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Da Jack Antonoff alla protesta di Morgan Wallen: l’intervista al CEO della Recording Academy Harvey Mason Jr.

Sarà la quinta edizione dei Grammy per il capo della Recording Academy che in questa intervista parla di cosa dovremmo aspettarci dall’imminente cerimonia del 1° febbraio

  • Il21 Gennaio 2026
Da Jack Antonoff alla protesta di Morgan Wallen: l’intervista al CEO della Recording Academy Harvey Mason Jr.

Foto di Rich Polk/Billboard

Manca sempre meno a una delle serate più importanti per il mondo musicale. Sempre più dettagli stanno trapelando sulla 68ª edizione dei Grammy Awards. La scorsa settimana, la Recording Academy ha annunciato che Trevor Noah condurrà lo show per il sesto anno consecutivo (e ultimo). Il comico sarà la prima persona a condurre lo show per sei anni di fila dopo il crooner Andy Williams, che ha condotto le prime sette trasmissioni televisive in diretta dei Grammy dal 1971 al 1977.

Poi è stato il turno di Sabrina Carpenter, prima artista annunciata che si esibirà il prossimo 1° febbraio. Altri annunci sono previsti nei prossimi giorni e diverse indiscrezioni danno quasi per certa la presenza sul palco per un’esibizione di Bruno Mars. Il suo attesissimo album The Romantic uscirà il 27 febbraio, ma soprattutto la popstar è candidata quest’anno, con tre nomination, per APT., la sua collaborazione di successo con Rosé. Anche Justin Bieber dovrebbe essere annunciato come artista.

A tal, proposito, i produttori esecutivi Ben Winston, Raj Kapoor e Jesse Collins, lanno scorso avevano provato qualcosa di nuovo e molto apprezzato: tutti gli otto artisti nominati come migliori artisti emergenti si erano esibiti dal vivo. Chissà se ai Grammy 2026 accadrà la stessa cosa. Il cast non è per niente male: Olivia Dean, KATSEYE, The Marías, Addison Rae, Sombr, Leon Thomas, Alex Warren e Lola Young. Lo spettacolo renderà inoltre omaggio alle numerose leggende della musica che abbiamo perso nell’ultimo anno, come Brian Wilson, Sly Stone, Roberta Flack, Ozzy Osbourne, D’Angelo e Bob Weir.

Questa sarà la quinta trasmissione televisiva dei Grammy Awards per Harvey Mason jr. in qualità di CEO della Recording Academy, la settima se si contano gli show del 2020 e del 2021, quando era ad interim. La scorsa settimana ha dedicato del tempo per parlare con Billboard dello show e delle nomination di quest’anno.

L’intervista a Harvey Mason Jr.

Trevor Horn sarà di nuovo presentatore dei Grammy Awards, ma per l’ultima volta. Come mai?

Ho fatto del mio meglio per convincerlo a continuare, ma è così. È fantastico. Ha fatto un ottimo lavoro per noi in questi sei anni. È stata una bella avventura e, secondo me, è stato un presentatore perfetto.

Perché hai annunciato proprio ora che questa sarà l’ultima volta?

Penso che in parte sia perché Trevor voleva renderlo pubblico. Un po’ come fanno alcuni giocatori di basket che amano giocare la loro stagione di addio. Altri preferiscono annunciarlo dopo aver smesso di giocare.

L’anno scorso hai ricevuto ottime recensioni per aver puntato i riflettori sugli otto migliori artisti emergenti nominati. Lo rifarai?

Penso che lo lascerò come sorpresa, ma so quanto è piaciuto alla gente l’anno scorso e sono davvero orgoglioso di come è andata, quindi vedremo cosa accadrà quest’anno.

Dovrete trovare un modo per rendere omaggio al numero insolito di leggende scomparse quest’anno. Immagino che molte di loro riceveranno più di una semplice menzione nella sezione In Memoriam.

Non lo so, sembra che ogni anno perdiamo così tante grandi leggende… ma sì, quest’anno sembra particolarmente triste in questo senso. Stiamo cercando di capire come rendere omaggio a tutte queste leggende. È sempre impossibile, perché sono così tante, ma sì, faremo qualcosa di speciale per molte di loro.

Non abbiamo più parlato da quando sono state rese note le nomination. Immagino che la prima cosa che si faccia quando si guardano sia trattenere il respiro e sperare che non ci sia nulla di imbarazzante.

(Ride, n.d.r.) Beh, ogni anno arriva sempre quel momento. Ogni volta spero che abbiamo onorato la musica in modo accurato e basato su ciò che sta realmente accadendo nel settore e nel mondo. Abbiamo 15.000 votanti di cui a questo punto mi fido davvero, perché abbiamo lavorato per evolvere la nostra membership e abbiamo riqualificato ogni singolo membro votante. (L’Accademia ha annunciato che il 73% dei suoi membri votanti si è iscritto dal giugno 2019, quando la stessa ha introdotto il suo nuovo modello di adesione, n.d.r). Quindi, i votanti fanno il lavoro difficile e sì, quando vedo le nomination, spero che siano rappresentative e riflettano ciò che sta accadendo.

Poi ci sarà sempre una discrepanza. È soggettivo. Ci saranno sempre persone che avrei voluto nominare. Ci saranno artisti che avrei voluto vincessero, o che forse avrebbero dovuto vincere, secondo l’opinione di altre persone. Ma alla fine, quest’anno mi sembra che ci sia un ottimo mix di giovani superstar, leggende affermate e icone. Abbiamo una grande diversità di generi. Basta guardare la categoria Generale (album, disco e canzone dell’anno, miglior artista emergente, produttore dell’anno, musica non classica e cantautore dell’anno, musica non classica, n.d.r.)

Vedi qualche aspetto che ritieni debba essere migliorato?

Vedo sempre aspetti che mi spingono a continuare a evolvermi. Probabilmente non indicherò nulla di specifico, perché non vorrei sminuire la candidatura di nessuno. Ma parte del nostro lavoro all’interno dell’organizzazione dei Grammy Awards è assicurarci che il corpo elettorale sia in grado di valutare accuratamente la musica, e quando vediamo cose che non sono all’altezza di questo standard, allora ci assicuriamo di concentrarci su questo, assicurandoci di coinvolgere un numero sufficiente di membri per cercare di ottenere risultati che riflettano ciò che sta accadendo nella musica.

Beh, ancora una volta non c’è musica country nell’album dell’anno. È una sorta di ritornello perpetuo. Pensi che sia necessario fare di più in termini di reclutamento per assicurarsi di avere abbastanza persone aperte al genere?

Direi che al momento abbiamo un numero di membri ben equilibrato tra i vari generi, da quello che vedo. E penso che le votazioni tendano ad andare a cicli. Alcune persone tendono a preferire un certo genere rispetto ad altri, e alcuni organi di voto sono più attivi di altri di anno in anno. Ma continueremo sempre a guardare e vedere dove ci sono delle lacune.

Hai invitato tutti i membri votanti della Latin Recording Academy a entrare a far parte della Recording Academy, e quasi 1.000 di loro hanno accettato la tua offerta.

Sì, è vero. E se ricordi, molti dei membri erano già membri prima che fondassimo la LARAS (Latin Academy of Recording Artists & Sciences, n.d.r.). Ma per noi, l’idea di assicurarci di diventare un organo di voto globale, dato che la musica lo sta diventando sempre più, aveva molto senso, e avevamo un gruppo integrato di membri incredibilmente qualificati e professionali nella LARAS. Importarli nella Recording Academy aveva molto senso, data la popolarità e la diffusione della musica latina e ciò che sta accadendo lì. Negli ultimi 25 anni c’è stata un’esplosione. Si vede la stessa cosa accadere con il K-pop e poi con l’Afrobeats e il Medio Oriente in crescita. Quindi, dovremo assicurarci di capire come ottenere elettori rappresentativi nella nostra organizzazione, in modo da poter continuare a rimanere rilevanti e al passo con tutti i diversi generi.

E cosa ne penserebbe di invitare tutti i membri della Country Music Association a entrare a far parte della Recording Academy e ad abbracciare con serietà uno dei generi fondamentali della musica americana?

Direi che prendiamo molto sul serio l’accoglienza dei generi fondamentali. Ma devo dire che non ho informazioni su chi siano questi membri, ma sicuramente ne accoglieremmo volentieri altri provenienti da molti generi, compreso quello, senza dubbio. Ma sarebbero idonei? Qual è la soglia minima? Quali sono i requisiti? Non ho queste informazioni, mentre con la musica latina sapevamo esattamente chi fossero i membri e quali fossero i criteri di ammissione. Per questo siamo riusciti a farlo senza intoppi.

Hai menzionato il K-pop. Quando aggiungerete una categoria dedicata al genere? Non ricordo che i Grammy Awards siano mai stati così restii ad aggiungere una nuova categoria. Di solito, non appena qualcosa sembra diventare popolare, la aggiungete. In questo caso sono passati anni e sembra che ci sia una certa resistenza. Perché?

Non c’è alcuna resistenza. Tradizionalmente, ciò che accade con le nuove categorie è che c’è un’ondata di sostegno da parte dei membri, che presentano una proposta. Non siamo ancora arrivati al punto in cui una proposta sensata sia stata presentata attraverso il sistema, ma sono sicuro che quest’anno ne verrà presentata una. Non c’è alcuna esitazione a farlo, e tutto ciò che vogliamo è onorare la musica e tutti i diversi generi musicali. Nessuno che lavora nell’Academy sceglie le categorie. Sono i membri a sceglierle. Quindi, deve provenire da loro.

Hai detto di essere orgoglioso degli elettori e di come si è evoluta l’adesione all’associazione. Allora perché hai ancora delle commissioni che selezionano i candidati in così tante categorie, come produttore dell’anno, musica non classica e cantautore dell’anno, musica non classica?

Ci sono alcuni mestieri che riteniamo richiedano livelli di attenzione diversi. Abbiamo eliminato tutte le commissioni relative ai generi musicali, cosa che ritengo sia stata davvero importante. È stata una delle prime cose che abbiamo fatto quando ho assunto questo ruolo. Tuttavia, continuo a vedere il valore e la necessità delle commissioni per valutare alcune categorie, come l’audio immersivo, dove c’è davvero bisogno che la commissione si riunisca in una stanza e valuti la musica. Quindi, non sono rimaste molte commissioni, ma penso che abbiano uno scopo nelle aree in cui operano.

L’anno scorso sono rimasto scioccato quando Jack Antonoff non è stato nominato come produttore dell’anno e quest’anno è accaduto lo stesso nonostante alcuni suoi dischi siano candidati: due nomination per il record of the year e due per l’album dell’anno. Come mai?

Non sono a conoscenza delle conversazioni che avvengono in quella stanza. Tutto quello che posso dirvi è che le commissioni sono composte da produttori, altri produttori, altri autori.

Sono gelosi?

No, perché non ci sono solo produttori. C’è una grande varietà di persone che compongono quella stanza. Quindi, non lo so.

L’unica cosa che mi viene in mente è che pensano che una nomination, o anche un’altra vittoria, non lo renderà minimamente più famoso o richiesto, e che qualcun altro potrebbe trarne maggior vantaggio. Ma non sono sicuro che questo sia il loro ruolo o che dovrebbe esserlo.

Non è sicuramente il loro ruolo, e non ha alcuna influenza. Mi piace pensare, o almeno spero, che stiano ascoltando con occhio critico e decidendo in base al merito della musica, che è la nostra politica, e sono abbastanza sicuro che lo stiano facendo al meglio delle loro capacità. È molto soggettivo.

Chiami mai le persone che sono o non sono state nominate?

Sempre. A volte è “Congratulazioni”. A volte è “Mi dispiace davvero”.

Mi ha sorpreso che The Weeknd non abbia ricevuto alcuna nomination dopo le scuse per gli snob del passato, prima che si esibisse.

Dipende tutto da chi ascolta la musica. Nient’altro dovrebbe contare. Tutto il resto dovrebbe essere irrilevante. E spero che sia così che valutano la musica. Oltre a questo, non posso prevedere cosa faranno i votanti.

Devo chiederti di Morgan Wallen, il secondo artista più venduto degli ultimi cinque anni. Non ha mai vinto un Grammy. È stato nominato solo come artista ospite in un disco di Post Malone. Quest’anno non ha presentato il suo album né nessuno dei suoi singoli. Ho scritto qualcosa e vorrei sapere se sei d’accordo con me o meno: “Capisco perché provi rancore nei confronti delle premiazioni, in particolare dei Grammy. Ma non candidarsi non risolve il problema. Morgan, candidati. Votanti dei Grammy, giudicate il disco, non gli errori passati di un artista”.

Sono d’accordo. Penso che se lo chiedessi al nostro team addetto ai premi e alle persone che si occupano delle nomination e dei premi, ti direbbero che la regola per votare è davvero quella di valutare la musica in base ai suoi meriti. Essendo io stesso un appassionato e consumatore di musica, è così che scelgo di godermi la musica. Ascolto la musica che amo e che mi emoziona. Non la collego a ogni singolo retroscena o comportamento, ascolto le cose che mi piacciono e i nostri votanti votano per le cose che ritengono eccellenti nel campo in cui le stanno valutando. È così che dovrebbe funzionare.

Sei soddisfatto che otto sia il numero ottimale di candidati per le quattro categorie principali [album, disco e canzone dell’anno più miglior artista emergente] dei Grammy Awards?

Per ora sono contento di otto e sì, per quest’anno mi sta bene. Vedremo come andrà. È un calcolo complesso: stiamo rendendo abbastanza omaggio alla musica? C’è diversità in quella musica? È il numero giusto per uno show televisivo e per gli scopi che ci si prefigge? Queste variabili cambieranno di anno in anno e continueremo a valutarle. Ma per ora, penso di sì, otto è un ottimo numero.

Perché non hai otto candidati anche per il produttore dell’anno, non classico, e il cantautore dell’anno, non classico?

Non è una decisione che spetta a me, ma ai membri dell’associazione, e se i membri ritengono che sia necessario onorare più persone, allora lo faremo. Ma tradizionalmente abbiamo sempre avuto solo otto [candidati] nella categoria Generale.

Come pensi che sia andata quest’anno la divisione tra miglior album country tradizionale e miglior album country contemporaneo?

Penso che abbia senso. E per me, celebrare più musica è sempre meglio che cercare di mettere in competizione tra loro generi musicali molto diversi nella stessa categoria.

Tutti hanno pensato che la divisione in due della categoria “album country” fosse una reazione alla vittoria di Beyoncé come miglior album country dello scorso anno. È stato così?

Assolutamente no. E ovviamente, ancora una volta, conoscete il nostro sistema. Deve essere presentato sotto forma di proposta e questo richiede tempo. In realtà, ci abbiamo lavorato per diversi anni, prima ancora che venisse creata l’ultima categoria. Non cambieremo mai la nostra politica sulla base di una sola persona. La decisione viene presa dai membri con una proposta, e questa la divisione è anche in linea con ciò che abbiamo fatto in tanti altri generi come nell’R&B e nel blues. Quindi no, non è così.

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