“ARIRANG” dei BTS ha ridefinito le regole del comeback
Uno show epico in diretta mondiale dalla piazza più importante di Seoul e un album che espande i confini del K-pop distanziandosi dalle regole non scritte del genere: i Bangtan Boys nuotano verso lidi inesplorati
(L to R) V, JIN, SUGA, RM, JUNG KOOK, J-HOPE, JIMIN at BTS The Comeback Live | Arirang at Gwanghwamun Square on March 21st in Seoul, Korea / BIGHIT MUSIC AND NETFLIX © 2026
Quando il suono della Campana Divina del re Seongdeok ha rotto il silenzio di Gwanghwamun Square e RM, Jin, SUGA, j-hope, Jimin, V e Jungkook sono comparsi davanti alla porta del palazzo reale di Seoul, l’unione tra passato, presente e futuro si è compiuta. Il ritorno dei BTS non è stato un semplice comeback, ma uno statement. Non tanto per i record raggiunti in pochissimo tempo dal loro nuovo album ARIRANG. Nemmeno per il fatto di aver tenuto uno show in uno dei luoghi più significativi della Capitale, radunando centinaia di migliaia di persone da tutto il mondo, oltre a quelle connesse su Netflix.
I Bangtan Boys probabilmente hanno ridefinito (di nuovo) uno standard per il K-pop. Sia a livello sonoro, con il loro disco più lontano stilisticamente dal genere, che concettuale. Il coro che intona Arirang sul finale di Body to Body, apertura dell’album e del loro primo spettacolo dal vivo dopo la pausa per il servizio militare, rappresenta la conquista e la rivendicazione di uno spazio.

Il K-pop ha forse compiuto l’ultimo salto, l’unico che mancava: il riconoscimento definitivo come parte integrante della cultura coreana. È vero che il genere aveva reso omaggio più volte alla tradizione, tentando di fondersi con il passato storico del Paese. Gli stessi BTS l’avevano fatto per esempio con l’esibizione in hanbok di IDOL ai Melon Music Awards nel 2018. Questa volta però uno dei gruppi più rappresentativi del genere ha compiuto l’ultimo passo. Nulla è stato lasciato al caso. Sia nella promozione del comeback che nella realizzazione pratica di quella fusione tra tradizione e presente che ha preso corpo sabato scorso, a partire dai dettagli meno evidenti, come gli outfit.
Sette alieni
Per lo show di sessanta minuti, antipasto del world tour che inizierà tra qualche mese, gli abiti di scena sono stati ideati da Songzio. Il designer coreano si è basato sul concetto di lyrical armour. I vestiti erano a tutti gli effetti delle armature moderne, frutto di un mix tra lo stile tradizionale e militare del Paese e la contemporaneità. Ognuno dei sette membri rappresentava una figura specifica del folklore.
RM era l’eroe e, mai come in questo caso, il riferimento poteva essere così puntuale. L’infortunio alla caviglia durante le prove degli ultimi giorni lo ha costretto a una performance diversa dal solito. Seduto spesso su uno sgabello, Namjoon è riuscito comunque a guidare il gruppo (come in Hooligan) e a integrarsi nelle coreografie. Il suo era il compito più complicato non solo fisicamente, ma anche psicologicamente. Lo stesso, in parte, vale anche per Jin, vestito da artista, che da poco rientrato dai suoi concerti da solista sta facendo un vero e proprio tour de force.
Il vestito di SUGA era ispirato alla figura dell’architetto. Nel suo caso architetto dei versi e della nuova versione dei BTS, quella della prima metà di ARIRANG. j-hope era il Sorigun che nel periodo Joseon era un artista a tutto tondo. Cantastorie che si cimentavano nel Pansori, un canto tradizionale accompagnato dal solo tamburo. Anche lui, come Yoon-gi, con le sue strofe dà una direzione ben precisa al concept del disco e sul palco è il collante artistico tra i sette.

Jimin, invece, è stato il collante umano durante il live. Non ha smesso mai di muoversi e incitare il pubblico per tutto il tempo e, nonostante questo, la sua performance vocale non ne ha risentito. Se il suo abito era quello del poeta, l’outfit di V era invece ispirato alla figura del doryeong, il gentleman educato e romantico delle storie folkloristiche coreane. E poi Jungkook vestito da vanguard, pronto a superare ogni limite e a prendersi la scena nei momenti clou come in uno dei ritornelli di Aliens.
«Dalla Ka-Na alla Ha» cantano i BTS nel terzo brano di ARIRANG, dalla prima all’ultima lettera dell’alfabeto, simbolo imprescindibile del Paese. Sul beat hip hop di WILL Made-it uniscono passato e presente. j-hope cita lo Jungmori, un ritmo tradizionale andante, perfetto per essere accompagnato dai battimani. RM fa un riferimento all’attivista Kim Gu, una delle figure centrali nella storia dell’indipendenza coreana. Questo mentre il ricordo nostalgico dei primi mixtape della componente rap della band fa capolino negli ascoltatori più affezionati unendosi alla narrazione di un ritorno trionfale.

ARIRANG
Quando è stato svelato il titolo e il concept del nuovo disco dei BTS, in molti pensavano sarebbe stato un album molto legato alla tradizione. Dal titolo al teaser animato dal carattere “storico”, tutto lo lasciava presupporre. Se l’eleganza e la serietà della foto di copertina, aveva destato qualche sospetto, fin dal primo ascolto ARIRANG si è dimostrato qualcosa di differente. Da un lato la distanza che separa i due amanti di cui parla il brano folk coreano. Dall’altro l’idea di cambiamento che il fiume porta con sé. Un cambiamento complesso, dovuto e per questo sofferto. 2.0, sotto la propria veste dura e cruda – come l’esibizione dal vivo che ha preceduto la hit Butter – nella prima strofa di SUGA e j-hope lascia intendere la difficoltà nel doversi confrontare costantemente con le versioni migliori di se stessi.
Sempre Ho-seok in they don’t know ‘bout us rappa tra coreano e inglese: «We’re just seven people though / Ah, you said we changed? / We feel the same, shit». La componente intimistica della band è una delle costanti che ha reso i BTS un unicum nel panorama K-pop e che ha sfondato portoni per le generazioni successive. In ARIRANG la tradizione diventa un pretesto per specchiarsi, fare i conti con un’ipotetica versione migliore di loro stessi e giustificare anche il desiderio di espandere i propri suoni.
Il reperto N. 29 del National Treasure è come il fiume che separa le due sponde da dove i due amanti della leggenda possono solo guardarsi e mancarsi. (Qui il significato del titolo). Allo stesso modo divide il nuovo album del gruppo. Nella prima parte è l’espressione del suo lato più orgoglioso, aggressivo e divertente. Basti pensare a un brano come FYA, prodotto insieme a JPEGMAFIA e pensato per letteralmente far infuocare il pubblico.

Dalla title track SWIM, un pezzo che a suo modo scardina le leggi non scritte del singolo di lancio di un album K-pop – senza puntare sul colpo immediato ma crescendo ascolto dopo ascolto – e che dal vivo dimostra di essere ancora una volta una scelta azzeccata, fino alla chiusura Into the Sun i sette lasciano spazio alla loro intimità. Non si torna mai veramente al K-pop classico, anzi. Merry Go Round è a tutti gli effetti un featuring con Kevin Parker. Per il suono anni Ottanta, il ritmo cadenzato e la linea di basso: BTS go Tame Impala.
Poi ci sono NORMAL e LIKE ANIMALS, entrambe eseguite dal vivo al comeback live, più vicine all’hip hop/pop americano con influenze grunge. In particolare, il secondo, che vede la partecipazione alla scrittura di Artemas, è una delle esplorazioni più ardite della carriera del gruppo. L’eco dei Pixies è evidente – qualcuno avrebbe mai potuto pensare di nominare la band americana in relazione al K-pop? – e il sound lascia spazio alle voci della sezione melodica dei Bangtan Boys. La perfetta sintesi si realizza con Into the Sun. L’utilizzo del vocoder, il ritmo R&B e il finale rock chiudono il cerchio. Il bisogno di riavvicinamento con cui si apriva Body to Body sembrano risolversi con una promessa, rivolta a un ipotetico tu così come agli ARMY.
In attesa di vedere il documentario in uscita il 27 marzo su Netflix, si percepisce come ARIRANG sia comunque un disco figlio della cultura coreana del Palli Palli, ovvero della velocità. Avrebbero potuto prendersi più tempo ed è forse per questo che lo stesso SUGA non è convinto che questa sia la versione migliore della band. Di certo è un’evoluzione da cui sarà difficile tornare indietro. Un passo verso i BTS 2.0 accompagnato dalla promessa che, comunque vadano le cose, come dichiarato sul palco sabato sera, continueranno a nuotare. I ragazzi antiproiettile sono appena salpati verso nuovi lidi.
