Top Story

Cosa vuole dirci Madame con la sua campagna?

Dopo tre anni dall’ultimo progetto discografico, Francesca Calearo torna a far parlare di sé attraverso la musica con il primo singolo “Disincanto” ma anche grazie a una serie di manifesti che pongono delle domande specifiche negli occhi di chi li guarda

  • Il18 Marzo 2026
Cosa vuole dirci Madame con la sua campagna?

Non dei manifesti qualunque. In giro per le città stanno comparendo delle affissioni che non contengono dei semplici slogan pubblicitari, ma sono molto di più. Sono degli interrogativi che accompagno il pubblico verso la data di uscita del nuovo album di Madame, Disincanto. Si tratta infatti di quesiti che hanno lo scopo di porre delle riflessioni specifiche negli occhi di chi li guarda. Francesca Calearo torna a far parlare di sé attraverso la sua musica grazie anche all’omonimo singolo che anticipa il disco.

I cartelloni, dall’altra parte, spingono il pubblico a ragionare, con domande che vanno da “Qual è il prezzo del cambiamento?” a “Qual è il prezzo della musica?”. Su ogni manifesto c’è anche un QRcode, dove normalmente troveremmo il valore economico dell’oggetto, ma dove in questo specifico caso c’è il titolo dell’album con la relativa data di uscita, 17 aprile. Una campagna dove le parole sono scarse perché lascia parlare le immagini. 

E ancora: “Qual è il prezzo del cambiamento?” “Qual è il prezzo di mostrarsi?” Spesso, soprattutto agli artisti più giovani, capita di brillare tanto in pochissimo tempo. Ma non nel senso che il loro percorso è paragonabile a quello di una meteora. Se fosse così allora dovrebbero essere solo delle parabole. Ci sono artisti, però, che anche quando stanno in silenzio o in disparte, riescono comunque a fare tanto rumore. Quest’ultimo caso è quello di Madame che dopo una attesa lunga circa tre anni dal suo ultimo progetto discografico, L’amore, annuncia il suo ritorno, ancora una volta, in grande stile. La cantautrice mostra tutto quello che si era tenuta dentro in questi ultimi anni taciturni. Con la cura di BIAS, Mr. Monkey, Lester Nowhere e Lorenzo Brosio, il singolo si pone come un manifesto di intenti per l’intero progetto.

Qual è il prezzo del cambiamento?

Cambiare fa paura. Significa mettere un punto a tutto quello che c’era prima e affrontare l’ignoto di quello che verrà dopo. Segna una linea di confine. Ma per andare avanti, cambiare non è forse inevitabile? Potremmo intenderlo come sinonimo di progresso e lungi da dire che deve per forza essere positivo. Per forza per chi poi? Resta un fenomeno del tutto soggettivo e che può racchiudere in sé anche solo pochi piccoli gesti. Proprio come nel caso di Madame che nella foto legata a questa specifica frase mostra le ciocche dei suoi capelli tagliati in una ciotola trasparente. Il tutto in uno sfondo riempitivo color verde mela che non può far altro che far storcere il naso agli spettatori per il suo colore brillante.

La prima di una serie di immagini forti. Il cambiamento parte da dentro se stessi, ma per avere risvolti interiori, deve (a volte) averli anche esteriormente. Cambiamo finché non ci accettiamo e quando lo facciamo, cambiamo di nuovo. Inevitabile, come il progresso. Il cambio look legato ai capelli è da stereotipo la prima trasformazione che una donna affronta quando vuole dare un cambio di rotta alla sua vita. Quello che spinge verso la mutazione è quando inizi a dubitare di tutto, anche di te stessa/o. Un po’ come potrebbe capitare ad Alice nel Paese delle Meraviglie e che la porta ad affrontare tutto il percorso onirico che la porta a chiedersi cosa sia davvero reale e cosa non lo sia. Per questa, così come per le altre frasi che circolano in giro per le città, non esistono risposte giuste o sbagliate. Sono solo punti di vista completamente soggettivi e liberi da ogni giudizio, salvo che dal proprio.

Qual è il prezzo di un’infanzia felice?

Un’immagine familiare, che potrebbe portare alla mente i ricordi che ognuno conserva della propria infanzia. Una bambina seduta sul pavimento della sua cameretta con un libricino in mano e di fianco un piccolo cagnolino seduto su un seggiolone. Una situazione di gioco, di innocenza e di spensieratezza. È una fase, un breve periodo limitato di tempo nell’arco della nostra vita. Facciamo giochi che simulano situazioni adulte, ma prima o poi siamo anche chiamati ad esserlo. Diventare grandi è un processo inevitabile nella nostra esistenza e in un modo o nell’altro quello che abbiamo vissuto da piccoli influenza in parte il tipo di persona che siamo una volta cresciuti. Per questo avere avuto un’infanzia felice può essere un problema: perché a un certo punto finisce.

Qual è il prezzo di stare bene?

Qui troviamo forse una delle immagini più potenti ed evocative dietro a questa frase. Un letto di ospedale, vuoto, disfatto. Affianco un comodino che riflette la quotidianità di un periodo trascorso a prendersi cura del proprio corpo e della propria mente. Bottigliette d’acqua, una custodia per l’apparecchio, delle medicine e delle scarpe con i calzini piegati all’interno. Stare bene è un cammino, fatto da diversi strati, che si affronta giorno dopo giorno. Una lotta contro le versioni di noi stessi allo specchio. Ma c’è anche molto di più. Si affronta la rinascita e la ricerca dello stare bene che, forse, è una delle sfide più grandi che gli esseri umani devono fronteggiare ogni giorno come se fosse una ricerca, un obiettivo.

Qual è il prezzo di mostrarsi?

Esporsi è difficile. Ti rende vulnerabile, visibile agli occhi di tutti. Chiunque può vedere i tuoi pregi, ma quelli che saltano sempre all’occhio, chissà come mai, sono sempre i difetti. E con questo si porta dietro anche ai giudizi che, in un mondo come quello dei social, pendono sulle teste degli utenti come delle spade di Damocle. Abbiamo paura del giudizio. Si teme sempre di non essere abbastanza solo così per come siamo. E allora iniziano le costruzioni. Mettiamo strati su strati sulla nostra pelle per non far vedere alle persone come siamo davvero, nudi, semplici.

Nel cartellone vediamo Madame nuda, seduta sul letto, con i capelli raccolti in piccoli chignon intenta a sistemarsi le unghie dei piedi. Cosa c’è di più autentico anche nel mostrarsi esattamente così come siamo fatti? Mostrarsi richiede anche un grande percorso di accettazione e di coraggio che non sempre è facile. I commenti (non richiesti) altrui sono sempre dietro l’angolo. “Voglio essere leggera senza stare in superficie/ come il livello del mare/ Spero solo che il mio essere pesante/non si confonda con la mia profondità”, così racconta Madame nel singolo Disincanto.

Share: