“Distracted” è l’album più “pop” e a fuoco di Thundercat
Il quinto disco del cantante e virtuoso del basso – con ospiti Mac Miller, Tame Impala, A$AP Rocky e Lil Yachty – spazia con gusto tra vulnerabilità e ironia
Da poco Thundercat è tornato col nuovo album Distracted. Stephen Bruner (questo il suo vero nome) è uno dei musicisti fusion più influenti di oggi, insieme al sassofonista Kamasi Washington e al pianista Robert Glasper, grazie a una brillante commistione tra jazz, hip hop e funk/soul. Un tris d’assi che ritroviamo nell’album capolavoro To Pimp a Butterfly di Kendrick Lamar, uno dei dischi più importanti del terzo millennio. Thundercat è stato protagonista anche del successo del monumentale The Epic di Kamasi Washington e di Cosmogramma di Flying Lotus, altro grande protagonista della rivoluzione sonora della musica black degli anni ‘10.
Thundercat ha suonato per anni con i Suicidal Tendencies e ha collaborato con Erykah Badu, Mac Miller, Bruno Mars, Anderson .Paak, Childish Gambino, Terrace Martin, Bilal, Taylor McFerrin, Kirk Knight e Vic Mensa. Si è messo in luce per l’inconfondibile suono del suo basso, rotondo, funky e lisergico.
Nel 2017 il bassista e cantante californiano si è imposto anche come solista con l’album Drunk. Vi parteciparono artisti del calibro di Kendrick Lamar, Pharrell Williams, Michael McDonald, Kenny Loggins, Wiz Khalifa, Kamasi Washington e Flying Lotus. «Ho sempre cercato di tenere a mente quello che una volta mi hanno consigliato Erykah Badu e Flying Lotus», dichiarò Thundercat durante la presentazione dell’album. «La musica deve venire da un posto onesto. Adesso mi sento come se fossi un posto in cui sono stato diverse volte, ne ho scrutato diversi angoli e ho tratto ispirazione».
Nel 2021 Thundercat ha vinto il Grammy Award come “Miglior Album Progressive R&B” per l’eccellente It Is What It Is. Il disco era attraversato dal lutto per la scomparsa dell’amico Mac Miller. Nel 2015 aveva portato a casa il suo primo Grammy per la collaborazione con Kendrick Lamar in These Walls, premiata come “Best Rap / Sung Collaboration”.
Il nuovo album di Thundercat, Distracted
Dopo sei anni di silenzio discografico, Thundercat è tornato in una versione rinnovata. Lo ritroviamo sobrio, dopo quindici anni di eccessi, con 45 chili in meno grazie alla dieta vegana e a una nuova disciplina mutuata dalla pratica della boxe e del kickboxing. Questa metamorfosi fisica si è tradotta in un rigore compositivo inedito, frutto della scelta di scambiare il genio rapsodico di Flying Lotus con la precisione chirurgica di Greg Kurstin, l’architetto sonoro dietro i successi di Adele, Paul McCartney, Foo Fighters, Liam Gallagher e Sia.
«Greg è un musicista sbalorditivo e un produttore incredibile, ed è diventato anche un buon amico durante il processo. Probabilmente pensa che io sia matto da legare», ha dichiarato Thundercat a The Fader. Se Flying Lotus assecondava le sue digressioni jazz più avventurose, Kurstin apporta una nuova cornice pop che non soffoca il suo virtuosismo, ma lo rende più fruibile.
In Distracted, Thundercat mette insieme una pletora di ospiti che spaziano dal rap d’avanguardia al jazz, passando per il pop. Sebbene il baricentro del disco rimanga il basso a sei corde di Thundercat, Kurstin leviga gli spigoli, ma lascia spazio all’apporto dei singoli ospiti.
Le canzoni
La partenza dell’album è scoppiettante, con i campioni di velocità del jazz contemporaneo, DOMi & JD Beck (rispettivamente ai sintetizzatori e alla batteria). Loro spingono Candlelight verso un virtuosismo acrobatico.
No More Lies è un riuscito incontro tra il pop psichedelico dei Tame Impala e il funk melodico di Bruner. Un brano che suona come una hit radiofonica degli anni ’70 trasmessa da una stazione orbitante. She Knows Too Much, con protagonista il compianto Mac Miller, è il fulcro emotivo di Distracted. Recuperata dalle sessioni del 2018 con il beneplacito della Miller Estate, la traccia vede Mac Miller magnetico e brillante al microfono come sempre. L’arrangiamento è impreziosito dal sassofono di Maurice Brown e da un assolo di tastiere di Taylor Graves. I cori spettrali sono eseguiti da una coppia inedita: Beck Hansen e l’ex bambino prodigio Haley Joel Osment.
I Did This to Myself con Lil Yachty, prodotta da Flying Lotus, riporta Thundercat alle atmosfere lisergiche dei primi due album. Il brano descrive un uomo che insegue l’attenzione di una donna, ammettendo di essersi reso ridicolo. Si chiede se ricorda alla donna il suo ex, perché stia spendendo così tanto per lei. E ammette sottovoce che, nonostante tutto, lei è sempre una “bad bitch”.
Funny Friends con A$AP Rocky è caratterizzato da una linea di basso fluida e spavalda, che mostra un chiaro debito verso la lezione dei Parliament/Funkadelic. Il pezzo getta un ponte tra il jazz d’avanguardia e il rap commerciale, dimostrando come lo strumento di Thundercat possa fungere da connettore tra stili diversi. Rocky rappa le barre “Karma’s a revolver, we livin’ like the Beatles” (“Il karma è un revolver, viviamo come i Beatles”). Un gioco di parole che unisce il titolo dell’album dei Beatles alla natura ciclica delle conseguenze personali.
L’apporto dei The Lemon Twigs nella deliziosa What Is Left to Say aggiunge una patina di soft rock anni ’70. Richiama la precisione pop dei 10cc e le armonie celestiali dei Beach Boys. What Is Left to Say regala la metafora definitiva del disco: “I sentimenti sono come bambini in auto: puoi metterli nel bagagliaio, ma se li lasci guidare non andrai lontano”.
In Distracted Thundercat usa anche il vocabolario sci-fi come uno scudo per la propria vulnerabilità. In Anakin Learns His Fate e Walking on the Moon, cita Barbarella, Uhura di Star Trek e Starship Troopers non per semplice name dropping, ma per descrivere in modo originale l’intimità. L’abbraccio della partner diventa quasi un rifugio, mentre fuori il mondo brucia (come vediamo ogni giorno dalla televisione). La metafora di Star Wars serve a spiegare il fallimento. Ovvero: non è colpa di nessuno se le cose sono andate così, è il destino che ci ha trasformato in un mostro nella mente dell’altro.
Nella seconda parte dell’album, dopo le numerose collaborazioni con i grandi nomi del rap e del pop, l’atmosfera si fa più intima e riflessiva. Si esplora maggiormente il senso di solitudine e la fragilità dei rapporti umani. Qui Distracted cede occasionalmente il passo a un certo languore mid-tempo, in cui l’assenza della regia di Flying Lotus si fa sentire in termini di imprevedibilità.
In Great Americans, Bruner descrive un buffo tracollo domestico in cui parla con i gatti, passa l’aspirapolvere e non risponde a nessuno al telefono. In A.D.D. Through the Roof, il disturbo dell’ADHD viene affrontato con sincerità, collegando la distrazione al passato alcolismo.
Thunder Wave con la talentuosa Willow (figlia di Will Smith) è un brano tra il glamour e il nostalgico. La voce di Thundercat si amalgama alla perfezione con quella della giovane cantante. Ricorda molto il quella di Michael McDonald, esponente di punta del cosiddetto yacht rock. Pozole, uno dei brani più emozionanti e riusciti dell’album, sembra una B-side di Pet Sounds dei Beach Boys. Il suono inconfondibile del suo basso si inserisce perfettamente tra i cori celestiali e un pianoforte ricco di lirismo.
You Left Without Saying Goodbye rappresenta il momento di massima vulnerabilità dell’album: una ballata jazz ampia e sofferta, che funge da commiato dolceamaro dopo l’energia frenetica di Distracted. Thundercat, dopo aver utilizzato la musica e gli ospiti famosi come “distrazione”, si ritrova finalmente solo in una stanza silenziosa ad affrontare il vuoto. Nonostante il tono malinconico, la canzone si chiude con una frase divertente: “Maybe I should start an OnlyFans and show some feet” (“Forse dovrei aprire un OnlyFans e mostrare i piedi”), scherzando sulla necessità di trovare nuovi modi per fare soldi e gestire l’incertezza del futuro.
In conclusione
Distracted di Thundercat è la confessione onesta di un quarantenne che cerca di capire come stare al mondo senza l’anestetico dell’alcol, in cui la distrazione diventa quasi un meccanismo di sopravvivenza. Sebbene la seconda metà del disco possa risultare talvolta un po’ troppo languida e alcuni interventi degli ospiti non sono sempre all’altezza del loro nome, l’album rimane il manifesto sonoro più coeso e umano di Stephen Bruner.
Thundercat è riuscito a restare l’uomo più “distratto” della musica contemporanea con sorprendente lucidità, consegnandoci il suo lavoro solista più pop e a fuoco. L’artista di Los Angeles non è più solo un fenomeno del basso ma anche la voce di chi si sente perso nel proprio salotto, cercando un raggio di luce tra una confessione personale e un assolo funambolico.
