Mille a Bologna: «Finalmente mi sono tolta la coperta di Linus»
La cantautrice porta uno show di 90 minuti ricco di femminilità, sensualità e quel pizzico di anima da rocker. Siamo andati a vederla
Mille
Spontanea, ribelle, anticonvenzionale e spudoratamente sincera. Mille a Bologna ha portato al Locomotiv Club un vero e proprio show. Non solo di musica, ma anche di tante piccole note teatrali nei dettagli e che, con l’aiuto di un pubblico energico, sono emerse e hanno fatto da filo rosso per tutta la durata del concerto al quale non sono mancate nemmeno mosse da rocker come lo stage diving o il fatto di cantare (letteralmente) in mezzo al pubblico. In fondo, se il rock è un movimento anticonformista, allora Elisa Pucci (alias Mille) è una vera rockettara che è riuscita a portare sul piccolo palco del club un live da mille e una notte.
Elisa o Mille?
Il Locomotiv è certamente un posto cardine a Bologna. Quando si entra la location è ricca di quadri e di scritte sui muri. C’è un bar in fondo alla stanza, un giardino ampio e ovviamente un piccolo palco. Il backstage dà tutte le vibe di essere proprio nella città giusta. Non mancano infatti le scritte sulle pareti proprio come si trovano generalmente passeggiando per le vie bolognesi. Ci sono tantissimi poster di un numero incalcolabile di band. Un divano vecchio, strumenti, vestiti sparsi ovunque, qualche pizzetta, bicchieri di plastica e un leggero odore di sigarette. Ed è proprio qui che Mille e la sua band si preparano per andare in scena. C’è chi si lancia i trucchi, chi accorda gli strumenti, chi canticchia qualche motivetto.
Ma quindi quanto il personaggio è la persona e viceversa? Quanto c’è della persona che sei quotidianamente nella versione di te sul palco? Nel caso di Elisa la differenza non si nota proprio. Tutta la spontaneità e l’energia appartengono sia alla persona che al personaggio che certamente viene costruito, ma al fine di uno spettacolo. L’autenticità che Elisa mette nei testi di Mille e al 100% lei. «Se mi chiami Mille o Elisa è la stessa cosa», conferma l’artista. Semplicemente si tratta di un lato di sé, quello che fa conoscere al pubblico. L’attenzione ai particolari, inoltre, è fondamentale sia per l’artista che per la sua band: dalla scelta dei look, alle pose sceniche fino alla setlist del concerto.
Un live da Mille e una notte a Bologna
Il live comincia con Mille sul palco da sola. Il suo stile è barocco con pantaloni di pelle anni ‘70, camicia bianca con le balze, una giacca a pois. Ma se Mille deve pensare a un tipo di estetica, quello che le viene subito in mente come riferimento è Jimi Hendrix: pantaloni a zampa, camicia sbottonata e chitarra alla mano. Quello che salta all’occhio però è il cappello a forma di cono che si innalza sopra la sua testa e di un bastone. La storia, o meglio lo show può cominciare. La sala è sold out e il pubblico molto variegato. Le persone la seguono anche da posti lontani rispetto alla venue. C’è gente di La Spezia che canta sotto palco, ma anche (e persino) dalla Sicilia.
«Questa volta volevo entrare sul palco da sola. Di solito se no entra la band prima di me. Ma questa volta volevo togliermi tutte le coperte di linus che portavo addosso», racconta Mille la mattina dopo il live a Bologna. Prima, Elisa faceva parte di una band, i Moseek, e cantava sempre in inglese. «Prima non mi muovevo se non stavo con qualcuno, poi ho detto: “Sti cazzi”, ma di quel tipo che a Roma lo intendi come un “I don’t care”».
Inoltre, la risposta del pubblico è stata più che positiva tanto è vero che Mille, a un certo punto del concerto a Bologna, fa stage diving, come una vera rockstar, sul pubblico presente nel club. Le persone la trascinano portandola sopra le proprie teste, mentre la band aumenta il ritmo. Ma non è tutto. Durante il live, che è stato senza interruzioni per un’ora e mezza circa, Mille canta anche al centro della venue tra i suoi fan fin quando uno di loro la prende sulle spalle e lei canta girandosi tra la folla sulle note di Qualcosa di stupendo.
Impossibile per il pubblico non cantarla a squarciagola insieme a lei che è riuscita a portare nella dimensione live non solo il mood degli anni ‘70, ma una vera e propria estetica vintage accurata che le ha dato quel tocco di retrò, ma pur sempre contemporaneo, sottolineato anche dalla buona qualità del suono e di un sound che riesce a spaziare tra i vari generi musicali anche all’interno delle stesse canzoni. «Il pubblico influenza molto l’andamento del concerto, ma non la musica perché quello che scrivo è sempre molto autobiografico», racconta Elisa.
Una grande libertà di espressione
L’aria di libertà è tangibile nell’espressione artistica di Mille. «Non mi è mai fregato un ca**o di quello che dice la discografia, sinceramente, non mi faccio proprio il problema. È il pubblico che sceglie e che si prende anche quello che tu gli proponi», racconta Mille.
«Le persone hanno inventato dei tempi, dei ruoli e dei modi di fare. Se non hai i mezzi per analizzare qualcosa ti avvali dello stereotipo e io da quello cerco di distaccarmi. La musica non è una scienza esatta», aggiunge Mille, scevra di ogni pressione dettata da una società che sempre più costantemente “impone” quando e quali traguardi bisognerebbe raggiungere in un certo lasso di tempo o di carriera.
Insomma, il live di Mille a Bologna è stato una vibrante dichiarazione di libertà, palpabile in lei, nella band e nel pubblico. Un concerto che ha intrecciato teatralità, femminilità e sensualità senza mai rinunciare a un’anima rock, capace di tenere il pubblico incollato fino all’ultimo accordo.
