Interviste

Pond Naravit e il ritmo del successo tra serie e musica: l’intervista

Tra serie di successo, una passione sfrenata per il ballo e la nuova avventura nel mondo della musica con i JASP.ER, l’artista thailandese non pone freni alle sue ambizioni

  • Il9 Aprile 2026
Pond Naravit e il ritmo del successo tra serie e musica: l’intervista

Pond Naravit ha 24 anni, una laurea in ingegneria gestionale quasi sul comodino e una carriera che, in sei anni, lo ha portato da esordiente a uno dei volti thailandesi più noti a livello internazionale. Nel suo curriculum ci sono serie come Fish Upon the Sky, Leap Day e Me and Thee. Dal dicembre 2024 è anche membro dei JASP.ER, progetto di gruppo dell’agenzia con cui ha debuttato con il singolo Sadistic. Dopo il successo del suo primo fan meeting italiano nell’agosto 2024, lui e Phuwin tornano nella stessa città il 29 e 30 agosto per un nuovo evento firmato JIB. Le prime due date sono andate esaurite in pochi minuti, tanto da portare all’aggiunta di una terza replica. Lo abbiamo incontrato nella sede di GMMTV a Bangkok, dove ci parla della sua vita da celebrità, del suo incidente sul set e di cosa significhino per lui i JASP.ER.

L’intervista a Pond Naravit

Che cosa ti ha spinto, all’inizio, verso la recitazione e in che modo è cambiato il tuo modo di vederla dal primo ruolo a oggi?

All’inizio penso che sia nato tutto dal fatto che mi è sempre piaciuto esprimermi sul palco. Per me questo ambiente non riguarda solo la recitazione in sé, ma la performance in senso più ampio. Amo ballare, quindi mi sono sentito subito a mio agio in questo mondo. La mia prima grande opportunità è arrivata con Fish Upon the Sky e da lì ho capito che questo lavoro ha molte più sfaccettature di quanto sembri. Ci sono tante discipline diverse che posso esplorare.

Ci sono tipi di scene che trovi particolarmente difficili ma anche stimolanti da girare, per esempio crolli emotivi o sequenze d’azione?

Come esempio sceglierei probabilmente uno dei miei lavori più recenti, Leap Day. In questa serie ogni scena ha avuto le sue difficoltà, quindi è il progetto che mi viene più naturale citare. È un lavoro che mi ha aperto molto la mente come attore e mi ha portato verso qualcosa di più impegnativo di quanto immaginassi. Dopo aver affrontato scene molto intense, sia sul piano fisico sia su quello emotivo, ho sentito di essermi sbloccato e di aver fatto un passo avanti nel mio percorso.

Qual è la cosa più strana o più divertente che hai letto su di te online?

A dire la verità, in questi anni ho letto un po’ di tutto. All’inizio, quando ho iniziato a lavorare in questo settore, non era semplice gestire questo lato dell’esposizione pubblica. Poi ho capito che fa parte del gioco. Ci saranno sempre persone a cui piaci e altre a cui non piaci. La cosa più divertente riguarda un mio amico molto stretto, che fa il coreografo e con cui passo spesso del tempo. Alcuni ci hanno visti insieme e hanno pensato che stessimo davvero insieme. Questa cosa mi fa sorridere, più che altro perché dimostra quanta immaginazione possa avere la gente.

E le critiche?

C’è stato un commento molto duro da parte di un anti fan, che diceva che non sarei mai cresciuto davvero in questo settore. Ma non l’ho presa sul personale. Ho continuato a lavorare su me stesso, nel fisico, nel ballo, nel canto, nella voce e nella recitazione, cercando di dare sempre il massimo.

Come descriveresti il tuo stile musicale e quali influenze ti hanno formato nel tempo?

Ascolto diversi tipi di musica, dal metal al jazz fino al K-pop, quindi non posso dire che c’è un solo genere che mi ha formato. In questo momento però sono molto preso dalla musica anni Novanta, da quella più easy listening e romantica. Mi rilassa e mi fa sentire calmo. Non so spiegare esattamente perché proprio quel decennio, ma quando vedo certi video su Instagram o TikTok sento proprio una bella atmosfera. Inoltre, l’anno scorso a Roma mi ha colpito molto sentire la musica per strada. In Thailandia è una cosa non comune, mentre lì ho potuto vedere e ascoltare persone che suonavano e cantavano in giro. Mi è piaciuto moltissimo ed è stato molto toccante perché sentivo di entrare in contatto con le persone e con la cultura del posto.

Raccontami qualcosa sul progetto dei JASP.ER, com’è nato?

JASP.ER è nato da un sogno che tutti e quattro avevamo da tempo e che alla fine siamo riusciti a realizzare. Io e Joong ci conosciamo da anni e sappiamo bene di avere in comune la stessa passione per la danza. Anche Santa ha questo lato, quindi come squadra ci siamo trovati subito. La sorpresa, in un certo senso, è stata Au, perché per noi è stato un po’ l’arma segreta del gruppo. Non immaginavamo fino a che punto avesse talento anche nel ballo. Poi si è creata l’occasione giusta per unirci davvero e diventare un team. Vogliamo che diventi una boyband con la capacità di arrivare anche a livello internazionale.

Qual è, secondo te, la tua debolezza più grande come attore, quella su cui stai lavorando davvero per migliorarti o metterti alla prova?

Direi che una delle cose più difficili è imparare a gestire le emozioni. In questo lavoro incontri tante persone, vivi situazioni molto diverse e non è sempre semplice capire come affrontarle o separare quello che riguarda il lavoro dalla sfera personale. Per questo cerco continuamente di trovare un equilibrio. Allo stesso tempo sento di dover migliorare sempre in tutto quello che questo ambiente richiede, dalla recitazione al ballo fino al canto, perché voglio continuare a crescere e offrire qualcosa di nuovo a chi mi segue. In fondo, la vera sfida è proprio questa, riuscire a stare dietro a tutto.

Ti è mai capitato un momento davvero esilarante o imbarazzante sul set che ti torna ancora in mente?

In realtà, non c’è stato un momento davvero esilarante o imbarazzante. Però c’è un episodio che non dimenticherò mai. Durante le riprese di Leap Day ho avuto un incidente. Dovevo correre in una scena di inseguimento, ho urtato qualcosa e mi sono fatto male. Ho dovuto farmi mettere diciassette punti.

Fuori dalla recitazione, quali hobby o attività ti piace fare?

Più che un hobby preciso, direi che c’è una cosa che vorrei davvero fare, cioè viaggiare per il mondo. Vorrei andare in posti dove non sono mai stato, vedere paesaggi naturali, rilassarmi e stare in luoghi a contatto con la natura. È qualcosa che mi piace molto e che nella mia vita quotidiana non riesco a fare spesso.

Qual è la tua qualità migliore e qual è la tua abitudine più fastidiosa?

La mia qualità migliore è che ho una passione molto forte per quello che faccio. Per me è difficile andare avanti senza una passione vera, quindi in tutto quello che faccio metto sempre molto impegno e molta energia. La mia abitudine più fastidiosa è che, proprio perché mi concentro moltissimo su un obiettivo, a volte mi capita di perdere per strada alcuni dettagli piccoli.

Qual è un aspetto della tua carriera che la gente tende a idealizzare, ma che nella realtà è molto più duro di quanto sembri?

Molte persone, dagli amici ai familiari fino a chi ci sta intorno, pensano che lavorare nell’intrattenimento sia facile, comodo e anche ben pagato, quindi si chiedono perché dovremmo sentirci stanchi. In realtà non è affatto così. Lavoriamo duramente come in qualsiasi altro settore, con la differenza che qui non mettiamo in gioco solo il corpo, ma anche le emozioni e la mente. Ci sono giornate di riprese che possono iniziare alle sei del mattino e finire alle dieci di sera, senza lasciare spazio a molto altro. In più bisogna fare attenzione a ogni cosa, perché basta un errore e le conseguenze possono essere pesanti. E poi c’è tutta la pressione legata al doversi mantenere sempre in forma, anche quando si è esausti. Bisogna allenarsi, mangiare bene, seguire una routine precisa e fare il possibile per recuperare in fretta e mantenere una certa immagine. Non è semplice per niente.

Se domani decidessi di lasciare la recitazione, quale altra passione o carriera sceglieresti senza pensarci due volte?

Per quanto riguarda l’intrattenimento, sento che non mi fermerò finché non avrò davvero raggiunto il mio obiettivo. Ma se un giorno dovessi lasciare questo ambiente, credo che vorrei costruire qualcosa di mio. Mi piacerebbe entrare nel mondo del business, creare un prodotto o un brand personale e prendermi cura della mia famiglia. Mi piacerebbe anche tornare a una vita più semplice, più normale, senza essere riconosciuto, e godermi la felicità delle piccole cose.

C’è qualcosa della recitazione o della vita da celebrità che, anche dopo anni, trovi ancora difficile da gestire?

So bene che il mio lavoro mi ha reso una figura pubblica e che, di conseguenza, la mia vita è cambiata. Capisco perfettamente anche i fan, soprattutto quando magari è la prima volta che mi vedono dal vivo. Però, dopo tante ore di lavoro, sento il bisogno di ritagliarmi un momento solo per me. Per esempio, mi piacerebbe potermi sedere a tavola e mangiare in pace, senza interferenze. Non significa che non capisca chi mi filma o chi vuole avvicinarsi, ma a volte sento semplicemente il bisogno di avere uno spazio personale. La parte più difficile è proprio trovare questo equilibrio.

Com’è una giornata tipo nella tua vita?

La mia quotidianità è scandita dalla routine e dagli obiettivi che mi impongo da solo. Ogni giorno cerco di avere chiaro quello che devo fare, dalla palestra all’alimentazione, fino alla dieta che devo seguire. Anche quando ho un giorno libero, magari il giorno dopo c’è un concerto, quindi devo comunque prepararmi e farmi trovare pronto. In questo momento gran parte delle mie giornate ruota attorno alla preparazione e al fatto di mantenermi sempre pronto.

Se potessi tornare dal te adolescente, quale consiglio gli daresti su come gestire la fama?

Più che un consiglio, credo che tornerei indietro per ringraziare me stesso. Quando ero più piccolo sono stato felice, ho vissuto momenti bellissimi con i miei amici e conservo ricordi molto belli di quel periodo. Tornerei indietro per dirmi grazie per aver vissuto pienamente quegli anni e per essermi divertito davvero. Gli direi anche che in futuro ci sarà tanto lavoro duro, ma che ne varrà la pena, quindi di vivere il presente, divertirsi e dare sempre il massimo in ogni fase della vita. C’è anche un’altra cosa. Fin da piccolo sognavo di diventare un performer, un artista, perché amavo tantissimo ballare. Oggi sento di aver già raggiunto in parte quel traguardo, quindi se potessi tornare indietro direi a quel ragazzo che sono orgoglioso di lui, che ha fatto bene, che è arrivato lontano e che deve continuare, perché può crescere ancora più di quanto immagini.

Intervista di Ambra Schillirò

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