“Kiss All The Time. Disco, Occasionally” di Harry Styles è un’ode a fare ciò che ci pare
Il quarto album in studio del cantautore inglese non ha (quasi) nulla a che fare con i suoi lavori precedenti, e le aspettative per i live sono alle stelle
Harry Styles
Se il primo album omonimo gli aveva permesso di costruire un’identità sonora distante da quella degli One Direction, Fine Line ne ha consolidato la direzione. Se con Harry’s House è arrivata la consacrazione definitiva, con Kiss All The Time. Disco, Occasionally, Harry Styles sembra aver raggiunto un nuovo punto di svolta — forse il suo apice creativo, almeno per ora. Oggi, venerdì 6 marzo, esce il quarto album solista del cantautore britannico: un lavoro che si discosta nettamente dai precedenti. E non è necessariamente un male.
Se nei suoi progetti passati esisteva comunque un filo rosso — soprattutto nella coerenza del sound —, in questo nuovo disco Styles prende una strada diversa. Si allontana dal passato e abbraccia l’estetica del clubbing, dell’elettronica e perfino alcune sfumature psichedeliche. Ma non si tratta solo di un disco fatto per ballare. È anche un album che invita alla riflessione. L’uso dell’orchestra lo suggerisce chiaramente, anche se per coglierne davvero il senso serve più di un ascolto.
Dentro Kiss All The Time. Disco, Occasionally c’è molto dei viaggi e delle esperienze vissute da Styles durante la pausa che si è concesso dopo la fine del Love on Tour, concluso nel luglio 2023 a Reggio Emilia. Un periodo che ha reso questo lavoro più europeo e profondamente legato alla vita reale. Le influenze della scena berlinese si percepiscono chiaramente, così come quelle degli LCD Soundsystem, già da Ready, Steady, Go!, fino a Taste Back e American Girls.
L’impronta del disco non resta nemmeno completamente pop, se non in alcune tracce che richiamano le ballad più romantiche, come The Waiting Game. Anche qui, però, la base è attraversata da beat psichedelici che ne cambiano la prospettiva. All’estremo opposto troviamo Coming Up Roses, una ballad nel senso più tradizionale del termine: un approccio quasi sussurrato, cori dosati con precisione e archi che incorniciano le parole in un crescendo quasi catartico, proprio come accade in Carla’s Song.
Un cambiamento (quasi) radicale per Harry Styles
I primi segnali di evoluzione si erano già intravisti con Aperture. Il singolo, pubblicato a metà gennaio, ha segnato ufficialmente il ritorno sulle scene dopo una lunga attesa. È stato il primo indizio del cambio di pelle del cantautore britannico, capace di alzare ulteriormente le aspettative per questo quarto progetto discografico. Un’anticipazione calcolata del mood e della direzione del disco, accompagnata da una serie di indizi disseminati online e nelle città di tutto il mondo. A partire dal ritornello — quasi un mantra — della frase “We belong together”, la stessa citazione apparsa alla fine di un video sul suo canale YouTube e su diversi billboard comparsi in varie metropoli.
Uno statement che si appoggia su un sound intriso di pop anni ’70, suonando come una prima dichiarazione d’intenti da parte dell’ex One Direction. L’album mescola diversi elementi: pianoforti raffinati, chitarre elettriche, bassi corposi e batterie pulsanti. A tratti, la voce di Harry Styles diventa parte integrante dei beat, intrecciandosi con le diverse trame sonore create e sintetizzate con grande precisione.
Come suona Kiss All the Time. Disco, Occasionally?
Inconfondibile anche la cura della produzione. Dietro il disco c’è la firma di Kid Harpoon, una delle vere chicche del progetto. Non è la prima volta che il producer collabora con Styles: i due hanno già lavorato insieme in passato, ma qui la loro intesa sembra raggiungere un nuovo livello. I riff di chitarra incontrano le atmosfere anni ’70 e ’80, lasciando spazio anche a incursioni in territori finora poco esplorati dall’artista, come il rock, la disco più pura e l’elettronica. Elementi apparentemente distanti che, in questo disco, trovano però un sorprendente punto di equilibrio.
Ancora una volta, il produttore — vincitore del Brit Award come autore dell’anno nel 2023 — lascia il segno con una cifra stilistica riconoscibile. Ma non è l’unico. In questo viaggio creativo c’è anche Tom Skinner, collaboratore di lunga data di Styles, che contribuisce a dare ulteriore densità alla tracklist grazie a synth incisivi, bassi grintosi e batterie potenti, come in Ready, Steady, Go!. Un’ulteriore conferma che Kiss All The Time. Disco, Occasionally è un album pensato anche per vivere pienamente nella dimensione live.
Tutti dovremmo sentirci liberi
Forse non è un disco per tutti. E probabilmente non è nemmeno un album che si può comprendere davvero al primo ascolto. Ma una cosa è certa: Kiss All The Time. Disco, Occasionally racchiude tutte le intenzioni di Harry Styles. Un progetto nato non per compiacere il pubblico, ma per soddisfare una sua esigenza artistica, spingendosi oltre la comfort zone del pop puro.
Il risultato è un lavoro che segna l’inizio di una nuova fase della sua carriera. Una trasformazione che, proprio per la sua libertà di movimento tra generi e influenze, fa crescere inevitabilmente l’attesa per i live del 2026, quando Styles sarà protagonista di diverse residency in giro per il mondo. In fondo, Kiss All The Time. Disco, Occasionally è soprattutto questo: un’ode alla libertà. E un invito agli ascoltatori a prendersela, proprio come ha fatto lui.
