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“Faith” di George Michael torna nei negozi: perché è un capolavoro del pop anni ‘80

In occasione dei dieci anni dalla scomparsa del cantautore anglo-cipriota, Sony Music ripubblica il suo album più fortunato (oltre 25 milioni di copie vendute) in sei formati fisici

  • Il20 Febbraio 2026
“Faith” di George Michael torna nei negozi: perché è un capolavoro del pop anni ‘80

Dettaglio della copertina dell'album

Sono passati quasi dieci anni da quel tragico 25 dicembre del 2016, quando ci ha lasciato improvvisamente George Michael, una delle più belle voci maschili nella storia del pop. Per un crudele gioco del destino, il cantautore anglo-cipriota è morto per un attacco cardiaco proprio nella notte di Natale, quella festività che, da 42 anni, è legata a filo doppio alla sua Last Christmas. Un anniversario che Sony Music celebra oggi (20 febbraio) con la pubblicazione della ristampa di Faith, l’album più fortunato di George Michael.

Le ristampe di Faith di George Michael

Per celebrare l’influenza che questo capolavoro di George Michael continua ad esercitare nella musica, nella moda e nella cultura pop, a quasi quarant’anni dalla pubblicazione originale, escono per la prima volta diverse edizioni limitate in vinile di Faith. L’album sarà disponibile in vinile Red & Black Marble Limited Edition, Picture Disc, nelle versioni vinile, doppio vinile black con Blu-Ray e in versione CD.

Il progetto è realizzato nel rispetto del pianeta: in ogni fase del processo si è puntato a ridurre al minimo l’impatto ambientale, scegliendo materiali sostenibili e metodi di produzione responsabili. L’album è stato prodotto presso Optimal Media in Germania. Per ogni copia pressata, viene effettuata una donazione al progetto regionale di conservazione della natura del Parco Naturale Nossentiner / Schwinzer Heide a supporto della riforestazione, della manutenzione e della gestione forestale.

L’avvio della carriera solista

La storia dell’album è strettamente collegata alla fine dell’epopea degli Wham. Il duo, all’apice del successo, si sciolse dopo il trionfale concerto d’addio del 26 giugno 1986, in uno stadio di Wembley affollato da 80mila fan entusiasti, a cui parteciparono anche Simon Le Bon ed Elton John come ospiti.

Dopo lo show di Londra, George era ormai lanciatissimo nella sua carriera solista grazie ai singoli Careless Whisper e A Different Corner,ma forse neanche lui si aspettava un esordio così trionfale. Faith ha venduto oltre 25 milioni di copie, ha vinto un Grammy Award come Album dell’anno, oltre ad aver conquistato numerosi MTV Awards e Brit Awards.

I premi controversi

Grazie al suo album di debutto, il cantautore anglo-cipriota è diventato il primo artista bianco a salire ai vertici della classifica americana di R&B e a vincere due American Music Award nella categoria R&B. Due premi che scatenarono forti polemiche nella comunità afroamericana, che lo considerava un artista troppo “pop” per vincere quei riconoscimenti.

Cresciuto a pane e dischi Motown fin da adolescente, George Michael considerava l’approvazione del pubblico black americano come una “giustificazione a quello che facevo, una consolazione per l’assoluta mancanza di credibilità”. E così, per scrollarsi di dosso l’immagine del teen idol, per Faith si ispirò alla grande lezione della musica soul, forte del duetto del 1986 con Aretha Franklin, regina incontrastata della musica dell’anima, in I Knew You Were Waiting.

Ho vinto due premi che di solito sono dedicati ad artisti neri, e in molti pensavano che avessi passato il segno”, afferma George nel documentario Freedom. “Capisco il loro punto di vista adesso e lo capivo anche all’epoca. Mi sembrava una cosa molto triste: non ho mai voluto rubare nulla alla cultura afroamericana. Cercavo solo di scrivere bella musica”. Impresa decisamente riuscita.

Le canzoni di Faith di George Michael

Dalle note di organo di Faith, che suonano in modo ieratico Freedom degli Wham, introducendo così la contagiosa title track rockabilly alla Bo Diddley, alle sensualissime Father Figure e I Want Your Sex, dal funky elettronico di Monkey alla splendida ballad jazzistica Kissing a Fool, George Michael riuscì a dare a Faith un sound inconfondibile e personalissimo. Un originale mix tra pop, soul, dance e R&B, che lo lanciò definitivamente nell’Olimpo del pop accanto a giganti come Michael Jackson, Prince e Madonna.

Nel videoclip di Faith, scandito dal suo inconfondibile riff di chitarra, George Michael si presentò con barba incolta, jeans scoloriti e giubbotto di pelle nera, un look da rocker anni ’50. Il giubbotto diventerà talmente iconico da spingere il cantante a farlo bruciare nel videoclip di Freedom 90, annunciando così un deciso cambiamento musicale rispetto al passato.

One More Trye Father Figure, due ballad a cui si devono migliaia di cuori trafitti da Cupido negli anni ’80, sono ancora oggi due classici del pop-soul. Hand to Mouth, in cui George racconta un’America attraversata da povertà e desolazione, strizza l’occhio allo stile di Billy IdolLook At Your Hand, basata sulla storia del matrimonio in disfacimento di una ex, è un omaggio al sound coevo del suo amico Elton John.

Il vero capolavoro del disco è Kissing a Fool, collocata saggiamente alla fine di Faith. Una magnifica torch song con voce, piano e contrabbasso in primo piano, da raffinato crooner, che non avrebbe affatto sfigurato nel repertorio del grande Nat King Cole.

In conclusione

Faith non è solo uno dei migliori dischi d’esordio solisti di sempre ma anche uno dei più longevi, alimentato dai singoli tratti mese dopo mese: il primo uscì nel giugno 1987, il settimo quasi un anno e mezzo dopo.

Mentre il mondo continua a riscoprire il genio di George Michael, Faith rimane un monumento al suo straordinario talento da autore e interprete, oltre che produttore e arrangiatore della sua stessa musica. Il suo spirito rivive oggi nelle voci dei cantanti che sono stati ispirati dalla sua sincerità artistica, dal suo stile elegante e dalla sua forte personalità.

“Quando ascolti un disco delle Supremes o dei Beatles”, dichiarò George nel 1988, “come fai a non capire che l’euforia di un buon disco pop è arte?”.  Un’euforia che ancora oggi, e probabilmente per molti anni a venire, emerge dai solchi del suo album capolavoro.

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