I BTS svelano il titolo del loro quinto album: ma cosa significa “ARIRANG”?
Un termine che rimanda a un canto tradizionale coreano antichissimo, ma il cui significato non è mai stato univoco. Ecco alcune curiosità storiche sul nome del quinto album della band K-pop
Quando i BTS hanno svelato il titolo del loro quinto album, ARIRANG, in molti saranno corsi ad ascoltare una delle 60 diverse versioni dell’inno non ufficiale della Corea. Anche perché, per i non avvezzi alla cultura del Paese, è il primo risultato quando si cerca il termine su internet. Un canto popolare famosissimo quanto antico, tant’è che si dice sia nato nel quindicesimo secolo. La canzone è patrimonio dell’UNESCO ed è uno dei punti principali di contatto – e di unione – del Nord con il Sud. Il motivo è legato al periodo della dominazione dell’impero giapponese, quando Arirang rappresentava un inno di resistenza. In particolare durante le dimostrazioni del 1° marzo 1919 quando vigeva il divieto di cantare brani patriottici.
Nel corso degli anni il brano è stato coverizzato e registrato in tutti i modi. Persino la Cina, il Giappone e una divisione dell’esercito statunitense (quella impiegata nella guerra di Corea) hanno le loro versioni. A oggi, esistono almeno 3600 variazioni. Tra le varie cover del brano folk ce n’è anche una degli stessi BTS eseguita nel giugno del 2016 al Kcon di Parigi. Esattamente dieci anni fa, come a chiudere un cerchio.
Il disco in uscita il prossimo 20 marzo, con annesso un tour mondiale, è stato descritto dalla band come il «culmine di un lungo viaggio» oltre che una dimostrazione di gratitudine e riconoscenza nei confronti dell’ARMY che li ha sostenuti nel periodo di pausa dovuto al servizio militare obbligatorio. Tutti temi che si ricollegano in parte a uno dei tanti significati attribuiti al termine Arirang che, in realtà, un siginificato ben preciso non ce l’ha.
Quello più accreditato e diffuso vuole che derivi dall’unione di ari” (아리) (bello) e “rang” (랑), termine che si riferisce a una “persona amata”. Questa versione fa risalire il canto a una leggenda della tradizione coreana che racconta di due giovani innamorati separati da un fiume. Il loro amore, secondo le diverse versioni della storia, non è mai a lieto fine e, a seconda dei casi, la ballata assume il valore di canto d’addio o di lamento per la lontananza.
Arirang nella storia coreana
La prima testimonianza scritta dell’esistenza di un canto intitolato Arirang risale a un manoscritto del 1756. L’origine del brano viene collocata nella regione montuosa di Jeongseon, nella provincia di Gangwon. Secondo alcuni storici si diffuse in tutta la Corea quando, nella seconda metà dell’Ottocento, per volere del principe Heungseon Daewongun, i lavoratori di quella zona si trasferirono a Seoul per la ricostruzione del palazzo reale. Quel canto divenne un modo per affrontare la lontananza dalle loro famiglie. La prima registrazione del brano invece risale al 1896, è conservata alla Library of Congress a Washington e venne realizzata dall’etnologa Alice Fletcher con tre studenti coreani. In tutte le migliaia di versioni del canto c’è sempre una sola cosa che rimane immutata: il ritornello Arirang, arirang, arariyo.
Arirang nel corso degli anni è diventata la colonna sonora di alcuni dei più importanti eventi della Corea del Sud. Venne per esempio utilizzata durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Pyeongchang del 2018. Ai Mondiali di calcio del 2002, invece, era uno dei cori dei tifosi di casa. A dimostrazione del suo potere unificatore, addirittura alle Olimpiadi di Sydney del 2000 in Australia, sia la Corea del Sud che quella del Nord sfilarono insieme con la bandiera dell’unificazione coreana. In sottofondo andava proprio Arirang.
Il cinema
I BTS hanno scelto Arirang come titolo di un loro disco e questo ovviamente cambierà per sempre la storia di questo termine legandolo ancora di più alla musica. Eppure, in questa storia c’entra molto anche il cinema. Si intitolava così infatti anche il film muto del 1926 di Na Woon-gyu, una delle primissime star del cinema del Paese. Perché questo titolo? Perché alla fine del film si chiedeva al pubblico in sala di intonare proprio quel canto popolare.
Nel 2011 invece Kim Ki-duk usciva al cinema con il documentario autobiografico Arirang, presentato al Festival di Cannes dove vinse il Prix un certain regard. Nel lungometraggio il regista coreano affrontava una fase complicata della sua vita artistica e personale. In merito al brano disse: «Attraverso Arirang comprendo gli esseri umani, ringrazio la natura e accetto la mia vita così com’è adesso».
