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Alan Sorrenti: “Figli delle Stelle” ha quasi 50 anni ma non li dimostra

L’album più famoso del cantautore napoletano, trascinato dall’iconica title track, viene ripubblicato da Universal Music in un vinile ad alta fedeltà per la collezione “Studio Original Master”

  • Il2 Aprile 2026
Alan Sorrenti: “Figli delle Stelle” ha quasi 50 anni ma non li dimostra

L’introduzione al pianoforte ricca di lirismo, i synth ariosi e cinematici, il folgorante riff di chitarra alla Chic, il testo sensuale e spirituale al tempo stesso, l’irresistibile groove funky/soul. Sono alcuni degli ingredienti del successo di Figli delle Stelle, una delle più belle canzoni italiane degli ultimi cinquant’anni, che ha reso Alan Sorrenti una star del pop. Un brano che non è mai passato di moda e che ha trovato un nuovo pubblico di giovanissimi, grazie a TikTok, alle playlist “italo disco” e alla pubblicità di una nota compagnia telefonica.

La Gen Z è stata conquistata dall’originalità e dal talento di questo artista, da molti considerato uno dei padri nobili del cosiddetto itpop, che non ha mai smesso di pubblicare nuova musica. Pensiamo all’ultimo, convincente album di brani originali Oltre la Zona Sicura del 2022. La produzione era firmata dal giovane e talentuoso Ceri, che tanto ha contribuito al successo di Franco126 e Frah Quintale.

La ristampa di Figli delle Stelle di Alan Sorrenti

Il percorso musicale di Alan Sorrenti è uno dei più originali, sorprendenti e affascinanti della scena pop rock italiana. Dopo il debutto discografico con gli album prog Aria del 1972, Come un Vecchio Incensiere all’Alba di un Villaggio Deserto del 1973 e con l’omonimo Alan Sorrenti del 1974, il cantautore napoletano ha virato verso la fusion in Sienteme, It’s Time to Land del 1976.

Il 1977 è l’anno del trionfo “disco” di Figli delle Stelle, oltre un milione di copie vendute solo in Italia, trascinato dall’indimenticabile title track. Universal Music, dopo avere meritoriamente ristampato Di Notte qualche mese fa, ha pubblicato il 27 marzo la nuova edizione dell’iconico album Figli delle Stelle. Il vinile è la terza uscita della collezione “Studio Original Master”. Rappresenta un ulteriore step verso il miglior livello possibile di qualità sonora per un disco considerato un vero capolavoro della musica italiana.

«Sono fiero ed orgoglioso che uno dei miei album di maggior successo sia entrato in questa prestigiosa collana di vinili», ha dichiarato Alan Sorrenti. «Figli delle Stelle incontra lo stile, la sapienza ed il gusto di Pino “Pinaxa” Pischetola, professionista sensibile e attento all’arte dei suoni, raro nel settore! Un intervento tecnico e creativo di revisione scrupolosa delle tracce originali che offre un ascolto unico, valorizzando qualità e contenuti».

I vantaggi ottenuti sono una maggior chiarezza e una migliore risposta in frequenza, insieme a una diminuzione di rumore, distorsione e compressione. In sostanza, la più alta qualità possibile, in modo da permettere agli ascoltatori di apprezzare questo repertorio di canzoni come mai prima d’ora.

Il successo e le critiche

Figli delle Stelle è il quinto album in studio di Alan Sorrenti. Fu registrato tra l’Italia e la California nel 1977 con la collaborazione di artisti di fama internazionale: il produttore Jay Graydon (a cui dobbiamo l’indimenticabile ostinato di chitarra della title track), il bassista David Hungate (Toto) e il pianista David Foster (Madonna, Céline Dion, Bee Gees, George Harrison). Completarono allora una band da sogno il batterista Ed Greene (Steely Dan, Donna Summer), il percussionista d’avanguardia Steve Forman, il chitarrista Nicola Di Staso e il bassista Dino Cappa: due eccellenze italiane che hanno saputo dialogare alla pari con la sezione ritmica americana.

Nel 1978 Figli delle Stelle risultò l’ottavo disco più venduto in Italia, trainato dal grandissimo successo dell’omonimo singolo. Rimasto ai vertici della classifica per diversi mesi, il brano fu uno dei primi pezzi dance cantati in italiano.

L’uscita dell’album provocò un terremoto in Italia. Il pubblico dei festival d’avanguardia e degli appassionati di prog rock gridò al tradimento, accusando Sorrenti di essersi “venduto al sistema” e al dio denaro. L’attacco più celebre arrivò da Franco Battiato. In Bandiera Bianca citò il brano in alcune liriche sprezzanti: “Siamo figli delle stelle, pronipoti di sua maestà il denaro”. Eppure lo stesso Battiato avrebbe poi seguito una parabola simile nell’album La Voce del Padrone del 1981. Era la dimostrazione che Sorrenti non stava seguendo una moda passeggera ma stava dettando un nuovo canone internazionale al pop italiano.

Le canzoni di Figli delle Stelle di Alan Sorrenti

La ristampa del capolavoro americano di Sorrenti rappresenta un’occasione per riscoprire un album che contiene diverse canzoni memorabili. Figli delle Stelle si amalgama alla perfezione al secondo brano Donna Luna, sia per lo stesso sound funky/soul che per il testo, a cavallo tra astronomia e sensualità. Il falsetto di Sorrenti si insinua tra le pieghe di un arrangiamento notturno, dove brilla l’assolo di sax di Jay Pritchett.

Sorrenti stupisce in Passione, una delle canzoni napoletane più celebri, scritta nel 1934 da Libero Bovio e musicata da Ernesto Tagliaferri e Nicola Valente. Passione viene riarrangiata qui in quello stile “L.A. Sound” che ha influenzato tutto l’album, strappandola alla tradizione dei mandolini per trasportarla nei Fender Rhodes.

…E Tu Mi Porti Via è il pezzo più soft e romantico di Figli delle Stelle, benché nel ritornello acquisti ritmo e groove. La metrica spezzata e il bridge finale evocano un malinconico addio su un’auto che sfreccia verso l’orizzonte. Un Incontro in Ascensore è il brano più pop e leggero dell’album. Una sorta di racconto in soggettiva di una “one night stand”, che utilizza parole semplici in chiave ritmica, seguendo la lezione coeva di Battisti.

Molto meglio la successiva Casablanca, che ha un’introduzione da antologia: un contagioso riff di chitarra, seguito da tastiere avvolgenti e da armonizzazioni vocali alla Beach Boys. Casablanca è un cocktail di Brasile ed Europa, immaginato in Marocco e registrato a San Francisco.

Per l’album Sienteme, It’s Time to Land del 1976, Sorrenti era andato con il suo fotografo di fiducia a realizzare la copertina a Casablanca. La canzone scatenò una ridda di ipotesi e illazioni, perché allora la città era famosa per le operazioni con le quali gli uomini cambiavano sesso. In realtà il titolo era semplicemente frutto di un viaggio in un luogo molto amato dal cantante.

C’è Sempre Musica nell’Aria è una ballad raffinata, costruita prevalentemente su pianoforte e chitarra acustica, con un finale in crescendo. Nonostante la sua struttura nel solco della tradizione melodica italiana, il brano ha alcune finezze strumentali che le conferiscono un respiro internazionale. Gran finale con la lunga cavalcata funky rock di Tu Sei un’Aquila e Vai, una jam infuocata e liberatoria di otto minuti, arricchita da un testo sensuale e motivazionale al tempo stesso.

In conclusione

Con Figli delle Stelle Alan Sorrenti superò il provincialismo italiano di fine anni ‘70. Dimostrò che si poteva competere con le produzioni americane, senza però rinunciare alla melodia mediterranea. L’album, non esattamente ascrivibile al movimento “disco”, ha portato la musica funky/soul anche al di fuori delle discoteche, dentro i territori della ricerca sonora di qualità.

Inoltre Figli delle Stelle ha imposto un modello dove il ritmo del testo conta quanto il suo significato, influenzando due generazioni di artisti, da Zucchero, Daniele Silvestri e Raphael Gualazzi fino ai moderni paladini dell’urban pop.

Nel corso di una lunga intervista di alcuni anni fa, Alan Sorrenti ci raccontava qual è, secondo lui, il segreto del clamoroso successo di Figli delle Stelle. «Se analizzo la genesi del brano, le parole allora mi venivano quasi da sole e ricadevo sempre nella frase ‘figli delle stelle’. Una frase che dice quello che siamo, cioè degli esseri universali. La fisica quantistica ha poi scoperto e provato che noi abbiamo gli stessi elementi di cui sono formate le stelle. Questo messaggio spirituale, che ci tocca nel profondo a livello inconscio, unito alla carica di energia e di gioia pura che dà la musica, ha fatto sì che questo brano passasse attraverso diverse generazioni».

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