Interviste

Silvie Loto, la musica che fiorisce

Abbiamo incontrato la dj e producer di Firenze per farci raccontare il suo nuovo format, FLOR, con cui dimostra come la musica può trasformare qualunque luogo

  • Il16 Febbraio 2026
Silvie Loto, la musica che fiorisce

Silvie Loto (foto di @dalilaslimani_)

Cresciuta con la generazione di MTV, Silvie Loto ha iniziato ad assorbire l’elettronica quando ancora non sapeva darle un nome. Prima ancora dei club e dei palchi internazionali, è stata la figura del dj – i vinili, il gesto, la ricerca – ad affascinarla e a trasformare una curiosità adolescenziale in una scelta di vita. Da lì, il suo percorso si è costruito tra studio, istinto, dedizione e tanta passione.

Partita come resident in club storici come il Tenax di Firenze – la sua città – e il Goa di Roma, Silvie Loto ha affinato un’identità capace di dialogare con artisti e pubblici diversi, senza mai tradire il proprio stile. Oggi quella visione si riflette in FLOR, il suo progetto personale che porta la musica negli spazi non convenzionali e inattesi, trasformando ogni luogo in un rituale collettivo e ridefinendone i confini.

Il format ha debuttato alla Milano Fashion Week, e il 28 febbraio è previsto il secondo appuntamento in una location di cui Silvie si è innamorata subito ma che comunicherà solo qualche giorno prima. «Un concetto fondamentale per me è non parlare troppo prima dell’evento», racconta, aggiungendo che «Preferisco che il party parli da solo. Oggi con i social vediamo tutto prima, sappiamo già cosa aspettarci. È bello partecipare a qualcosa senza sapere esattamente che tipo di esperienza sarà».

Tra club iconici e grandi festival, Silvie Loto continua a muoversi con la stessa urgenza degli inizi: creare connessioni autentiche, lasciare parlare la musica e immaginare nuovi orizzonti, magari anche sotto forma di una futura label.

Creative director: @phiergl
Graphic Design: @cierreee
Foto: @dalilaslimani_
Stylist: @tiny_idols
Mua: nicolemelillo_mua
Hair: matteoscianni_
Producer: @nicholas_luca

L’intervista a Silvie Loto

Come ti sei avvicinata alla musica elettronica?
Sono cresciuta con la generazione di MTV, la musica elettronica mi ha sempre accompagnata sin da adolescente senza sapere davvero quello che stavo ascoltando, ma ero già molto fan. Quello che mi ha affascinato subito, oltre alla musica, era proprio la figura del dj.

Cosa ti attirava di più?
Ero molto attratta dai vinili, dal suonare i dischi. Volevo capire tutto, scoprire il più possibile, provare. Era anche una sfida personale, ed essendo allora una delle pochissime donne, ero motivata nel voler far vedere che anche le donne potevano fare le dj. Diciamo che è nato tutto da una curiosità, e poi è diventata una grande passione.

Qual è stato il primo vinile che hai scovato?
Body Language dei Booka Shade, me lo regalò un mio amico. Era uno di questi test press che venivano stampati come prova e che giravano molto tra i dj.

Silvie Loto

Chi sono stati i tuoi punti di riferimento?
Tutta la scuola house, i dj di Chicago, David Morales, Frankie Knuckles. Però il mio grande amore è sempre stato Luciano. La prima volta che l’ho sentito suonare a Ibiza per me è stata una rivelazione. Ho capito la mia passione per l’house music, per la minimal.

Sei stata resident sia al Tenax di Firenze che al Goa a Roma: cosa ti porti dietro di quelle esperienze oggi?
Sicuramente la grande scuola. Essere resident ti forma a un altissimo livello, soprattutto quando suoni in club e apri a degli artisti totalmente diversi e hai il compito di fare in modo che l’artista che suonerà dopo di te si trovi bene nel club, che tu abbia fatto un buon lavoro prima di lui. Questo ti porta a studiare tanto. La mia apertura mentale verso tanti generi musicali è nata da lì. Io al Goa ho aperto da Moodyman a Nicolas Jaar, passando per Ben Klock. Insomma, artisti completamente diversi fra loro. Quello che fai è sempre il tuo stile, non cambi niente, però ti insegna ad ascoltare tanta musica, anche al di fuori del tuo cerchio.

Preferisci la dimensione del festival o del club?
Io sono una grande fan dei festival, anche se è un po’ in controtendenza. Amo i club, che rimarranno sempre importanti per me, però mi piace moltissimo avere tanta gente davanti. Mi dà una grandissima adrenalina e mi trovo molto a mio agio sui palchi grossi. Però forse i miei traguardi più grandi fino ad ora sono stati i club: ho suonato allo Space a Miami, al Printworks a Londra. Posti importantissimi per me.

Silvie Loto

Come nasce FLOR?
Ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto creare un mio evento, che fosse un’estensione artistica di quello che sono. Per questo FLOR è nato inizialmente come un’esigenza personale. Dopo tanti anni passati a suonare, soprattutto in Italia, ho sentito il bisogno di restituire qualcosa alle persone che mi seguono e mi supportano da tanto tempo. Volevo creare un evento libero, in cui le persone potessero partecipare e riunirsi. Da lì si è sviluppato un concetto per me molto interessante: come la musica è in grado di trasformare dei luoghi che non sono nati con lo scopo di accoglierla.

Il primo evento è stato infatti in un negozio di fiori.
Mi sono resa conto che anche spazi che non nascono come club, attraverso la musica, cambiano funzione, atmosfera, identità. Diventano temporaneamente un dancefloor, un punto d’incontro. Questo non esclude di portarlo in futuro nei club o in un festival, che rimangono fondamentali per la musica elettronica. Però provare a fare eventi in location non convenzionali è una cosa che trovo molto affascinante.

Silvie Loto

Il debutto di FLOR è avvenuto alla Milano Fashion Week.
Ho un grandissimo legame con la moda da sempre, quindi mi piaceva l’idea di unire fashion e musica in un unico posto. È stato bello vedere persone di due mondi che fluiscono insieme. Per me moda e musica sono due ambiti molto importanti.

Qual è per te la cosa più importante di FLOR?
Sicuramente l’atmosfera. Ho sempre visto la scena elettronica come persone che si riuniscono con una passione comune. Quasi un rituale. È una cosa che mi appassiona tantissimo: vedere persone radunate attorno alla musica, in un evento di giorno, in strada, con un’atmosfera bellissima, persone presenti che si godono davvero il momento.

Cosa puoi spoilerarci sul prossimo appuntamento?
Posso dire che sarà il 28 febbraio a Milano, sempre durante la Fashion Week. La location è un posto di cui mi sono innamorata subito e la comunicheremo pochi giorni prima. Ecco, un concetto importante dell’evento è non parlarne troppo prima. Preferisco che il racconto avvenga dopo, che il party parli da solo. Oggi con i social vediamo tutto prima, sappiamo già cosa aspettarci. È bello partecipare a qualcosa senza sapere esattamente che tipo di esperienza sarà. Non per renderlo difficile, ma per lasciare spazio alla curiosità e vivere più il momento che l’aspettativa.

Che rapporto hai con la comunità che vive il mondo della notte?
Tante volte mentre suono guardo la pista e ho proprio la sensazione di far parte di una famiglia. Attorno al club c’è una community fortissima di persone che seguono la scena, le label, le release, le uscite dei vinili. È bello quando si uniscono tutte insieme. Io sono stata in pista per tanti anni e ancora oggi, quando posso, sto dall’altra parte. È importante non smettere di vedere le cose da lì.

Qual è il tuo sogno oggi?
Vorrei che FLOR diventasse qualcosa che posso portare fuori, far crescere e magari farlo diventare anche una label. È una cosa che ho sempre voluto fare e che ho rimandato. Creare una mia label è sicuramente uno dei miei sogni.

Silvie Loto
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