Con Sorrentino Guè ha fatto il suo ciak migliore
«Paolo ha avuto la grandezza di entrare dentro quella che è la nostra cultura, l’ha approfondita e ascoltata e alla fine è nato lo scambio culturale più grande della mia carriera», ha scritto il rapper che compare ne “La Grazia”
Guè e Toni Servillo
“Sorrentino non avrebbe fatto un ciak migliore”, rappava nel 2015 Guè in Vero, l’album più cinematografico della sua carriera, e chissà se 11 anni fa avrebbe mai immaginato che un giorno, in un lungometraggio del regista premio Oscar, ci sarebbe stato anche lui, la sua Le bimbe piangono, e che proprio quest’ultima sarebbe diventata la colonna sonora per la standing ovation de La Grazia, il nuovo film di Paolo Sorrentino con protagonista Toni Servillo che ha aperto l’82esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia e che, dopo le anteprime mattutine durante le vacanze natalizie, è ufficialmente disponibile nelle sale italiane.
A distanza di un decennio, quella frase sembra quasi profetica: Guè entra davvero nell’universo di Sorrentino, e lo fa interpretando niente meno che se stesso. Nel film, infatti, il rapper rappresenta una sorta di “guilty pleasure” del Presidente Mariano De Santis – interpretato da un magistrale Toni Servillo – che, vicino alla fine del suo mandato, si trova di fronte a un bivio morale (firmare o meno la legge sull’eutanasia, tenendo col fiato sospeso il governo e soprattutto sua figlia, nei cui panni si cala Anna Ferzetti) e alla richiesta di concedere la grazia a due detenuti. Sentita per caso dalla figlia Dorotea, Le bimbe piangono pian piano diventa una piccola ossessione segreta per il Presidente, arrivando persino a chiedere al proprio corazziere di trovargli il titolo di quel brano durante un incontro istituzionale.
Il significato del cameo di Guè ne “La Grazia”
Guè e la sua canzone – con quel “Chiedo dopo perdono, non prima, per favore” lapidario come una massima -, in questo senso, ne La Grazia di Paolo Sorrentino assumono un significato più profondo di un breve cameo o di una semplice soundtrack: prendono infatti la forma di una via di fuga mentale dal peso di essere chi si è, di una riconnessione con un piacere profondamente umano e terreno, così normale eppure così straordinario se pensiamo che a provarlo sia la più alta carica dello Stato.
Emblematica è la scena in cui il Presidente De Santis canta convintamente il brano, una sorta di risposta alla domanda “chi siamo quando nessuno ci vede?”. Allo stesso modo poi, Guè connette lo schermo direttamente con il pubblico: tocca infatti a lui rompere la quarta parete, rappando proprio Le bimbe piangono in faccia allo spettatore.
Guè su Sorrentino: «Lo scambio culturale più grande della mia carriera»
“Essere in qualche modo parte di questa opera per me è un grande onore, credo sia un punto d’arrivo per me e anche la mia gente”, ha scritto il rapper – reduce dall’uscita del suo Fastlife 5: Audio Luxury – su Instagram. “Paolo ha avuto la grandezza di entrare dentro quella che è la nostra cultura, se ne è interessato, l’ha approfondita, l’ha ascoltata e alla fine è nato un rapporto davvero speciale, lo scambio culturale più grande della mia carriera. La Grazia è un suo nuovo capolavoro, io ci sono dentro con un piccolo cameo e con Le bimbe piangono, rappato sapientemente da quel mito di Toni Servillo che nel film interpreta il presidente della Repubblica”.
“Me lo ha fatto scoprire mia moglie”, aveva detto il regista in conferenza stampa presentando il film. “Ci siamo conosciuti quando ho presentato Parthenope a Milano. È molto simpatico. Ho iniziato ad ascoltare la sua musica, e mi ha fatto avvicinare a lui anche una sua certa vena dolorosa. Dietro al novanta per cento dei suoi testi, che non capisco per dei miei limiti generazionali, ci sono delle intuizioni sentimentali molto belle”.
“I testi di Guè per me sono estremamente interessanti“, ha continuato Paolo Sorrentino durante la presentazione de La Grazia a Venezia. “Quando dice “Chiedo dopo perdono non prima per favore” per me sta dicendo una cosa che mi ripeto 50 volte al giorno”.
