Ditonellapiaga: «Fare musica era diventato uno stress, ora ho ritrovato la mia identità»
L’esperienza di Sanremo 2022 insieme a Rettore le ha cambiato la vita, nel bene e nel male. Ora la poliedrica artista torna sul palco dell’Ariston con una nuova consapevolezza di sé
Foto di Ilaria Ieie
Non usa mezzi termini, Ditonellapiaga, nel ripercorrere gli ultimi anni della sua carriera: l’esperienza a Sanremo 2022 al fianco di Rettore col brano Chimica da un lato le ha offerto una visibilità senza precedenti, dall’altro l’ha gettata in mezzo a un mare di pressioni e aspettative. Al punto, quasi, da perdere il piacere stesso del fare musica. Una lenta crisi d’identità.
Anziché lasciarsi abbattere, alla fine Ditonellapiaga ha capito che doveva ritrovare in sé stessa, e non nello sguardo degli altri, le ragioni profonde di una scrittura musicale e di un progetto artistico che sono fra i più brillanti e taglienti della scena italiana degli ultimi dieci anni.
È con queste premesse che Ditonellapiaga torna sul palco dell’Ariston col brano Che Fastidio!, una sorta di apertura in grande stile del nuovo capitolo della sua carriera, fra album in arrivo il 10 aprile (Miss Italia) e gli appuntamenti live a Roma e Milano a novembre (rispettivamente il 27 all’Atlantico e il 30 al Fabrique). Abbiamo conversato con lei poco prima dell’inizio della kermesse sanremese.

L’intervista a Ditonellapiaga
Come descriveresti Che Fastidio! da un punto di vista di sound? È sempre un electro-pop in cassa dritta come il tuo ultimo singolo Sì Lo So?
Sì, è molto simile, forse ancora più cattiva.
Hai detto che la canzone, come un po’ tutto l’album che la conterrà, è nata “da un momento di crisi personale e musicale”. Ti va di spiegarci meglio cosa è successo?
Dopo la prima volta su un palco così importante come quello di Sanremo ho dovuto imparare a capire meglio questo mestiere, a leggere il contesto intorno a me. Quell’esperienza mi ha condizionata molto: mi sono messa in dubbio e sempre più spesso mi domandavo cosa potesse piacere agli altri anziché cosa piacesse a me.
Il contesto, le persone, le pressioni mi facevano sentire sempre più fuori posto, come se dovessi smussare la mia identità. Il mio stesso nome d’arte era diventato un po’ ingombrante, difficile da gestire. Io lo rivendicavo, ma molta gente si aspettava da me che fossi meno “respingente”.
A un certo punto ho sentito l’esigenza di permettermi di non essere sempre per forza educata. Non nego che a un certo punto non mi divertiva più così tanto fare musica: era diventato uno stress, una fonte d’ansia. Ho scritto questo disco in un momento in cui non ce la facevo più ed è stato un modo estremamente spontaneo per recuperare la mia identità e il divertimento nell’esprimerla.
E quindi torni a Sanremo per raddrizzare tutto ciò su quello stesso palco?
Questa partecipazione non è lontana dalla mia prima esperienza, perché comunque il mio primo disco (Camouflage, 2022, ndr) era molto spontaneo, teatrale, per cui mi sento vicina a quel mio primo approccio alla musica.
Inevitabilmente, quando la musica diventa un lavoro ci sono dei condizionamenti, che però poi con l’esperienza impari a tenere a bada. Ci saranno sempre dei dischi o dei momenti meno ispirati, è normale. Il punto è che ho avuto bisogno di imparare a capire cosa volessi fare io artisticamente e smettere di pensare a cosa volessero gli altri da me, anche persone che magari mi davano consigli per il mio bene. Ma la verità è che sei solo tu a dover capire dove vuoi andare.
Nel pezzo elenchi le cose che ti danno fastidio: la moda di Milano, lo snob romano, il sogno americano… E di Sanremo cosa ti dà fastidio?
La dimensione performativa a volte è difficile da reggere. Io sono molto sorridente e solare, ma a volte le mie batterie si scaricano. E quando succede non me ne rendo conto. Essere sempre ricettiva e disponibile è faticoso. Comunque il fastidio più grande è non dormire, una cosa che soffro molto, così come il fatto di non avere molto tempo per focalizzarmi sulla performance in sé, perché ovviamente durante le giornate ci sono tante interviste e cose da fare. E va bene, fa parte del gioco, ma ogni tanto penso che se avessi mezz’ora in più per riposarmi o concentrarmi sul pezzo sarebbe meglio.
Non si dorme per l’ansia o per feste, DopoFestival e quant’altro?
Non tanto per l’ansia ma per la botta di adrenalina: non riesco a spegnere il cervello.
Come ci si sente allora la settimana dopo il Festival? C’è una sorta di down di adrenalina?
Nel 2022 era una questione diversa perché il Festival mi ha cambiato completamente la vita. Prima di allora ero praticamente sconosciuta, poi la gente mi riconosceva per strada. È stato un momento di grande spaesamento. Stavolta non so cosa potrà succedere, ma dopo mi concentrerò sicuramente sull’uscita del disco e sulla preparazione dei live. Ecco: con questa partecipazione spero di conquistare un po’ di persone e poi portarmele dietro in questo progetto discografico e live, che è la cosa che mi interessa di più.

Per la serata delle cover, con Tony Pitony porterai un autentico classico come The Lady Is a Tramp. Come nasce il rapporto con Tony? Vi conoscevate già da prima? E che tipo di “clash” volete creare con questo duetto?
Non ci conoscevamo, ma ho subito pensato che sarebbe stato divertente portare lui sul palco. La proposta è nata in modo molto naturale, peraltro incredibilmente abbiamo pensato allo stesso brano: era proprio destino. Voglio creare un contrasto: quel brano ha una musicalità molto diversa da quello che porto in gara, ma voglio appunto dimostrare di avere diverse qualità vocali e performative.
Da giornalista musicale ho trovato molto divertente il video di Sì Lo So. Se dovessi rimproverare qualcosa alla stampa musicale italiana, che poi a Sanremo la fa da padrone, cosa diresti?
Ogni tanto vorrei sentire più domande sulla scrittura e sulla musica. Ci sono domande molto ricorrenti, sarebbe invece più interessante concentrarsi sui testi o sul processo creativo.
Pochi mesi fa ci ha lasciati la grande Ornella Vanoni, con cui tu hai avuto modo di collaborare a più riprese. Vuoi condividere con noi un tuo ricordo?
L’ho conosciuta prima sul palco: improvvisamente la sua voce non era più nei dischi ma dal vivo davanti a me, una sensazione stranissima. Poi ci siamo conosciute meglio una volta a una cena. Lei ha raccontato alcuni episodi della sua vita e mi ha fatto sentire il peso della sua cultura.
Quando mi sono resa conto di quanto fosse un’intellettuale tanto quanto un’artista musicale, ho capito ancora meglio che privilegio sia stato conoscerla. Parlava con nonchalance di aneddoti della sua vita assurdi. Era estremamente moderna in tempi molto diversi da oggi. Ha sempre avuto la capacità di adattarsi all’epoca in cui viveva, è sempre stata attuale. Anche i ragazzini di oggi la conoscono, e la conoscono per quello che era, non per il mito. Questo è sinonimo di grande intelligenza e impatto culturale trasversale.
