“Cura” di Tony Boy è un disco che va ascoltato tutto d’un fiato
Il nuovo disco del rapper padovano mette l’introspezione al primo posto
Tony Boy, foto: Andrea Bianchera
Era chiaro che Cura di Tony Boy non sarebbe stato un disco tradizionale, non solo per la situazione attuale dell’artista, che per ovvi motivi non ha potuto prendere parte alla promozione del progetto, ma anche per il modo in cui il suo team ha deciso di pubblicarlo, ossia esclusivamente in formato fisico. A questo si aggiunge un video di circa 50 minuti che permette di ascoltare l’intero album su YouTube, riservato però soltanto all’1% dei fan più attivi dell’artista sulla piattaforma. Una scelta a dir poco anticonvenzionale nell’industria musicale odierna, ma da cui Tony Boy ha saputo trarre il meglio.
L’aspetto più interessante di Cura rispetto ai progetti passati dell’artista è proprio questo: il disco fa della sua natura anticonvenzionale il suo punto di forza. La sensazione che si ha ascoltandolo, infatti, è che si tratti di un lavoro studiato per essere ascoltato dall’inizio alla fine, senza saltare nessun brano e senza singoli pensati per trascinare l’album. Il risultato è un progetto coeso che, soprattutto, dà a Tony Boy molto più spazio di manovra per raccontare il proprio dolore mentre cerca la cura del titolo.
Come suona Cura di Tony Boy
Dal punto di vista delle liriche, Cura ci restituisce un Tony Boy che si mette completamente a nudo, dando ancora più spazio a quella componente introspettiva che ha sempre caratterizzato la sua musica. La vulnerabilità non è certo una novità nella discografia del rapper, che ha spesso raccontato le proprie fragilità, i rapporti complicati e le contraddizioni personali, anche se questa volta vengono raccontate con una consapevolezza maggiore. Questa continuità si ritrova anche nelle produzioni, tutte di ottima qualità e capaci di accompagnare il racconto senza distogliere l’attenzione dalle parole di Tony Boy. Allo stesso tempo, però, è proprio sul piano sonoro che Cura lascia qualche rimpianto. Il disco rimane infatti piuttosto vicino alle sonorità a cui l’artista ci ha abituati, senza sperimentare quanto ci si potrebbe aspettare da un progetto così particolare.
Se Trauma metteva al centro le ferite e le difficoltà di Tony Boy, Cura sembra rappresentare il tentativo di affrontarle, senza necessariamente trovare una soluzione definitiva. Non è quindi un disco che racconta una guarigione già avvenuta, ma piuttosto la ricerca di un equilibrio, con tutte le contraddizioni e le difficoltà che ne derivano. Ed è proprio questa dimensione a rendere interessante un progetto che non cerca di reinventare Tony Boy, ma di approfondire una parte della sua identità artistica.

