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Bruce Springsteen ha scritto un brano contro l’ICE: “Streets of Minneapolis”

Il brano scritto durante il fine settimana e registrato martedì scorso è uno degli inni più politici del cantante fino ad oggi e una risposta agli omicidi di Renée Good e Alex Pretti

  • Il29 Gennaio 2026
Bruce Springsteen ha scritto un brano contro l’ICE: “Streets of Minneapolis”

Foto di John Nacion/Variety

Ieri Bruce Springsteen ha pubblicato uno dei brani più politicamente impegnati della sua carriera con l’uscita a sorpresa della canzone di protesta Streets of Minneapolis. In una dichiarazione, il membro della Rock and Roll Hall of Fame ha affermato di aver scritto la canzone sabato 24 gennaio e di averla registrata martedì scorso in risposta al «terrorismo di Stato che sta colpendo la città di Minneapolis».

Seguendo la tradizione di una delle sue icone, la leggenda folk Woody Guthrie, il testo della canzone racconta in modo potente la storia delle battaglie combattute nelle strade della città, dove i cittadini si ribellano e respingono le incursioni violente contro gli immigrati condotte dall’amministrazione Trump. In particolare, si fa riferimento alle azioni degli agenti di frontiera e dell’ICE che finora questo mese hanno provocato l’uccisione di due cittadini americani: Renée Good, 37 anni, madre di tre figli, e Alex Pretti, 37 anni, infermiere di terapia intensiva.

Un brano per gli “innocenti vicini immigrati”

Il brano rock, in stile Nebraska, si apre con Bruce Springsteen e una strumentazione essenziale, mentre lui ribolle di rabbia: «Through the winter’s ice and cold/ Down Nicollet Avenue/ A city aflame fought fire and ice/ ‘Neath an occupier’s boots/ King Trump’s private army from the DHS/ Guns belted to their coats/ Came to Minneapolis to enforce the law/ Or so their story goes».

La canzone, che è un richiamo alla colonna sonora vincitrice di Oscar e Grammy del 1994 Streets of Philadelphia del regista Jonathan Demme per il film drammatico sull’AIDS Philadelphia del 1993, esplode in un ruggito della band al secondo verso. Springsteen elogia la coraggiosa resistenza dei residenti di Minneapolis contro gli agenti mascherati dell’ICE e altri membri della polizia di frontiera che questo mese sono scesi a migliaia nella città per attuare il programma di Trump in materia di immigrazione.

«Against smoke and rubber bullets/ By the dawn’s early light/ Citizens stood for justice/ Their voices ringing through the night», canta accompagnato dal suono delle chitarre e dal ritmo costante della batteria. «And there were bloody footprints/ Where mercy should have stood/ And two dead left to die on snow-filled streets/ Alex Pretti and Renee Good».

Bruce Springsteen si unisce al coro crescente di cittadini americani, una manciata di legislatori repubblicani e colleghi artisti tra cui Billie Eilish e Finneas, Dave Matthews, Moby, Olivia Rodrigo, le Chicks e una serie di star di Hollywood che condannano le tattiche aggressive dell’ICE.

I brani politici di Bruce Springsteen

La canzone rimanda anche a un altro degli inni di protesta più intensi del Boss, American Skin (41 Shots) del 2001. La sua appassionata risposta all’uccisione da parte della polizia di New York nel 1999 di Amadou Diallo, un uomo disarmato. Poi c’è l’inno contro la guerra del Vietnam Born in the U.S.A., spesso frainteso. Quello ispirato a John Steinbeck dedicato agli emarginati e ai calpestati, The Ghost of Tom Joad. ANche Streets of Minneapolis è in linea con la sua tradizione di rispondere con forza al tono dei tempi. Oltre che con il suo disprezzo per Donald Trump. Durante la prima amministrazione, il Boss pubblicò That’s What Makes Us Great, una canzone grintosa che ribaltava lo slogan del presidente “Make America Great Again”, in difesa degli immigrati che vengono in America in cerca di un sogno e di libertà.

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