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Robbie Williams: “Britpop” è un guanto di sfida ai Beatles e agli Oasis

Nel suo tredicesimo disco in studio, la popstar britannica (che potrebbe superare il record dei Fab Four) rivisita gli anni ‘90, tra chitarre taglienti, bizzarrie e una ritrovata libertà creativa

  • Il19 Gennaio 2026
Robbie Williams: “Britpop” è un guanto di sfida ai Beatles e agli Oasis

Chissà in quanti avrebbero scommesso, nel 1990, su quel sedicenne dinoccolato, con il ciuffo da bravo ragazzo, una voce ancora immatura e una simpatia contagiosa. Trentasei anni fa è iniziata sottotraccia l’epopea dei Take That, una delle boy band di maggior successo degli anni ‘90, di cui Robbie Williams è stato uno dei membri cardine. Uscire da una macchina da soldi perfettamente oliata per intraprendere una rischiosa carriera solista è stato un atto certamente coraggioso da parte del cantante, ma gli ottimi risultati (85 milioni di album venduti e 15 album al numero uno nel Regno Unito) hanno confermato la bontà della scelta di correre da solo.

Oggi Robbie Williams, a 51 anni, è un artista e un uomo in pace con se stesso, che vive tra Londra e Los Angeles, dopo che i ben noti problemi di droga e di depressione hanno minato alcune fasi della carriera, caratterizzata da brusche cadute e da clamorosi successi. Williams ha recentemente fatto i conti con il proprio passato con un biopic, Better Man, che lo ritrae come uno scimpanzé in CGI, e un toccante documentario per Netflix, narrato in gran parte dalla sicurezza del suo piumone. Eppure, in questo processo di autoanalisi, è emerso un rimpianto, una sorta di fantasma musicale: l’album che avrebbe voluto pubblicare nel 1995, subito dopo aver lasciato i Take That, nel pieno del fermento Britpop.

Il suo tredicesimo lavoro in studio, intitolato proprio Britpop, è la risposta a quel desiderio, un tentativo di chiudere un cerchio creativo rimasto aperto per troppo tempo. L’uscita dell’album, prevista inizialmente a settembre 2025, è poi slittata a ottobre e di nuovo rimandata per non sovrapporre la pubblicazione a quella di The Life of a Showgirl di Taylor Swift.

L’uscita di Britpop di Robbie Williams

La data di uscita prevista era il 6 febbraio e invece Williams l’ha pubblicato a sorpresa lo scorso venerdì (16 gennaio). Il motivo è presto spiegato: è una buona settimana per fare uscire l’album nel Regno Unito, in assenza di altre grandi release, sperando così di andare al numero uno della classifica inglese. Se l’album arriverà alla vetta della classifica, Robbie supererà i Beatles per il numero maggiore di album al primo posto in UK (entrambi sono fermi oggi a 15 dischi al numero uno).

Williams ha dichiarato al The Scott Mills Breakfast Show su BBC Radio 2: “Sì, lo desidero più di ogni altra cosa in questo momento, ovviamente. Vorrei precisare che sto andando oltre con l’immaginazione. Quando si parla di questo genere di record e ci sono io, non so come sia successo, so solo che è successo. Fa uscire allo scoperto la mia sindrome dell’impostore in modo massiccio e la prima cosa che provo è imbarazzo per questo. Penso di meritarmelo? No. Sono forse sul punto di riuscirci? Sì. E posso imparare ad esserne grato e felice? Grato, forse, orgoglioso, non ne sono ancora sicuro, vedremo se ciò accadrà”.

Britpop è uno dei migliori album di Robbie Williams da diversi anni a questa parte, che mostra una delle popstar più carismatiche della Gran Bretagna al suo meglio: sfrontato, imprevedibile e irresistibilmente magnetico. Il tentativo di Williams di realizzare un disco saturo di chitarre e ispirato agli anni ’90 da un lato rappresenta una forma di chiusura con un’epoca in cui si sentiva un outsider del music biz. Dall’altro, è una riappropriazione di quel suono per cui era stato criticato all’inizio della sua carriera solista, quando veniva accusato di emulare goffamente le band che dominavano allora le classifiche (Oasis e Blur).

Robbie Williams - Britpop - recensione nuovo album - 2

Le canzoni dell’album

Con la sicurezza di chi ha venduto 85 milioni di dischi, l’ex Take That è tornato oggi a cimentarsi con quei suoni, senza alcun timore reverenziale. Il travolgente brano di apertura Rocket, con la chitarra esplosiva di Tony Iommi dei Black Sabbath, mette subito in chiaro che Williams fa dannatamente sul serio in Britpop. Lo spavaldo inno chitarristico Spies prosegue sulla stessa linea, con un testo che riflette su una “gioventù dissipata” con un pizzico di malinconia (“Stavamo svegli tutta la notte / Pensando di essere tutti delle spie / Pregando che il domani non arrivasse”).

In Cocky, impreziosita dalla collaborazione con Gaz Coombes dei Supergrass, Williams mostra tutta la sua arroganza da consumato showman, con un brano glam rock a cavallo tra Lyla degli Oasis e Personal Jesus dei Depeche Mode: “Tu riesci a parlare con Gesù, io riesco a parlare con Dio”. Una delle tracce più catchy e folli dell’album è senza dubbio Morrissey. Una canzone, composta a quattro mani con l’ex rivale Gary Barlow, vista dalla prospettiva di uno stalker completamente ossessionato e innamorato del frontman degli Smiths. Un brillante e coinvolgente synth pop in stile Erasure, che mostra al meglio l’umorismo tagliente di Robbie.

L’album si avventura anche in territori inaspettati con le energiche e ironiche Bite Your TongueYou, che presentano entrambe sezioni rap e ritmiche alla Wet Leg. Uno dei brani migliori dell’album è It’s OK Until the Drugs Stop Working, con le sue lussureggianti orchestrazioni anni ‘60 e un astuto riferimento testuale al suo successo Angels (“lei mi offre protezione”). In esso Robbie si spoglia della maschera sbruffona dell’intrattenitore per mostrare il talentuoso crooner pop che tutti conosciamo.

La conclusione

All My Life, una grande ballata su se stesso in stile Oasis, è una sorta di manifesto del suo personaggio: “Masochista ma sempre divertente / E so che morirò ma non lascerò mai il palco”. Da applausi anche Human, una toccante ballad elettronica realizzata in collaborazione con Chris Martin dei Coldplay e il duo messicano Jesse & Joy: l’ennesima dimostrazione della versatilità di Williams.

Pretty Face cattura perfettamente lo spirito e l’energia dell’epopea del Britpop, un periodo in cui il futuro sembrava ancora una promessa luminosa e non una minaccia. L’unico mezzo passo falso dell’album è la conclusiva Pocket Rocket, un finale fiacco e di maniera per un album ricco di brio.

Ascolta Britpop di Robbie Williams

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