Michael Jackson e Prince: il derby infinito continua in vinile
Il 30 gennaio escono per la prima volta in vinile la compilation Number Ones del Re del Pop e gli album HITnRUN phase one e HITnRUN phase two del genio di Minneapolis. Una rivalità che non è mai finita…
Per un curioso gioco del destino, oggi (30 gennaio) Michael Jackson e Prince tornano a confrontarsi nei negozi di dischi. L’occasione è data dall’uscita in contemporanea (e per la prima volta assoluta in vinile) della compilation Number Ones del Re del Pop e degli album HITnRUN phase one e HITnRUN phase two del genio di Minneapolis.
Da una parte Number Ones di Michael Jackson
Uscito originariamente nel 2003, Number Ones raccoglie i singoli di Michael Jackson arrivati alla #1 delle classifiche mondiali, riunendo oltre vent’anni di hit indimenticabili che lo hanno consacrato come l’eterno King of Pop: dalle iconiche Billie Jean e Thriller fino a brani come Black or White e You Rock My World. Oltre alle suoi successi più conosciuti, troviamo anche canzoni meno note, ma ugualmente straordinarie, come Break of Dawn (dal sottovalutato album Invincible ) e il singolo One More Chance, scritto apposta da R. Kelly per questa raccolta.
Ogni traccia racconta un capitolo fondamentale della sua carriera, un percorso che ha ridefinito i confini dell’intrattenimento e influenzato intere generazioni di artisti. Number Ones è disponibile in due edizioni da collezione: 2LP in vinile nero e 2LP in vinile rosso opaco (edizione limitata). Con questo nuovo formato, Sony Music offre ai fan e ai collezionisti un’esperienza d’ascolto di qualità superiore e un oggetto da collezione destinato a diventare un must per ogni amante della musica.

Dall’altra parte HITnRUN phase one (e phase two) di Prince
NPG Records e Paisley Park Enterprises, in collaborazione con Legacy Recordings (divisione catalogo di Sony Music Entertainment), pubblicano oggi HITnRUN phase one (in versione 1LP su vinile nero) e HITnRUN phase two (in doppio LP su vinile nero) di Prince. I due album tornano in stampa anche su CD, per i collezionisti che sono ancora affezionati a questo formato. Pubblicato il 7 settembre 2015, HITnRUN phase one fu il 38º album in studio di Prince, contenente materiale nuovo e registrato nei due anni precedenti. Prince utilizzò per la prima volta il termine “Hit n Run” per descrivere i concerti a sorpresa che avrebbe tenuto nel corso della sua carriera.
Nell’estate del 2015, Prince annunciò che avrebbe pubblicato un album con lo stesso nome e che «le cose stavano per diventare sperimentali, strane e super funky». Uscito appena tre mesi dopo phase one, HITnRUN phase two fu il 39° e ultimo album in studio pubblicato durante la vita di Prince, il 12 dicembre 2015. Accreditato come “prodotto, arrangiato, composto e performato da Prince & The New Power Generation”, l’album arrivò in un momento culturale molto acceso ed era profondamente radicato nel contesto sociale dell’epoca.

Il derby musicale che ha segnato gli anni Ottanta e Novanta
Un destino tragico e beffardo ha portato via il 25 giugno del 2009 Michael Jackson per una dose eccessiva di Propofol da parte del suo medico curante Conrad Murray. Sette anni dopo, il 21 aprile 2016, è morto anche Prince per una overdose accidentale di fentanyl, un potente antidolorifico oppioide. Due vuoti incolmabili, per gli amanti della musica black. Prince è stato protagonista, negli anni Ottanta e Novanta, di un vero e proprio derby musicale con Michael Jackson, dividendo in due, come solo i grandi riescono a fare, i loro fan.
Michael Jackson, l’uomo dei record
Michael Jackson ha lasciato un’impronta indelebile nella cultura popolare degli ultimi cinquant’anni, percorrendo strade che nessuno aveva intrapreso, trasformando i video in film e innalzando il pop a forma d’arte. I suoi passi vengono insegnati nelle scuole di danza moderna, i suoi album vendono ancora milioni di copie e ogni anno il numero dei fan cresce in modo consistente.
Jackson detiene il record sia per l’album più venduto di sempre, il capolavoro Thriller, che di maggior filantropo nella storia del rock (certificato dal Guinness dei Primati) con 400 milioni di dollari donati a 39 associazioni benefiche. Il Re del Pop è stato un precursore in tutti i sensi, un vero artista capace di raccontare lo spirito del suo tempo, o, meglio ancora, di anticiparlo, ponendo per primo all’attenzione del mondo l’emergenza ambientale e il razzismo in canzoni “pop”.
Prince, l’instancabile genio musicale
L’incontro tra la sensualità del funky, il calore del soul e l’irruenza del rock, oltre a un’ impareggiabile genialità compositiva e a una straordinaria tecnica come polistrumentista, sono alcuni dei segreti dell’inconfondibile sound di Prince. La sua musica è stata un costante work in progress, in continua evoluzione e sempre aperto a nuove influenze, che ha permesso al genio di Minneapolis di rinnovarsi costantemente nel tempo, senza mai snaturare il suo inconfondibile stile.
Mentre gli anni Ottanta erano dominati da artisti rassicuranti e vagamente dandy, Prince sembrava un inquietante mix dei suoi eroi del passato: si vestiva come Jimi Hendrix, aveva i baffi di Little Richard e ballava come James Brown, ma al ritmo della amata drum machine Linn, collegando idealmente la tradizione del funk e del rock con il suono del futuro. La sua attività era a dir poco febbrile. A volte lavorava anche tre giorni di seguito senza dormire, dividendosi tra tre band, i Revolution, i Time e le Vanity 6.
Prince usava la sua musica e la sua immagine per superare le barriere tra razze, generi e stili musicali (i suoi idoli sono Joni Mitchell, Carole King, Fleetwood Mac, Eric Clapton, Rolling Stones e Jimi Hendrix), cambiava con naturalezza registro vocale da maschile a femminile, i suoi abiti eccentrici erano creati su misura per lui, i suoi show erano esperienze multisensoriali, quasi dei riti dionisiaci.
Le differenze e punti in comune tra i due giganti della black music
Entrambi neri, nati tutti e due nel 1958, cresciuti a pane e dischi black della Motown e della Stax, le storiche etichette del soul anni Sessanta, dotati di un talento fuori dal comune, Michael Jackson e Prince erano destinati fin dalla culla a diventare rivali. Anche se numericamente il confronto è improponibile, visto che Jackson solo con Thriller ha venduto circa 100 milioni di album, Prince ha dalla sua una impareggiabile genialità compositiva e una straordinaria tecnica come polistrumentista, mentre per il ballo e l’impatto emotivo delle canzoni la bilancia pende di nuovo dalla parte del Re del Pop.
Un altro elemento che ha accomunato i due pesi massimi della musica nera di quel periodo è stata l’uscita di due film semi-autobiografici, ma mentre Moonwalker non fa onore alle qualità artistiche di Michael Jackson (confidiamo nel biopic di prossima uscita Michael), molto più convincente risulta Purple Rain, anche se girato con risorse ridotte dallo sconosciuto regista Albert Magnoli. La pellicola racconta le vicende di Kid, alter ego di Price, tra tormentate vicende familiari, l’amore per la sua ragazza e le difficoltà nel farsi strada nello show business.
Il film incassa oltre cento milioni di dollari e la colonna sonora, nella quale spiccano le splendide When doves cry e la title track Purple Rain, vince un meritato Oscar. Il disco rimase per 21 settimane consecutive al primo posto nelle classifiche americane, un record battuto soltanto da, neanche a dirlo, Michael Jackson, che con Thriller restò sul podio più alto delle chart per ben 28 settimane.
Michael Jackson e Prince: due giganti inimitabili
I temi ricorrenti della monumentale produzione discografica di Prince, 39 album in studio contro i soli 10 del Re del Pop (6 , se consideriamo Off the wall il suo primo vero disco da adulto) sono il sesso in tutte le sue sfumature, l’amore romantico, una spiritualità difficilmente catalogabile nei rigidi schemi di una confessione religiosa e i mali oscuri della società, spesso tenuti nascosti come la polvere sotto il tappeto.
Meno carnale e più legato alla pace, alla speranza, alla difesa della natura e alla fratellanza tra i popoli è la musica di Michael Jackson. A unirli restano anche le battaglie contro le rispettive etichette discografiche, la capacità di anticipare i tempi e, al di là di tutto, un talento fuori dal comune e un posto di primo piano tra i più grandi artisti della storia del pop e della black music, a cui hanno dato una qualità e uno spessore rari da trovare negli anni Ottanta.
Ci piace pensare che oggi Michael Jackson e Prince (che mai hanno collaborato in carriera se non una volta a sorpresa in un concerto di James Brown) si siano ritrovati per dar vita a un duetto stellare, magari accompagnati dalla chitarra di Jimi Hendrix, dai cori di Marvin Gaye e dalle inconfondibili “urla” di James Brown, i loro numi tutelari.
