Alla scoperta di Samurai Jay: «La musica è la mia Ossessione»
L’artista campano debutta in gara a Sanremo con un brano che trasmette tutta la voglia di vivere e cantare che lo anima. L’abbiamo incontrato per parlarne e siamo finiti a cantare Bad Bunny
Foto di Luca Paparo
Tutto quello che credete di sapere su Samurai Jay è probabilmente sbagliato o frutto di un giudizio affrettato sulla base di qualche ascolto veloce o di un videoclip che magari avete recuperato in vista di Sanremo. Basta trascorrerci una decina di minuti per scoprire un ragazzo dalla passione strabordante per la musica e soprattutto per l’aspetto umano che la circonda e la anima. Non è un caso che preferisca fare gli incontri stampa con i suoi amici e collaboratori Vito “Salamanca” Coppola e Luca Stocco con cui ha scritto Ossessione, il pezzo in gara al Festival. I tre si sono conosciuti la scorsa primavera e dal tour estivo sono inseparabili. Non riescono proprio a smettere di suonare e a stare lì a «rincorrere emozioni e canzoni».
La genesi del pezzo è stata molto simile nel mood a quella della sua hit più famosa Halo, nata davanti a Fifa e al televisore: «Non è stata pensata come proposta per Sanremo, ma giocando con i miei amici in studio. Doveva essere un singolo estivo, infatti è pronto da luglio» racconta Gennaro (il suo vero nome, anche se tutti lo chiamano Genny). «Questo brano ha qualcosa di speciale perché è l’unico che mi coinvolge come la prima volta ogni volta che parte. Di solito alla lunga odio i miei pezzi, questo ancora no». Ossessione è un brano molto radiofonico, che mescola pop, latin e un pizzico di urban. Tutti ingredienti che a Sanremo non sono proprio all’ordine del giorno.
Lo spirito che Samurai Jay e i suoi “sodali” vogliono portare sul palco è quello che si respira a pieni polmoni nei quaranta minuti che passiamo insieme, tra una cover di NUEVAyol e stornelli chitarra e voce. «Non ci facciamo prendere dalla pressione, stiamo cercando di portarci dietro serenità e felicità. L’umanità che tutti ci stanno mettendo mi mette una gioia incredibile. Anche l’orchestra era molto coinvolta quando abbiamo provato ed è stato bellissimo. Vedevo proprio i sorrisoni sui visi dei musicisti» spiega l’artista campano. Il suo ricordo di Sanremo risale a quando era bambino, ai “litigi” dei suoi genitori su chi vincesse o meno. Oggi non sta nella pelle all’idea di aver incontrato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e Laura Pausini.
Dalla provincia alla provincia
«Finalmente dopo anni in cui ho avuto un approccio più urban, quindi anche più digitale sulle cose, quest’anno sono tornato a suonare. Avevo un po’ accantonato lo strumento. Sono tornato a spendere soldi per chitarre e vinili» racconta Genny. L’obiettivo è far sentire tutti coinvolti e parte di un viaggio che va da Mugnano a Sanremo. La provincia napoletana, a nord del Capoluogo, è il luogo da dove è partito, dove vive ancora (anche se ha il progetto di trasferirsi a Milano per lavoro), e quello dove un domani vorrebbe vivere con la sua famiglia.
«Napoli ovviamente è un’ispirazione incredibile. Ho il piacere di godermela da turista ogni volta che scendo. È come se fosse la prima volta» racconta. «Allo stesso tempo sono orgoglioso di poter rappresentare la mia terra. E soprattutto di rappresentare la provincia perché spesso non si dà voce all’area Nord. Quindi essere portavoce di queste zone qui mi rende super orgoglioso. Non sono tante le persone ce la fanno da lì».
Dai suoi aneddoti questa cosa traspere in modo nitido: «Già solo il passaggio alla fermata del bus per arrivare alla metro che mi avrebbe portato a scuola per me era oro. Questo è anche però un plus che ti dà la provincia. Se non hai le cose, te le devi andare a prendere». Quando parla del suo paese, a Genny si illuminano gli occhi e si allargano sorriso e cuore. «Oggi è uscita una piccola intervista a tutti i personaggi di Mugnano sulla mia partecipazione al Festival. Vedere il macellaio, la signora del forno dove vado sempre a mangiare la pizzetta, mi ha emozionato tanto».
Genny e Samurai: due ragazzi pieni di sogni
Il suo nome d’arte, uno degli aspetti che suscita maggiore curiosità, è venuto fuori in un pomeriggio di noia da un suo amico dei tempi del liceo che, ispirato dal modo in cui vestiva e dal suo codino, un giorno lo ribattezzò Samurai. «In quel periodo ero ancora un chitarrista e iniziavo a pensare di fare carriera da solo. Il mio background è legato alla musica punk e al metal che mi hanno dato tanto dal punto di vista delle melodie perché devi proprio scovarle in mezzo al rumore degli strumenti. Portando quelle stesse melodie su sonorità più pop, latine, calde e le fondi, ti danno una roba molto interessante che ad oggi dà più forza al mio progetto».
D’altronde, la sua visione è molto ampia di vedute. «La musica mi è sempre piaciuta in tutte le sue sfaccettature, non sono mai stato un purista. Anzi, io ho sempre amato l’inclusività. Per me è assurdo che se uno fa una roba deve fare solo quello. Non esiste l’arte brutta, se uno la fa con un’esigenza comunicativa».
Samurai ha avuto più coraggio di Genny nel perseguire sogni e passioni. Senza il secondo però non ci sarebbe il primo. Fin dagli anni della scuola media quando iniziava a studiare chitarra classica. Crederci però non è facile, soprattutto nella provincia dimenticata. «Giù ti insegnano a sopravvivere, non a vivere. Non ti insegnano che i sogni li puoi raggiungere, che è possibile avere delle passioni, anzi. C’era la professoressa di letteratura che tutti i santi colloqui andava da mia madre e gli diceva: “Dica a suo figlio che pensi a studiare che con la musica non si campa”. L’unico che credeva in me era il prof di geografia che con la musica non si campa».
Sua madre, per fortuna, non era d’accordo. Se oggi esiste Samurai Jay è soprattutto grazie alla sua musica ad alto volume: Queen, Abba e Mariah Carey. «Il periodo di Natale è il ricordo più vivido che ho della musica quando ero bambino. Lei faceva l’albero e gli addobbi e c’erano queste canzoni sparate a volumi indicibili. Tutta la parte artistica della mia personalità viene da lei. Mio padre invece è la parte razionale della famiglia. Lavora dalle suore all’Eremo di Camaldoli fa l’addetto alla manutenzione del convento».
Baila Samurai
Grande attesa c’è anche per la sua cover di Zucchero che porterà sul palco con Roy paci e Belen Rodriguez. «Baila (Sexy Thing) è un brano che da quando sono piccolo mi accompagna e mi rende felice. Quando passava in radio mi faceva ballare e divertire. Quest’estate, durante il tour, ad agosto soprattutto, continuava a tornare questo pezzo. Ci girava intorno, su TikTok e in giro. Stava cercando di dirci qualcosa all’universo sostanzialmente» svela Gennaro.
Baila poi piove dal cielo nel momento in cui Samurai Jay entra a Sanremo e deve scegliere un brano per la serata delle cover. «Ci ricordiamo di questo momento fatidico e proviamo a fare una nostra versione. Ci gasa subito perché abbiamo fatto un arrangiamento molto nostro. Non è facile con un colosso della musica italiana, sia per quanto riguarda Zucchero, che per la canzone in sé». Proprio dal modo in cui Genny, Vito e Luca hanno reimmaginato il pezzo è nata l’idea di coinvolgere Roy Paci. Belen, invece, è una suggestione: «Il titolo, il viaggio, il trip, ogni cosa ci ha fatto pensare a lei. Ci siamo subito detti che sarebbe stato incredibile coinvolgerla in qualche modo. Lei si è presa subito bene anche perché ci ha precisato che se non le fosse piaciuta non l’avrebbe fatto».
Ovviamente c’è il massimo riserbo su ciò che la showgirl farà sul palco. Canterà? Ballerà soltanto? C’è persino il sospetto che possa essere coinvolta anche nelle serate “normali”, almeno come voce nella sezione di Ossessione dove si sente una ragazza parlare al telefono, prima del ritornello finale. Anche qui per ora, si parla di suggestioni ed idee. Lo si scoprirà solamente la prossima settimana. Anzi, la prossima settimana scoprirete anche chi è Samurai Jay e chi si cela sotto quelle treccine: un ragazzo ossessionato dalla musica.
