Caparezza e i concerti che ti fanno stare bene, nonostante tutto
L’artista pugliese ha portato il tour di “Orbit Orbit” al Parco della Musica a Milano. Uno show più malinconico rispetto al passato, tra fumetto e realtà
(C) Parco della Musica Milano
Quello che Van Gogh dipingeva guardando fuori dalla finestra, la sua unica vignetta sul mondo esterno dall’ospedale psichiatrico, non era semplicemente arte. Era il suo modo di dare un significato ai mostri interiori. La stessa cosa che Caparezza ha fatto negli ultimi anni, da Prisoner 709, poi con Exuvia e infine con Orbit Orbit, fresco vincitore del Premio Tenco, il secondo della sua carriera. L’artista pugliese, come un’ostrica, ha perlificato dolori e paure dando loro corpo con rime, musica e tanta cartapesta. Negli anni, ci siamo abituati a live sempre diversi, ma con uno stile riconoscibile e unico. A tal punto che, anche per chi è la quinta volta che lo vede dal vivo come il sottoscritto, è come assistere a uno show nuovo nonostante alcuni classici non manchino mai dalla scaletta.
Il concerto che traduce dal vivo il suo ultimo disco, che ieri è passato al Parco della Musica di Milano, è un viaggio spaziale tra fumetto e vita reale. «È stato il mio modo di sbloccarmi dopo un periodo in cui avevo perso l’immaginazione» spiega dal palco Michele. Il fatto di scrivere il suo nome non è una confidenza, ma è l’unico modo per spiegare cosa sia cambiato dal 2017 in poi. Negli spezzoni in cui parla, descrive, racconta e tesse il filo narrativo del suo live, non è più Caparezza. E nemmeno nelle sue canzoni, oramai quel personaggio è una maschera che non sappiamo se rindosserà mai più al di là di alcuni momenti ad hoc durante i suoi concerti.
Resta il fatto che dal vivo in Italia ha pochissimi rivali. Tour dopo tour, il modo in cui riesce a unire il suo presente al proprio passato senza renderlo anacronistico – anche perché brani come Vengo dalla luna e Vieni a ballare in Puglia potrebbero essere stati scritti l’altro ieri – è migliorato e tutto è sempre più organico. Come il fumetto che prende vita in diretta durante lo show, con un disegnatore differente a ogni tappa. Ieri sera è stato il turno di Matteo De Longis – che ha firmato la copertina di Orbit Orbit – la cui illustrazione sarà battuta all’asta per la campagna R1PUD1A di Emergency.

Ti fa stare bene
Per chi segue Caparezza da tempo, la prima cosa che rimane impressa del nuovo spettacolo è l’anima malinconica. Persino più di Exuvia. L’artista fa i conti con l’età, accentando acciacchi e abbracciando le nuove prospettive. Eppure, sebbene salti molto meno sul palco ed esca molto più spesso dal personaggio traghettando il pubblico nel mondo reale, riesce comunque nell’impresa di essere salvifico. I suoi concerti hanno mantenuta intatta la loro innata capacità di farti stare bene.
Un suo live fa stare bene il bambino sulle spalle dei genitori. Quello più grandicello che già ne conosce a memoria i testi e si scambia sguardi d’intesa con il papà che gli spiega perché ci siano gruppi di persone che si saltano addosso. Sono i millennials che, dopo anni, non hanno perso l’inesauribile voglia di pogare sui classici. Fa stare bene anche l’adolescente con la t-shirt Gaza Stars che tiene gli occhi fissi sullo schermo mentre passano i disegni di Naji al -Ali, fumettista palestinese e creatore di Handala.
«Che senso ha fare rap alla mia età?» si chiede Caparezza in Come la musica elettronica. Una domanda che si pone da quando aveva tredici anni e alla quale ha dato ogni volta una risposta diversa. Ed è proprio questo che l’ha salvato e lo continua a rendere appetibile alle più svariate fette di pubblico. Un pubblico che continua a evolversi e ad aggregare sempre più generazioni.

Il concerto (SPOILER)
Un concerto di Caparezza non è un live con una setlist e basta. Ha un assetto che somiglia molto di più a uno spettacolo teatrale, per non scomodare il termine musical. Ancor di più negli ultimi anni. Per questo motivo è bello lasciarsi sorprendere dall’ordine in cui unisce i nuovi pezzi ai nuovi. Oltre che dallo storytelling attraverso cui si dipana lo show. Quindi, se ancora non avete visto lo show e avete in programma di andarlo a vedere nelle date mancanti, fatevi un favore: smettete di leggere.
Se invece hai già visto il nuovo show avrai sicuramente notato come certi pezzi del nuovo album suonano ancora meglio dal vivo. Su tutti Darktar e Gli occhi della mente con le maschere tristi e l’occhio gigante. Stupendo il volo iniziale su Io sono il viaggio, ancora più suggestiva la scenografia di Pathosfera durante la quale è davvero difficile non commuoversi. China Town guadagna dieci punti con il disegno in diretta dell’illustrazione, mentre è bellissima l’ambientazione tra edicola e ospedale di A comic book saved my life.
Il momento più bello e significativo del concerto, al di là del bis finale, è quello immediatamente precedente. Il racconto del dramma palestinese, la presa di posizione delicata e sempre ragionata che risveglia il Capa più politico. E alla fine la dedica a tutti i creativi che sono ancora in cerca di Una chiave. Non ce n’è, ogni volta che si esce da un live di Caparezza, è impossibile non esserne ispirati e ricavarne un filo di speranza nella possibilità di bellezza.

