Interviste

La recitazione, i personaggi e la passione speciale per l’Italia: l’intervista a Nani Hirunkit

Abbiamo incontrato l’attore protagonista della serie thailandese “WU” per farci raccontare i segreti del suo mestiere e il suo speciale rapporto con l’Italia

  • Il24 Ottobre 2026
La recitazione, i personaggi e la passione speciale per l’Italia: l’intervista a Nani Hirunkit

Tra i suoi difetti, l’attore thailandese Nani Hirunkit mette al primo posto quello di essere un tenerone, ma se ci si dovesse attenere solo ai suoi ultimi ruoli non sarebbe facile credergli. In WU, la serie uscita quest’anno, è Pete, un ragazzo con dentro lo spirito di una scimmia demone e un carattere che si accende per un nonnulla, e nella versione thailandese di The Mandalorian and Grogu, il suo primo doppiaggio, dà la voce a uno degli Stormtrooper. Lo abbiamo incontrato proprio alla premiere del film, al Siam Paragon di Bangkok, e della scimmia demone ci ha parlato come del personaggio più difficile che abbia mai fatto, sia per il fisico sia per le emozioni.

Classe 1997, nato a Chiang Mai, prima di WU era stato tra i protagonisti di High School Frenemy, il remake thailandese del coreano School 2013 diventato un successo che non si aspettava nemmeno lui. Adesso lo aspetta Arrest and Action. In Italia è ormai di casa, tra le fashion week di Milano e, quest’anno, anche il suo primo JIB Dream Fanmeet a Roma, Ma a sentire lui il giro dello Stivale è appena cominciato, perché vorrebbe vedere tutte le nostre città, fino all’ultimo paesino. 

L’intervista a Nani Hirunkit

Quando hai pensato per la prima volta «voglio fare l’attore»? 

È difficile dire un momento preciso, anche perché onestamente non mi ero mai immaginato come attore. Mi vedevo artista, sì, ma più sul palco, a cantare, a esibirmi. Volevo trasmettere al pubblico la mia passione e le mie emozioni. Poi è arrivata l’occasione e ho pensato «ok, questo è il mio momento». L’ho presa al volo e da allora do il massimo in ogni scena, perché credo che ogni personaggio e ogni storia che ci vengono affidati vadano rispettati. 

Qual era la tua paura più grande quando sei entrato in questo mondo? 

A dire il vero all’inizio non ci pensavo granché. L’unica paura che avevo era di non essere all’altezza. Poi, restando in questo lavoro, ho vissuto un sacco di cose, momenti felici e momenti tristi, che mi hanno fatto crescere. Ho capito meglio come funziona. È questo il mondo dello spettacolo. 

Qual è la prima cosa che fai quando inizi a preparare un nuovo ruolo? 

Capire chi è davvero il personaggio. Lo accetto per quello che è e poi lo adatto a modo mio, cambiando le mie abitudini e la mia vita di tutti i giorni per entrarci dentro. È così che faccio i compiti. 

Ti aspettavi tutto il successo che ha avuto High School Frenemy? 

No, non mi aspettavo che qualche scena diventasse virale, e non ci speravo nemmeno. Non ci siamo mai detti «questa deve diventare iconica». Ognuno ha dato il massimo, e quando i fan hanno cominciato a parlarne così tanto abbiamo accolto tutto con gratitudine. Ci basta questo per essere contenti. 

Qual è stata la parte più difficile della preparazione per WU, la resistenza fisica, le coreografie o la recitazione? 

Non riesco a separarle, sono state difficilissime tutte e tre. Questo è di gran lunga il personaggio più difficile che abbia mai interpretato. Prima di tutto ho dovuto preparare il fisico, essere forte e pronto nei movimenti. Ma non bastava il corpo, serviva anche la parte emotiva. Il personaggio deve far credere al pubblico di essere un uomo e allo stesso tempo di avere dentro uno spirito selvaggio, quello di una scimmia. E non una scimmia qualunque, una scimmia demone. Nelle scene d’azione dovevo recitare sia da uomo sia da demone. In più è una testa calda, si arrabbia facilmente, passa dalla rabbia alla tristezza. In questa serie ho dovuto tirare fuori ogni emozione al cento per cento. 

Tre pregi e tre difetti che hai? 

Comincio dai difetti. Sono un tenerone, sono molto sensibile e tendo a pensare troppo. Quanto ai pregi, so chi sono, so cosa sto affrontando e, anche quando sono stanco e scoraggiato, non mi arrendo. Mi rialzo e combatto con le unghie e con i denti. 

Cosa mangi quando sei stanco e ti serve un po’ di conforto? 

Lo shabu, il moo jum, il moo kratha. Con il maiale. (Lo shabu è l’hot pot di origine giapponese, il moo jum quello del nordest thailandese cotto nella pentola di terracotta, il moo kratha una via di mezzo tra barbecue e hot pot, n.d.r.) 

Oltre a recitare, cosa ti piace fare? 

Cantare ed esibirmi. Non sono ancora bravo, ma voglio metterci tutto me stesso. E vorrei imparare a ballare bene. Mi piacerebbe un giorno riuscire a fare i salti mortali, le mosse più difficili. Altri hobby che ho sono i videogiochi e, ogni tanto, i film. 

Cosa ti ha colpito subito la prima volta che sei arrivato in Italia? 

Mi sono chiesto come facessero le città italiane a essere così piene d’arte. Le statue, per esempio. E ogni città ha la sua identità, diversa da tutte le altre. Mi ha fatto venire voglia di girarle tutte, fino al paesino più piccolo, per assorbire tutta la cultura che c’è. Mi è piaciuto tantissimo. 

Quando sei stanco mentalmente, hai una routine per ricaricarti? 

Mangio, ovviamente, perché è una delle cose che mi piacciono di più. Poi gioco ai videogiochi, a Mobile Legends sul telefono e agli sparatutto sul PC, e guardo i miei cartoni animati preferiti. E infine, cosa importantissima, mi prendo del tempo per me. È così che ricarico le energie.

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