Fulminacci ha scoperto cos’è la vita veramente
“CALCINACCI” è un breakup album senza rabbia nè risentimento, il disco più personale della carriera del cantautore romano
Foto di Simone Biavati
Nascondersi sotto una giacca gigante alla David Byrne, oppure esorcizzare ogni forma di possibile sfortuna, abbracciandone ogni indizio, dal cappello sopra al letto fino al passaggio sotto una scala. Che quando sei bambino non esistono le mezze misure. Scappi e ti tappi gli occhi oppure fai esattamente il contrario di quello che le regole impongono. Se poi le certezze della tua vita vanno in frantumi, diventa tutto ancora più facile e spontaneo. Filippo si è ritrovato in mezzo ai CALCINACCI di una lunga relazione che ha condizionato il suo modo di vivere, scrivere ed essere Fulminacci.
Mai come ora la persona e il nome d’arte sono stati così sovrapponibili. Il quarto album del cantautore romano è il più personale della sua carriera. Il primo in cui l’ironia non è più una barriera tra la sua vita privata e il pubblico e, quando c’è, è un accessorio per rendere meno amaro l’essere in balìa degli eventi.
Lo è anche il Filippo del cortometraggio che accompagna l’album. Trentadue minuti in cui convivono simbolismi e illuminazioni passeggere. Da un pinocchio di legno in frantumi si sviluppano una serie di incontri fortuiti con personaggi a pezzi che il protagonista, quasi inconsapevolmente, riscostruisce. C’è lo sfasciacarrozze aspirante paninaro (interpretato da Piero Sermonti), il paninaro aspirante padre e un calcolatore assiduo della vita (Tutti Fenomeni davanti alla camera è sempre un fenomeno). Forse tutti lati del vero Fulminacci, leggendolo in modo metaforico. A maggior ragione è un libretto delle istruzioni perfetto per comprendere CALCINACCI: «Un videoclip del disco senza canzoni». Perché i fan della prima ora dell’artista potrebbero rimanere spiazzati a un primo ascolto. È un album diverso, nonostante la traccia d’apertura Indispensabile lasci presagire un continuum con Infinito +1 a livello di struttura e arrangiamento.
Tutto il disco è incentrato sulla ricostruzione di sé, sul come (non) sfruttare i calcinacci e tentare di ricomporli. «Ho capito che stare scomodo è la chiave per avere soddisfazioni nuove. Sono sempre stato uno molto fedele alla mia persona. Mi ha sempre molto messo in crisi di viaggio, la scoperta, il cambiare persone, il cambiare luoghi» racconta Filippo. CALCINACCI è frutto di incontri, sia quelli “normali” come quello raccontato in Maledetto me – una persona che non vedi da tempo e alla quale non hai il coraggio di chiedere davvero cosa vorresti sapere – sia quelli professionali, come quello con Pietro Paroletti, aka Golden Years.
La sua mano negli arrangiamenti è preponderante e si nota in quel gusto semi-retro di pezzi come Casomai, Niente di particolare e Stupida sfortuna. C’è tanto del suono di FUORI MENÙ, non solo per la presenza nella tracklist di Sottocosto. Questo a discapito dei suoni più “dal vivo” e in presa diretta che avevano caratterizzato i lavori precedenti.
Scomodo
Durante la visione del corto – che avrà una vita sua, tra festival e sala – i più esperti si divertiranno a beccare i tanti easter eggs. Uno dei più evidenti è per esempio il nome del bambino al quale Fulminacci deve badare in ospedale che si chiama Tommaso. Al di là di questo, il primo impatto con CALCINACCI è destabilizzante. Il concept stavolta è ingombrante a tal punto che in quasi ogni brano emerge la componente più sentimentale e malinconica di Filippo.
In questo suo rimuginare viene messo in evidenza l’essere un Peter Pan nella vita di tutti i giorni. «Il bambino che balla Freddie Mercury nel video che ho postato il giorno della finale di Sanremo, è esattamente quello che sono adesso. Lo spirito è quello e, per me, deve rimanere tale per fare questo lavoro». Se rispetto ai dischi precedenti la voglia di giocare viene meno nei testi, per quanto riguarda il sound e le influenze è evidente.
Ci sono gli archi, brani più acustici ed esperimenti “sintetici” come la conclusiva L’avventura. I riferimenti al grande cantautorato sono meno nascosti. In Indispensabile viene citato Stefano Rosso. Nel featuring con Tutti Fenomeni, oltre all’inizio della prima strofa dove gli echi di Battiato e di Un centro di gravità permanente sono fortissimi, viene riletto in chiave dissacrante il “diremo ancora sì” di Quello che le donne non dicono. Mitomani è uno dei momenti migliori dell’album, uno dei rari in cui la serietà viene apparentemente sospesa in favore della satira. Non poteva essere altrimenti data la presenza di Giorgio (qui la nostra intervista per il suo ultimo album Lunedì).
Il mestiere di personaggio famoso viene riletto dal punto di vista di chi vive nel mondo dello showbiz, fatto di richieste assurde, compleanni di lunedì e ristoranti. «Tutti i cantanti sono esperti di ristoranti. C’è questa cosa che si va a cena spesso nei periodi più liberi. Abbiamo vita in cui per mesi magari non abbiamo niente da fare e per altri siamo le persone più impegnate della terra» scherza Filippo che si mette nel gruppone.
Anche in questo caso per uscirne vivi l’unica arma è il bambino interiore che l’ha anche aiutato a godersi il Festival di Sanremo: L’ho affrontato come un bambino. Quando mi chiedevano cosa mi aspettassi, ripetevo sempre: “Vincere”». A tal proposito, alla fine il premio della critica l’ha vinto lo stesso pur presentando il brano a sua detta meno adatto per quel riconoscimento. Meno di zero, in effetti, è molto diversa da Stupida sfortuna. Meno orchestrale, più pop, meno da cuore spezzato e più da Tante care cose. Nella tracklist di CALCINACCI è un modo per riprendere fiato.
La vita veramente
Il carattere molto emotivo dei nuovi brani raggiunge l’apice nella canzone più personale della sua carriera: Tutto bene. «Mi sono messo con la chitarra a casa e ho detto: “Questo sono io. Questo è tutto quello che mi passa per la testa”». Un pezzo in cui la pioggia lieve sulle scarpe non è più un problema e l’apocalisse, termine che torna spesso nel corso del disco, è una scusa per ricostruirsi e ricombinarsi. Come le tessere dei mosaici che hanno accompagnato i primi singoli.
Nel raccontare il nuovo album Fulminacci sottolinea il modo in cui ha imparato a fare i conti con la vita che succede, gli imprevisti e i disaccordi: «Ho fatto pace con il fatto di dover piacere a tutti a ogni costo. Questo mi portava ad avere paura di affermare di non pensarla allo stesso modo. Da piccolo ero convinto che non essere d’accordo su qualcosa con qualcuno volesse automaticamente dire litigarci».
Nel disco c’è anche un pezzo, scritto per il film Strike – Figli di un’era sbagliata, in uscita il prossimo 26 marzo. In Nulla di stupefacente alla produzione torna okgiorgio e stupisce il modo in cui il brano si interseca nel concept pur essendo nato in modo differente. È come se Fulminacci facesse tesoro di quanto accaduto nella sua vita personale nell’ultimo anno e mezzo. Racconta dell’importanza di fare luce, prendere in mano i calcinacci, cercare di ricomporli e trovare il coraggio di chiedere aiuto. CALCINACCI è coraggioso, per lo stile, per i testi più personali e il leggero allontanamento dalla zona di comfort e nel suo essere un breakup album che preferisce la riflessione al risentimento. Per qualcuno sarà un pregio, per altri un difetto. Il dato di fatto è che Fulminacci ha scoperto cos’è la vita veramente.
I Palazzacci e il tour all’aperto
Palazzacci Tour
- 09 aprile 2026 – ROMA, Palazzo dello Sport
- 11 aprile 2026 – NAPOLI, Palapartenope
- 15 aprile 2026 – MILANO, Unipol Forum
- 18 aprile 2026 – FIRENZE, Nelson Mandela Forum
Fulminacci all’aperto
- 23 giugno 2026 – PADOVA, Sherwood Festival
- 25 giugno 2026 – COLLEGNO (TO), Flowers Festival
- 26 giugno 2026 – PISA, Pisa Summer Knights
- 28 giugno 2026 – SERVIGLIANO (FM), NoSound Fest
- 2 luglio 2026 – BOLOGNA, Sequoie Music Park
- 9 agosto 2026 – MELPIGNANO (LE), Sei Festival
- 10 agosto 2026 – LOCOROTONDO (BA), Locus Festival
- 12 agosto 2026 – CATANIA, Sotto il Vulcano Fest
- 21 agosto 2026 – ALGHERO, Alguer Summer Fest
- 30 agosto 2026 – MANTOVA, Mantova Summer Festival
