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Nell’All-Star Game del K-pop, i CORTIS sono tra i candidati alla rivoluzione del genere

Trap distorta, influenze pop-rock e una libertà assoluta nella scrittura e nella produzione. La band di BigHit Music, la stessa etichetta dei BTS, ha illuminato il weekend dell’NBA All-Star Game

  • Il17 Febbraio 2026
Nell’All-Star Game del K-pop, i CORTIS sono tra i candidati alla rivoluzione del genere

Lo scorso weekend l’NBA era chiamata a rispondere, o perlomeno a non sfigurare troppo, dopo l’exploit del Super Bowl. Il paragone era impossibile da sostenere, ma il format dell’All Star Game aveva comunque bisogno di un rilancio dopo gli ultimi anni in sordina. La nuova formula con un triangolare ha riacceso un po’ l’entusiasmo e la competizione. Eppure, nel finesettimana losangelino, oltre alle giocate dei vari Edwards, Wembanyama, Durant eccetera, hanno brillato cinque ragazzi giovanissimi: i CORTIS. Se chiedete un nome della nuova generazione K-pop maschile sul quale puntare, sono loro senza dubbio

Band K-pop di BigHit (la stessa etichetta dei BTS) che ha debuttato da meno di un anno, ma che è già tra le più amate e seguite. Giovedì scorso sono diventati i primi nel loro genere a esibirsi come headliner all’NBA Crossover Concert Series al Los Angeles Convention Center e poi nell’intervallo dell’All-Star Celebrity game, la partita giocata tra i vip (un po’ come la nostra nazionale cantanti, ma con attori e musicisti mescolati).

Il perché il gruppo abbia fin da subito spopolato negli Stati Uniti – sono stati addirittura nominati “Friends of the NBA” – è da individuare nel suono. Il loro sound è intriso di riferimenti alla trap, quella più distorta che ha trasportato i mosh pit anche tra un pubblico che non ti aspetteresti, e alla veste più pop del rock americano. Se sono inclusi nella categoria K-pop, oltre che per le origini, è per via dell’estremo crossover senza limiti al quale si abbandonano. Il nome deriva dal motto COLOR OUTSIDE THE LINES che ha dato il titolo al loro primo EP. Una frase che esprime il concetto di libertà che emerge nelle loro canzoni e nei videoclip. Non sono proclami fine a se stessi, la HYBE sta dando loro carta bianca nella scrittura, negli arrangiamenti e nella produzione.

Anche questa suona quasi come un’eccezione ed è ciò che rende i CORTIS una delle band della nuova generazione in grado di sobbarcarsi il genere e le aspettative. L’asticella dei numeri è sempre più alta e spesso per i nuovi gruppi, soprattutto quelli maschili, è difficile reggere il confronto. MARTIN, JAMES, JUHOON, SEONGHYEON e KEONHO scrivono testi, musica e in parte le sceneggiature dei loro videoclip. Un aspetto al quale la BigHit ha sempre dato molta importanza, proprio per diversificarsi dal resto del panorama. Basti pensare all’aumento delle responsabilità autoriali che anno dopo anno si sono presi i sette componenti dei BTS.

MARTIN, leader del gruppo e classe 2008, è nato in Corea, ma è cresciuto ad Ottawa in Canada. Lui, insieme al più “grande” (si fa per dire, dato che ha 21 anni) JAMES si occupa non solo delle parole, come il resto dei componenti, ma anche della produzione. Entrambi hanno contribuito a diversi brani di altri artisti dell’orbita HYBE. MARTIN ha prodotto tra le altre Outside degli ENHYPEN, JAMES – che parla un sacco di lingue – ha collaborato con TXT e ILLIT.

Un primo EP dai mille colori

I CORTIS hanno debuttato lo scorso agosto con il singolo What You Want, un brano che ha influenze pop-rock e un ritornello che suscita vibes da party in piscina. Quando i CORTIS si cimentano con le melodie sono in grado di dare vita a pezzi catchy che risultano freschi, nel caso di WYW estivi, e allo stesso tempo anche nostalgici. I loro riferimenti sono chiari come il verso «Smelling like a teen, machi Nirvana». La nostalgia prende il sopravvento nell’arpeggio di JoyRide che ha un sapore anni Novanta e attraverso i sintetizzatori presi in prestito dagli Ottanta. L’attitudine nel canto è invece contemporanea, compresa la strofa rappata da MARTIN e SEONGHYEON. I testi ovviamente riflettono la loro giovanissima età, ma il concept è chiaro e genuino. Alcune canzoni riescono a rivolgersi anche a un pubblico di un’età più grande.

È il caso dei pezzi più trap e distorti. GO! è il più famoso, quello con cui hanno aperto le loro esibizioni all’NBA All Stars Game. Un brano al quale hanno lavorato in maniera separata e che poi hanno assemblato. No, non sembra un pezzo Frankenstein, anzi, è il manifesto più chiaro delle loro intenzioni artistiche. La libertà e la loro voglia di divertirsi è evidente anche nel video per il quale avevano vagliato le idee più disparate. Per esempio, riprendere tutto con delle camere a 360 gradi posizionate nella loro bocca. Una soluzione poi scartata (purtroppo).

FaSHioN è molto più arrabbiato e sfacciato. Il crossover è molto interessante, soprattutto nel modo in cui vengono sintetizzate le chitarre. Nel pezzo c’è un omaggio ai quartieri di Seoul più eccentrici sperimentali musicalmente parlando, Dongmyo e Hongdae. Le due zone della città dove vive la cultura hip hop e alternative della Capitale e del Paese. Nel mondo del K-pop nulla è mai lasciato al caso. I CORTIS possono davvero dare nuova linfa al genere perché, sebbene raccontino e cantino della loro voglia di diventare famosi e lasciare un segno, non sembrano puntare a raggiungere l’obiettivo seguendo un sentiero classico e sicuro. Per esempio, la neopsichedelia di Lullaby non è immediata e acchiappa streaming ed è strano trovare un brano di questo tipo come chiusura di un mini-album. Di solito è la posizione riservata alle ballad.

Al concerto al Convention Center, i CORTIS hanno eseguito anche due brani per la prima volta dal vivo. Il primo, Mention Me, tratto dalla colonna sonora del film a tema basket GOAT, trasuda americanità da ogni poro. Prodotto da Chester Krupa (grandson, Oliver Tree), è distorto e condito qua e là da tocchi di autotune. Senza voler risultare blasfemi, è facile sentirci qualcosa di Travis Scott. Sul medesimo stile è anche YCC (Young Creator Crew), inedito che dovrebbe essere nel loro secondo mini-album e che a sorpresa è stato eseguito dal vivo. È un altro esempio del diverso modo di ragionare del gruppo. Nessuna anticipazione, nulla di nulla, tutto direttamente dal vivo. In barba alle regole non scritte del K-pop.

Che la BigHit abbia trovato, dopo i BTS, un’altra band in grado di rivoluzionare il genere? È troppo presto per dirlo, ma i CORTIS stanno bruciando tappe e il riscontro di pubblico e critica è già stupefacente. Best New Artist ai MAMA Awards e il Rookie Artist of the Year ai Golden Disc Awards, parlano da soli.

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