutamente. Prima l’autoironia mi serviva per essere quella simpatica, quella che quando sentiva che nell’aria c’era una battuta in arrivo la faceva prima così nessuno poteva più dire niente. Adesso invece è un accessorio della mia personalità, io sono una ragazza molto ironica ma ho diminuito le battute autoironiche perché sono una difesa tossica, perché poi te ne convinci.

Infatti ne La rabbia non ti basta da autoironica sei diventata autoriflessiva. E ho letto che in primavera ci sarà un disco…
Sì, diciamo che sono tornata un po’ all’origine. Io ho iniziato a fare musica perché avevo necessità di dire qualcosa, poi è diventato quasi un esercizio di stile per posizionarmi in un determinato contesto. Quest’anno ho passato un anno di merda e ho sentito proprio il bisogno di buttare fuori tutte le cose che mi erano successe e credo di aver scritto un album molto intelligente dal punto di vista emotivo.

Ci vuole anche tanto coraggio per entrare così in contatto con la propria emotività.
Fai finta che domani il mondo esplode e tu hai un bunker sotto casa e ci rimani per vent’anni perché non puoi uscire. Poi un giorno apri la porta e ti rendi conto che fuori è bellissimo. Cosa fai, rimani nel bunker perché hai paura o ti metti a correre fortissimo? Io ho passato tantissimo tempo chiusa in me stessa per paura di dimostrare, quando riesci a capire che invece puoi farlo non hai vergogna di niente. Tutte le emozioni sono valide e quando mi sono resa conto di questa cosa mi sono sentita legittimata a provarle.

Quanta fatica emotiva c’è ne La rabbia non ti basta?
Tanta, anche se l’ho scritto in tre ore di sessione. Avevo bisogno di dedicarmi qualcosa. Quando penso alla me bambina mi viene genuinamente da piangere, perché se dovessi trovare una ragazzina nelle stesse condizioni in cui ero io mi spenderei in tutti i modi per lei. La mia frase preferita del brano infatti è “Se anche fossi solo vetro, ti coprirei per strada e mi farei colpire”. Se io fossi facilmente distruttibile e vedessi qualcuno che ti fa del male io farei di tutto per difenderti, che è una cosa che di solito fa una mamma o una sorella grande. Io quell’immagine non ce l’avevo, ma semplicemente perché mia madre è di un’epoca in cui il bullismo non era sentito come un problema.

Prendi anche solo la bambina della copertina. Io ho un tale istinto di protezione nei suoi confronti che la chiamo tutte le sere perché è come se stessi parlando con la me stessa ragazzina. Mi sono legata tantissimo a lei.

Qual è la libertà più grande che ti sei conquistata?
Questa casa. Per me è stato il grande traguardo di quest’anno. Io vengo da una famiglia molto umile e tutto potevo immaginare nella vita tranne potermi pagare un affitto a Milano a 23 anni venendo letteralmente dalla terra. Io da sempre ho cercato questa indipendenza, anche a casa ho sempre messo i piedi in testa agli uomini. ll fatto di aver fatto tutto da sola senza aiuti economici da nessuno mi rende fierissima. Mi fa sentire donna davvero.

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