Joseph, in esclusiva il track by track di “METROPOLI SOLITUDINE”
L’EP dell’artista nasce da un periodo di isolamento e introspezione forzata: ce lo ha raccontato traccia per traccia
METROPOLI SOLITUDINE è l’EP d’esordio di Joseph disponibile da venerdì 13 febbraio per Island Records/Universal Music Italia. Il titolo contiene in sé un grande ossimoro: da una parte l’immagine della città, un luogo affollato per eccellenza e dall’altra parte la sensazione di isolamento. Ed è proprio da questo sentimento e da una introspezione forzata che nasce il progetto discografico. Il tutto alimentato dalla difficoltà di accettare i proprio lati irrisolti e lo sguardo (e il giudizio) degli altri.
L’EP si sviluppa in sei tracce e l’invito verso gli ascoltatori è quello di non replicare questo comportamento, anzi, si incoraggia ad accettare l’affetto altrui. Joseph esplora il suo rapporto con gli altri, dall’amore fino alla relazione con la sua famiglia.
METROPOLI SOLITUDINE mette a fuoco la contraddizione nel sentirsi soli nonostante l’essere circondati da persone. La stessa title track approfondisce questo concetto portandolo su un piano ancora più intimo aprendo un dialogo diretto con la propria solitudine trattata come un’entità reale caratterizzata dai tratti dell’isolamento e dell’abbandono a sé. Il racconto personale si trasforma così in un invito ad abbassare le proprie mura, a ricordarsi che fuori possono esistere ascolto, comprensione, affetto e umanità.
Il track by track di Joseph su METROPOLI SOLITUDINE
01. III
È l’intro del progetto. È un brano sul rapporto con i miei genitori. Ho scelto questo titolo non tanto per rimarcare il fatto che il nostro nucleo familiare sia composto da tre persone – io, mia madre e mio padre -quanto per rappresentarlo graficamente in modo minimale: come se ogni numero fosse una persona, tre figure una accanto all’altra. È un pezzo che ho scritto a Imperia, in una casa sul mare. In quei giorni ho scritto anche Metropoli Solitudine. La cosa curiosa è che inizialmente non ero molto convinto di III. Poi l’ho registrata, l’ho riascoltata… ed è stato un pugno nello stomaco.
02. FENOMENALE
Anche questo è un pezzo scritto al mare, un paio d’anni e mezzo fa. Eravamo in Puglia, a Torre Lapillo. Successivamente lo abbiamo portato a Sanremo Giovani, dandogli una nuova vita e una nuova consapevolezza.
03. METROPOLI SOLITUDINE
La title track è un dialogo con la solitudine, che si personifica e diventa una sorta di confidente. Avevo scritto una sola frase prima di lavorarci davvero: “Dentro una metropoli solitudine cercherai di entrare nelle case di chiunque.” Era l’unico verso. Poi, sempre a Imperia, nella casa sul mare, abbiamo costruito tutto il resto del brano. Musicalmente è forse il pezzo più influenzato da quella nuova wave di R&B alternativo e dai suoi maggiori esponenti.
04. CANTILENE (feat. Jason)
Cantilene nasce da una collaborazione con Jason. È un brano sull’incomunicabilità in un rapporto: sul non riuscire a parlarsi davvero, a capirsi. In realtà stavamo lavorando insieme per scrivere un pezzo destinato a qualcun altro. Però in quella sessione ci siamo trovati talmente bene che abbiamo finito per scrivere qualcosa di totalmente nostro, dall’inizio alla fine. Eravamo così entusiasti che non abbiamo resistito: ci siamo detti “facciamolo uscire così com’è”.
05. AMARAVOGLIA
Amaravoglia costruisce una piccola narrazione in uno scenario quasi surreale: la luna e le stelle scompaiono, qualcuno le ruba. Il brano si ispira, in senso “teologico”, alla morte di Dio: alla perdita di riferimenti, valori, certezze. Racconta la reazione a questa condizione, il ripartire da sé stessi e provare a brillare di luce propria. È un pezzo breve, ma è stato scritto in pochissimo tempo, cosa che non mi capita spesso. Sono uno che rimugina molto, faccio sempre tanto labor limae prima di chiudere un brano.
06. NINA
Nina è l’outro dell’EP. È un brano che concretizza la distruttività che quel periodo di isolamento e sconforto ha avuto su di me e sugli altri. È, in particolare, una lettera di scuse e di spiegazioni a una persona con cui ho vissuto un rapporto d’amore e d’affetto, finito proprio in quel periodo, anche per le condizioni in cui mi ero messo. Musicalmente, l’outro, con i cori, il sax, le chitarre e le batterie, mi sembrava il modo giusto per chiudere l’EP: con un’ultima nota dolorosa, ma allo stesso tempo dolce, quasi paradossalmente festosa.
