Inoki e DJ Shocca: «4 Mani è la nostra dichiarazione di intenti»

A distanza di diciotto anni da Bolo by night, Fabiano-detto-Inoki e Roc Beats tornano a collaborare in 4 Mani, un joint album in cui ci fanno rivivere le emozioni della golden age del rap italiano. Ricordano a tutti come si spinge il vero hip hop e portano anche un po’ di necessario femminismo
Inoki e DJ Shocca, foto di Enrico Luoni

«Oh, ma hai visto che Inoki e Shocca escono con Milano by night??» è stato il messaggio che qualche settimana fa, dopo l’annuncio fatto su Instagram, tre quarti della mia rubrica si è ritrovata a ricevere. Sempre che, ovviamente, la destinataria di quel messaggio non fossi stata prima io. Perché quando due pionieri della doppia H sganciano una bomba del genere, l’unica reazione possibile per tutti i b-boys e le b-girls cresciuti a pane e 60 Hz è un senso di gioia collettivo.

Ma questo, come dice Inoki, era solo l’antipasto. Il primo piatto che ci aspettava era infatti 4 Mani, il primo joint album di Fabiano-detto-Inoki e Roc Beats. Sebbene le loro strade si siano incrociate più e più volte (l’ultima delle quali solo due anni fa in Veterano, la quota golden age in un disco – Medioego – in cui c’era tutta la voglia dell’MC di esplorare altri mondi), questa è di fatto la prima prova come coppia di campioni. Una prova – nemmeno a dirlo – riuscitissima. Sette tracce pregne di passione per la cultura, un vero e proprio manuale da cui trarre nozioni per rappare e produrre.

Per parlarne con i diretti interessati, li abbiamo incontrati negli uffici di Asian Fake ad una manciata di ore dall’uscita. Inoki e DJ Shocca non hanno nessuna ansia da release, sono rilassati (sempre però che non gli venga ricordato quanti anni sono passati da Bolo by night) perché sanno che questo piccolo gioiellino destinato a rimanere un culto del genere è fatto solo per amore e non per le spunte blu o il mercato («Non penso proprio che qualche traccia di 4 Mani diventerà virale su TikTok», ci dice Shocca). E se mai si stuferanno di fare il rap, lo slogan per il loro ingresso in politica è già pronto.

L’ultima volta che vi siete incontrati sulla traccia non è stato troppo tempo fa, infatti avevate collaborato due anni fa in Veterano, un brano potentissimo nell’ultimo disco di Inoki. Come vi è venuta l’idea di continuare con un joint album?

Inoki: Veterano è stata una prova. Con i ragazzi di Asian Fake ci siamo detti «Ma perché non facciamo un pezzo con Shocca e vediamo cosa succede a tornare un po’ all’old school?» Non sapevamo in realtà quale potesse essere la percezione di quel tipo di cose oggi. Invece poi ha fatto dei numeri importanti e da lì ci siamo resi conto che c’era del margine per fare anche altro.

DJ Shocca: Aggiungo che era fortemente voluto non solo da entrambi, ma anche dalle persone fuori.

Inoki: Io in realtà volevo fare un disco drill ma poi mi è toccato fare un disco old school con te…

Però in Medioego avevi sperimentato anche altre cose, il disco poi era quasi tutto prodotto da Chryverde quindi c’era una mano molto giovane.

Inoki: Eh sì, era quasi tutto new school. C’è ancora tanto che deve arrivare comunque.

DJ Shocca: Questa è la sua bellezza. Riesce ad essere sempre rilevante e fresh.

Inoki: Però quando ti ho chiesto di farmi i beat drill mi hai mandato affanculo. Mi hai detto «Io la drill non te la farò mai, vai da un altro». Alla fine però mi sono divertito, dai.

E a 4 Mani come ci siete arrivati?

Inoki: Nella mia vita c’è questa cosa ricorrente del quattro. Io abito in Zona 4, poi eravamo in quattro a lavorare a questo disco. Riferimenti alla numerologia, esoterismo… C’è qualcosa di spirituale.

Però avete già detto che questo è solo il primo capitolo di un qualcosa di più ampio…

Inoki: Ma sì perché quando fai sette tracce così ti viene voglia di farne altre sette. Un po’ te lo chiama… Cosa fai, ti mangi l’antipasto e non ti mangi il primo?

DJ Shocca: Non è una strategia, però abbiamo detto quello che abbiamo detto.

L’annuncio del disco per altro è stato preceduto da quello di Milano by night. Quali sono state le reazioni alla notizia?

Inoki: Era un po’ che mi dicevano «Perché non fai Milano by night?» e io avevo ‘sta cosa in testa già da sei o sette anni. Alla fine l’abbiamo fatta.

DJ Shocca: Con reazioni di incredulità e sorpresa. Dal canto mio il pensiero era «Okay, ora come ci ripetiamo senza che sembri un’operazione di marketing ma qualcosa di autentico? Come rifai il beat senza che sia quello?».

Inoki: Siamo riusciti a farla uguale ma diversa. La metrica io l’ho fatta identica a Bolo by night e ho solo cambiato le parole.

Emis invece ti ha proprio citato nella sua strofa.

DJ Shocca: Beh ma ricordati anche l’età che ha lui. Emis ha dieci anni in meno di noi giusti giusti, è stato proprio colpito da quella roba lì.

Inoki: Devo dire poi che dopo aver fatto Duomo da solo in Medioego mi sembrava giusto celebrare questa città con le persone che la rappresentano di più.

Sono passati diciotto anni da Bolo by night

DJ Shocca: Cazzo…

Inoki: Potevi non ricordarmelo però…

Allora facciamo finta che non l’abbia detto. Volevo sapere però cosa è cambiato per voi e cosa invece è rimasto uguale a quel periodo. Inoki, hai iniziato un nuovo percorso discografico ma mi sembra che tu sia ancora molto legato alla strada, alla zona, alla gente. Le persone che conosco che a loro volta ti conoscono mi dicono che sei sempre rimasto iper real.

Inoki: Perché io per quanto provo a uscire dalla zona poi torno sempre lì. Io in zona sto bene, è la mia linfa vitale. Potrei vivere in un altro modo ma non ce la faccio proprio.

DJ Shocca: Sicuramente sono cambiate completamente le dinamiche negli ultimi cinque/dieci anni. Il mio modo personale di affrontare questa cosa è invariato.

E in queste dinamiche dell’industria voi come vi inserite?

DJ Shocca: Detto alla francese ce ne strafottiamo i coglioni. Non è mai stato un calcolo quello che facevamo, tanto meno adesso.

Infatti in Spunta blu dite proprio «Lo faccio per amore, cazzo me ne frega della spunta blu». Che poi è un po’ lo stesso concetto di «Siamo sempre per la strada mentre tu sei online»…

Inoki: Io però ce l’ho la spunta blu! Anche questa cosa del blu… Dopo domani mica apre la metro blu?

Eh sì, M4 come 4 Mani.

Inoki: Oh, l’avevo detta io sta roba, nessuno l’aveva capita!

A proposito di social, ormai gli artisti che non si piegano ai dettami di TikTok e simili sono rimasti in pochi o sbaglio?

Inoki: Ogni volta ce lo dicono di TikTok, ma io manco ce l’ho. Non dovevo dirla questa cosa? Dovevo dire che sono un tiktoker?

DJ Shocca: Ma io c’ho 43 anni, posso mettermi lì a fare i contenuti per TikTok?!

Inoki: A me si rigirano gli occhi a guardare cinque minuti di TikTok, figurati.

Infatti ascoltando 4 Mani ho avuto un po’ la sensazione che abbiate voluto fare un gran bell’esercizio di stile da parte di entrambi per far vedere come si fa davvero questa roba. È così?

DJ Shocca: Giustissimo. Non volevamo fare il compitino però, volevamo dire «Okay, così è come va fatto, ci siamo? Avete capito?». È la nostra dichiarazione di intenti, l’avete ascoltata bene?

Inoki: Fra’, se domani ti candidi io ti voto, giuro. Io voglio fare il sindaco di Corvetto.

Ho una domanda per Shocca. Negli ultimi anni ti sei dedicato in larga maggioranza a progetti solisti, come quello di Egreen, ora questo con Inoki e un disco con Mistaman che uscirà questa settimana. Trovo che un grande punto di forza di ciascuno sia la tua capacità di modellare su ognuno di loro dei beat che definirei sartoriali, completamente diversi ma in cui allo stesso tempo si sente tantissimo la tua mano. Dopo 60 Hz e Struggle Music, ti vedremo ancora in un producer album o preferisci focalizzarti sui singoli artisti?

Inoki: No ma non hai capito, lui da ora lavorerà solo con me.

DJ Shocca: (Gli manda un bacio, ndr). Su questo voglio aprire una piccola parentesi. Il discorso di cucitore di abito sonoro è un mix. A volte io propongo una selezione di beat e vengono scelti, a volte sono io a modellarli appositamente. Quello che conta poi è il risultato, quindi se a te arriva questo io ti ringrazio tantissimo. Per quanto riguarda il producer album, se la risposta che c’è attorno è effervescente, se un certo tipo di sound verrà amato di nuovo, allora non lo posso escludere.

E lo faresti con i veterani o anche con qualche giovane leva?

DJ Shocca: Se lui (Inoki, ndr) me lo permette ci saranno sia veterani, sia dei fresh kids. Ci sono comunque dei requisiti per avere un beat di Shocca eh, attenzione.

Inoki: Rondodasosa su un beat di Shocca. Ci starebbe, eh? A me piace un sacco come usa la voce lui, anche se sulla scrittura deve ancora maturare. Ma è giusto così, ancora deve vederne di cose nella vita.

DJ Shocca: Beh, se si indovinano i bpm giusti l’atmosfera potrebbe funzionare, non è una cazzata per niente.

Non vi piace il racconto che c’è adesso della street life?

Inoki: Mah personalmente lo trovo poco profondo, poco poetico. Per me il rap è poesia di strada, punto. Io l’ho conosciuto così e per me è così, se non fai quello dove vai? Poi il flow ce l’hanno eh, devono solo migliorare su quello.

DJ Shocca: Ci deve essere poesia anche nel racconto della strada, se mi racconti pari pari le situazioni è una cronaca fine a se stessa. Manca quella cosa di accarezzare le immagini.

E invece Sorelle come è nato? È un pezzo molto particolare se rapportato a come la donna viene canonicamente dipinta nel rap italiano. Quando avete presentato il disco qualcuno dalla platea l’ha definito “femminista… ma in senso positivo” (Tu che hai detto questa cosa, e magari stai leggendo e ti riconosci in queste parole, ti prego, scrivimi. Muoio dalla voglia di sapere cosa sia il femminismo in senso negativo, ndr).

Inoki: Nonostante le donne me ne abbiano fatte di tutti i colori voglio ancora credere che possa esserci la speranza dell’amicizia e della sorellanza. Il messaggio che voglio lasciare è questo. È un tema che comunque viene affrontato in modo molto superficiale, proprio da livello bar.

DJ Shocca: In Italia su questa cosa c’è ancora molto da fare. Noi abbiamo voluto dare il nostro contributo così.

Inoki: Io mi son trovato a fare freestyle con gente che c’ha i platini in casa ed era un continuo «Mi scopo la tua tipa» / «C’ho il cazzo più lungo». E che palle. Ma poi non è vero, se lo fai non lo dici. E comunque è assurdo nel 2022 dire che questo pezzo sia innovativo, questo ti fa capire tante cose.

DJ Shocca: Ecco, qui volevo arrivare. Dire che è una cosa unica è folle. Dovrebbe essere una cosa normale, cazzo.

Ecco, se mai doveste scendere in politica il vostro slogan potrebbe essere “Il femminismo riparta da Inoki e Shocca”.

DJ Shocca: Capito? E chi l’avrebbe mai detto! Ci chiamiamo il prossimo disco così.

Inoki: Mi piace come titolo, se lo metti come titolo dell’intervista io ci sto.

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