“This Music May Contain Hope” di RAYE è una luce di speranza tra milioni di nuvole grigie
Dopo il successo di “Where Is My Husband!”, il nuovo album della cantautrice britannica uscirà venerdì 27 marzo
In un mondo in cui tutto è frenetico e veloce, This Music May Contain Hope di RAYE ci fa rallentare. Il nuovo album della cantautrice britannica uscirà venerdì 27 marzo, ma dopo solo un primo ascolto, per riprendere il titolo del nuovo progetto discografico dell’artista, possiamo già dire che sì, questo disco contiene davvero della speranza. Qualche assaggio da pelle d’oca l’abbiamo già avuto a Bologna, durante una delle tappe del suo “This Tour May Contain New Music Tour”. La dimensione live è infatti una delle caratteristiche che più contraddistinguono la cantautrice, che riesce a districarsi tra numerosissimi elementi che abitano il palcoscenico e che sono stati ripresi anche all’interno del disco. Archi, fiati, batterie, tastiere, percussioni, chitarre, cori e molto altro ancora.
Questi sono solo alcuni degli strumenti che aggiungono densità e potenza a tutti i vari brani del disco. Il nuovo progetto discografico di RAYE viene descritto da lei stessa come un viaggio emotivo che attraversa le diverse stagioni dell’anno. Si inizia dall’autunno e si conclude in estate. Proprio per riprendere questo tipo di estetica, le tracce sono disposte in un ordine tale da far attraversare tutti questi periodi all’ascoltatore, trasportandolo dal buio verso la luce, dal vento autunnale al sole estivo passando per il gelo dell’inverno fino alla fioritura della primavera.
This Music May Contain Hope di RAYE è il trascorrere di un anno
Certo, il trascorrere di un anno non è veloce, anzi. Infatti anche questo disco non lo è. Al contrario, le canzoni presenti nella tracklist sono ben diciassette. Anche la loro durata è superiore alla media dei brani che siamo abituati a sentire. Quasi nessun pezzo dura meno di quattro minuti. Bisogna mettersi comodi e assaporare ogni dettaglio, minuziosamente studiato. In un tempo in cui gli stream corrono e l’ascoltatore medio si sofferma sui primi dieci secondi per capire se gli piace o meno una canzone, schiavi a volte anche delle logiche di TikTok, RAYE invita tutti a prendersi del tempo per ascoltare questo percorso sonoro che spazia dal pop al soul fino al jazz.
Tutto questo lo possiamo intuire sin dalla prima traccia, INTRO: Girl Under the Grey Cloud, che riprende l’artwork del disco, in cui si vede RAYE con un vestito elegante rosso che apre una finestra contenente il titolo dell’album – This Music May Contain Hope – sotto un cielo grigio, quasi minaccioso, ma aprendo la tendina tenuta come se fosse un aquilone si inizia a intravedere il bagliore. L’intro è il racconto di una storia con tanto di suoni di percussioni che ricordano un temporale e archi che spazzano via le nuvole.
Autunno
In This Music May Contain Hope, RAYE non considera l’autunno una mezza stagione ma come un punto di partenza ricco di riferimenti profondi dettati dalle percussioni che contrastano gli acuti degni di uno spettacolo all’opera della cantautrice. RAYE però non si può semplicemente incasellare in un solo genere: sperimenta con le sonorità del pop, del soul e persino dell’hip hop, e questo lo si legge bene in I Will Overcome. Gli elementi della lirica invece restituiscono quella classe che la contraddistingue. I bassi danno un tono drammatico alla canzone, restituendo all’ascoltatore immagini cinematografiche dai toni travolgenti, caldi e densi.
Con Beware… The South London Lover Boy si cambia nuovamente genere e si passa al jazz e al funk. Impossibile non ascoltarla senza battere le mani a tempo con i clap che si sentono nella base. Le progressioni sono rapide e le armonie ricche, tanto da ricordare in certi punti la grande Aretha Franklin. The WhatsApp Shakespeare è la canzone che chiude il periodo autunnale con un flow più contemporaneo e dove le parole cadono bene sui beat cadenzati e scanditi su tutta la traccia. C’è anche un grande uso di melismi che dà dinamica al pezzo, che a circa metà cambia sound e diventa più delicato, tanto da far sembrare che sia cominciata una nuova canzone ancora.
Inverno
Winter Woman apre la nuova stagione con una ripetitività serrata all’interno del brano. Non è ancora un cambio totale di registro rispetto alla stagione passata, anzi vi si pone in continuità. Ancora una volta l’orchestra resta una parte fondamentale nel sound di RAYE. Click Clack Symphony, dall’altra parte, ha anticipato l’uscita del disco. Il singolo con Hans Zimmer è uscito settimana scorsa e si tratta di un brano magnetico che non può far altro che tenere la soglia d’attenzione dell’ascoltatore molto alta. C’è un continuo crescendo che viene ben sottolineato dal cambio di sound all’interno del pezzo a cui, ancora una volta, l’ensemble dona una ricca tessitura sonora. Il ritornello non può che rimanere fisso in testa. Impossibile anche non sentire il tocco cinematografico di Zimmer, che la rende una traccia emozionale.
In I Know You’re Hurting c’è qualcosa nella voce quasi disperata e a tratti sussurrata di RAYE che fa inevitabilmente smuovere qualcosa nell’ascoltatore. Forse una delle prime vere ballad all’interno del disco evidenziata dai virtuosismi della cantautrice. Sicuramente è una delle tracce che più mettono la pelle d’oca. Life Boat, dall’altra parte, chiude l’inverno. La frase “I’m not givin’ up yet” viene ripetuta quasi come un mantra. La stessa frase che, come ha spiegato RAYE durante il suo concerto all’Unipol Arena di Bologna a gennaio, le ripeteva sua madre. Il sound attraversa una gamma di generi che vanno dal pop fino alla musica dance ed elettronica. Ci si prepara ad andare verso la primavera.
Primavera
A far intravedere i primi raggi di luce è I Hate The Way I Look Today. La prima immagine che viene alla mente, dopo la presentazione della canzone come se fossimo a un live, è quella di essere catapultati in un locale anni ’30. O meglio, di essere trasportati nella New Orleans di quegli anni. Gli stimoli vengono da ovunque e l’energia jazz è travolgente. Che RAYE fosse una diva di altri tempi l’avevamo già intuito al suo concerto, ma qui, con This Music May Contain Hope, ne abbiamo la conferma e la sua attitudine alla Ella Fitzgerald si fa sentire tutta.
Goodbye Henry è figlia dell’R&B e del soft blues e la voce di Al Green accompagna RAYE in un viaggio sonoro che culla l’ascoltatore. Impossibile non pensare, a tratti, a Let’s Stay Together di Green: delicata e sincera, con un’anima soul che poi è stata ripresa anche da Tina Turner negli anni ’80. Il lavoro di RAYE, in questo caso, incastra le due voci perfettamente, tanto da far sognare la volta che la canteranno insieme su un palco.
Nightingale Lane è un brano del disco che era già uscito. Il nome della canzone è un omaggio al pub preferito dell’ex fidanzato della cantautrice britannica, dove ha recentemente fatto affiggere una piccola insegna con il suo nome. La gag è diventata virale sui social. Ancora una volta, la canzone ha una breve intro di qualche parola, proprio come si fa ai concerti prima di eseguire un pezzo. Questa canzone fortemente malinconica resta una delle più struggenti e commoventi dell’intero album. A chiudere l’era primaverile è Skin & Bones, che al contrario restituisce più allegria nel sound.
L’estate in This Music May Contain Hope di RAYE
Quale altro modo di aprire l’estate se non con Where Is My Husband!, hit di successo che ha conquistato le classifiche del Regno Unito e non solo? Un inno ricco di ironia sulla ricerca dell’anima gemella a cui non mancano i suoni del soul-pop, del funky, dell’R&B, con una grande produzione raffinata alle spalle, tra cui quella di Mike Sabath. Un pezzo che non si può fare a meno di ballare o di cantare a squarciagola. Proprio con questa canzone l’asticella e le aspettative per il nuovo album si sono alzate di molto.
Fields con Grandad Michael è una lettera. Una dedica tenera con un featuring molto particolare: il nonno della cantautrice. L’arrangiamento è semplice e diretto e suona quasi come una preghiera laica dell’artista. Joy, invece, non si discosta troppo dall’ambito familiare, ma ha un ritmo veloce e incalzante. I featuring con le sorelle Amma e Absolutely ricordano Joyful, Joyful e tutte e tre le voci si fondono come un’unica cosa.
Proprio come ci si augura ogni estate che arrivino tempi migliori, Happier Times Ahead è una canzone elegante a cui però non manca la grinta. Il disco si chiude con Fin, che è come se fosse una lettura a voce alta dei titoli di coda con tutti i ringraziamenti di RAYE verso tutti coloro che hanno dato il loro contributo a This Music May Contain Hope. «Grazie per aver ascoltato questo disco. È incredibile, adesso è finalmente vostro», dice nella traccia la cantautrice britannica.
RAYE ha una voce potentissima e questo nuovo progetto è l’ennesima dimostrazione che non ha paura di usarla. Si riconferma anche come una delle eredi di grandi voci come quelle di Amy Winehouse o Whitney Houston. Il nuovo viaggio dell’artista attraversa diverse stagioni, così come vari sound e, nonostante siamo solo a marzo, possiamo già dire che questo nuovo album è uno dei migliori del 2026.
