Tre consiglieri Rai chiedono la presenza della Palestina sul palco di Eurovision 2026
È successo dopo le dichiarazioni di Levante che ha affermato che, in caso di vittoria del Festival, non parteciperà alla manifestazione in cui gareggerà anche Israele
I consiglieri di amministrazione della Rai Alessandro Di Majo, Davide Di Pietro, Roberto Natale hanno dichiarato che «La Palestina deve trovare ospitalità sul palco dell’Eurovision, se non si vogliono sfregiare i valori di inclusione e di fratellanza che la musica porta con sé», dopo che Levante ha affermato che, in caso di vittoria al Festival di Sanremo, non andrà all’Eurovision. «È una manifestazione molto più politicizzata di quanto si pensi e, siccome di mezzo c’è un Paese che negli ultimi tempi ha creato drammi giganteschi e un genocidio in atto, non si può fare finta di niente. Non l’ho mai fatto. Non ce la faccio ad andare a casa del ladro», ha detto la cantautrice siciliana durante la presentazione del suo brano in gara, Sei tu.
I consiglieri Rai su Eurovision: «Levante non sarà l’unica artista in gara a ricordarci di Gaza»
«Levante è la prima artista, e probabilmente non sarà l’unica tra quelli in gara all’Ariston, a ricordarci che Gaza grava ancora pesantemente sulla manifestazione musicale in programma a Vienna a maggio», hanno scritto Di Majo, Di Pietro e Natale. «Come è noto la Rai ha scelto di partecipare, dato che in consiglio di amministrazione non era passata la nostra proposta di boicottare l’Esc, come avevano deciso invece altre cinque emittenti. E in seno all’European Broadcasting Union (Ebu) ampia è stata la maggioranza che ha preferito non estromettere Israele».
«Il servizio pubblico italiano ha proposto di valutare scelte editoriali capaci di dare visibilità, in forma non competitiva, a un artista rappresentativo della cultura palestinese, quale segno di sensibilità civile e di promozione del dialogo. A oggi nessun riscontro è arrivato dall’Ebu o dall’Orf, l’emittente austriaca organizzatrice dell’evento. Ma la pressione internazionale può ancora influenzare le decisioni dei broadcaster europei, che a metà marzo si riuniranno con l’Orf per definire i contenuti editoriali delle tre serate di Vienna», concludono i tre consiglieri.
I paesi che si sono ritirati
A dicembre, dopo la decisione dell’EBU riguardo la partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest 2026, i Paesi Bassi, la Spagna, la Slovenia, l’Islanda e l’Irlanda hanno annunciato che non solo si ritireranno dalla competizione, ma boicotteranno la manifestazione anche a livello televisivo. A favore della partecipazione di Israele hanno votato in 739, mentre 265 si sono espressi contro e 120 si sono astenuti. L’Italia non solo ha votato a favore di Israele, ma ha confermato la propria partecipazione.
La Rai ha infatti sottolineato che “in qualità di membro dei Big Five (con Francia, Germania, Spagna e Regno Unito, ndr) l’Italia è da sempre tra i Paesi che hanno creduto e investito nell’Eurovision Song Contest, contribuendo in modo significativo, anche economicamente, al suo sviluppo e al suo successo internazionale. Negli ultimi anni il nostro impegno è cresciuto costantemente, a testimonianza del valore che attribuiamo a un evento che rappresenta la più longeva manifestazione musicale internazionale, capace di unire culture diverse in una celebrazione comune”.
E ancora che “l’impegno di Rai all’interno della competizione è conferma della volontà di rafforzare il ruolo dell’Italia nella promozione di musica, cultura e spettacolo a livello internazionale”. Di qui la scelta di sostenere “la partecipazione del broadcaster pubblico israeliano Kan alla prossima edizione”. Sulla stessa linea la Francia, che resterà in competizione.
