La tossicità delle reaction dei vocal coach sui social: l’opinione di Pachy Scognamiglio
Etica, didattica e responsabilità nell’era dei contenuti acchiappa-like: una riflessione del vocal coach dei grandi nomi della musica italiana
Pachy Scognamiglio
Negli ultimi anni si sta diffondendo, all’interno della categoria professionale dei vocal coach, un fenomeno preoccupante: quello delle reaction alle esibizioni degli artisti del panorama musicale italiano. Video estratti dal web, smontati e rimontati con espressioni facciali studiate, commenti giudicanti e sarcasmo calibrato per generare engagement. Perché sui social funziona così: dove c’è derisione, polemica e umiliazione, l’algoritmo premia.
A colpire non è la critica in sé, che può essere legittima, ma la modalità. Assistiamo a una sorta di banchetto collettivo, in cui sedicenti esperti salgono in cattedra come davanti a un altare sacrificale, forti di una terminologia anatomica imparata a memoria e di una presunta superiorità tecnica. Una superiorità che spesso non si traduce né in arte, né in risultati concreti. E qui la domanda è inevitabile: che fine ha fatto il nostro codice etico di insegnanti?
Pur definendosi vocal coach o insegnanti di canto, alcuni hanno scelto di trasformarsi in content creator dell’indignazione, alimentando odio e disprezzo nei confronti degli artisti della scena musicale. Un insegnante dovrebbe diffondere cultura, consapevolezza, amore per il percorso di crescita. Non inseguire follower mettendosi in cattedra a elencare quanto “tutti cantino male”. Questo non è divulgazione, è intrattenimento basato sulla svalutazione altrui.
Pachy Scognamiglio: «La distruzione non forma e non educa»
Alcune osservazioni critiche possono essere comprensibili. Tuttavia, quando si scelgono deliberatamente le peggiori esibizioni per ridicolizzarle, non si sta facendo didattica né informazione: si sta semplicemente offrendo un passatempo a un pubblico arrabbiato, frustrato e in cerca di un bersaglio facile. Le orecchie, per fortuna, le abbiamo tutti. E se davvero si vuole parlare di preparazione vocale, lo si può fare in modo costruttivo, rispettoso e utile. La distruzione non forma, non educa, non eleva.
È facile ottenere visibilità cavalcando l’odio. È molto più difficile — ma infinitamente più nobile — portare luce, bellezza, conoscenza e senso critico. Interessa a meno persone, forse. Ma nel tempo restituisce credibilità, autorevolezza e soddisfazioni reali, anche sul piano professionale. Chi trasforma l’insegnamento in derisione pubblica non sta educando: sta semplicemente cercando visibilità che la propria voce non ha mai ottenuto.
Articolo di Pachy Scognamiglio
