The dark side of the festival
Strumentazione scadente, compensi fantasma, orari assurdi: Miss Jay racconta gli ostacoli che i DJ emergenti affrontano nei grandi eventi. Un estratto dell’intervista contenuta nell’Electronic Issue

I festival sono eventi incredibili per gli avventori e – soprattutto quelli con una risonanza globale enorme – una vetrina imperdibile per i DJ, dai big ai giovani artisti che hanno l’occasione di esibirsi di fronte a un pubblico vastissimo. Tuttavia non sempre tutto ciò che luccica attraverso le luci del palco è oro. Ad aprile la DJ e produttrice giamaicana-canadese BAMBII, attraverso il suo profilo Instagram, ha fortemente criticato il Coachella – sì, proprio lui, il festival più famoso del mondo – a causa del malfunzionamento dell’impianto audio e delle attrezzature fornitele per il suo set, definendosi «gravemente offesa e imbarazzata davanti a migliaia di persone». Per la precisione: «Quando sono salita sul palco del Coachella, l’artista che mi ha preceduta mi ha avvertito che durante il set l’audio si interrompeva completamente per alcuni minuti. Anche l’attrezzatura che ho utilizzato era completamente difettosa».
Da lì, un dubbio che la DJ ha esposto e che fa riflettere: «È lecito supporre che se fossimo stati artisti più famosi sul palco principale, il problema sarebbe stato risolto in modo tempestivo. Purtroppo l’industria musicale, specialmente negli Stati Uniti, è piuttosto gerarchica, e l’assistenza di base viene fornita solo quando sei un artista affermato». La critica di BAMBII continuava anche in merito non solo al mancato pagamento del set, ma anche all’assenza delle coperture delle spese di viaggio.
Quella di BAMBII non è una situazione isolata ma una pratica diffusa che riguarda molti DJ, costretti talvolta ad accettare dei compromessi che inevitabilmente inficiano la performance stessa. Ne abbiamo parlato con Miss Jay, giovane DJ e produttrice rumena di base a Milano ma con un curriculum fortemente internazionale che proprio dopo la testimonianza della collega giamaicana ha sollevato la tematica tra la sua community, raccogliendo esperienze analoghe.
L’intervista a Miss Jay
Ti è mai capitato di dover suonare con una strumentazione non funzionante o diversa da quella che avevi richiesto?
Sì, capita più spesso di quanto si pensa. È frustrante, soprattutto quando si consegna un rider tecnico ben preciso. Fortunatamente con la strumentazione più moderna è comunque possibile offrire lo stesso show, anche se a volte serve qualche passaggio tecnico in più per ottenere in un minuto quello che normalmente faresti in tre secondi con la tua attrezzatura abituale. La cosa cambia quando ti trovi di fronte a una strumentazione molto vecchia o, peggio ancora, non funzionante. In quel caso si percepisce chiaramente una mancanza di attenzione da parte dell’organizzatore. Posso capire l’esigenza di contenere i costi, ma a volte ci si deve chiedere: a che prezzo?
Per la tua esperienza, ti sei mai sentita messa in condizioni tecniche svantaggiose rispetto agli headliner?
Assolutamente sì. L’headliner è sicuramente un artista importante, ma non dimentichiamoci che, ad esempio in una serata in club, una lineup è fatta da più artisti. L’opening act ha il compito di costruire l’atmosfera e accompagnare il pubblico verso l’esibizione principale, mentre chi suona alla fine deve mantenere alta l’energia fino all’ultimo. Sono l’equilibrio e la collaborazione tra tutti questi momenti a rendere davvero forte una serata, non solo la performance dell’headliner. Per questo trovo fondamentale che tutti vengano trattati allo stesso modo dal punto di vista tecnico.
Hai mai riscontrato problematiche riguardo a compensi non pagati? Pensi che gli organizzatori da questo punto di vista si prendano più libertà di quello che farebbero con nomi più grandi?
La questione dei pagamenti è una delle realtà più spiacevoli di questo lavoro. Chi vuole intraprendere questa carriera deve sapere che, purtroppo, inseguire i compensi è diventato quasi parte integrante del mestiere. A volte ho l’impressione che alcuni promoter si “dimentichino” che anche questo è un lavoro vero e proprio. È bello quando si brinda insieme dopo il set e apprezzano la tua performance, ma alla fine anch’io devo mangiare. Ho notato che, più un artista è grande, più i promoter tendono a rispettare rigorosamente le condizioni di pagamento.
Lo scenario ideale sarebbe ricevere il pagamento prima della performance. Una soluzione corretta è anche riceverlo entro 1-3 settimane. Più realisticamente, però, i pagamenti arrivano dopo 1-3 mesi, ed è una situazione insostenibile nel lungo periodo. Purtroppo molti considerano il tema un tabù e si fanno scrupoli nel chiedere quanto gli spetta. Il mio consiglio è semplice: è un tuo diritto, non c’è nulla di cui vergognarsi. Chiedi.
Hai mai ricevuto pressioni per accettare compensi più bassi in cambio di una promessa di visibilità?
Anche questo succede più spesso di quanto si pensi. A volte è difficile dire di no. Mettiamo che ti arrivi una proposta per suonare gratis al Tomorrowland. Dal punto di vista economico sei chiaramente in perdita, ma poi inizia il passaparola: “Wow, quella ragazza ha suonato al Tomorrowland, la vogliamo anche noi!”. Da lì possono nascere nuove opportunità. Bisogna valutare ogni opportunità in modo molto lucido e strategico. Quello che non ho mai capito davvero è perché, da parte di alcuni promoter, ci sia sempre la tentazione di risparmiare proprio sugli act emergenti. Questa dinamica può creare una falsa competizione tra artisti, ed è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno.
Quanto è difficile per un DJ esordiente farsi rispettare in ambienti dominati da promoter enormi?
Molto. Oggi un musicista deve essere anche social media manager, PR, videomaker, consulente finanziario… e prendersi cura della propria salute mentale in tutto questo, finché non hai un team alle spalle che possa supportarti a tutto tondo. Sono finiti i tempi in cui bastava avere un’idea brillante una volta sola per farsi notare. Il 90% delle persone non ha voglia di affrontare tutte queste sfide e dice di voler fare musica “solo per passione”, sostenendo che l’ambiente è diventato ingiusto. Ma se vuoi davvero intraprendere questa strada, devi anche accettare com’è cambiato il settore e adattarti.
Leggi l’intervista completa nel nuovo magazine Electronic Issue di Billboard Italia, già disponibile qui in pre-order e da fine luglio in punti vendita selezionati.