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Il banchetto art rock delle Last Dinner Party non delude mai

La band inglese si è esibita al Fabrique di Milano per l’unica data italia del tour. Un live tecnicamente sopraffino con un’Abigail Morris trascinante e in formissima

  • Il14 Febbraio 2026
Il banchetto art rock delle Last Dinner Party non delude mai

Sembra genuinamente stupita Abigail Morris, voce principale e frontwoman delle Last Dinner Party, quando dopo i primi quattro brani si rivolge al pubblico di Milano. La prima volta che la band inglese era stata in Italia era per due anni fa, in un posto molto più piccolo rispetto al Fabrique. Quel concerto aveva messo in mostra una qualità indubbia nel rendere vivo e tangibile un debutto sorprendente come Prelude to Ecstasy, praticamente un disco no skip. Il secondo album From the Pyre è stata una prova del nove, superata in modo brillante nonostante la lavorazione repentina in tour e con un James Ford “a distanza” per problemi di salute. «Quando abbiamo scritto questo disco non vedevamo l’ora di farvelo ascoltare perché si completa solo con il pubblico. E ogni pubblico è diverso, quindi ogni live le nuove canzoni cambiano» rivela Morris poco prima di intonare The Scythe.

Lei è sicuramente l’arma in più, l’elemento che traspare in modo più evidente. La punta che finalizza il grande lavoro alle spalle. Stavolta gli abiti medievali sono meno accentuati, ma comunque caratteristici. Fin dal primo brano Agnus Dei – che verrà ripreso nel finale – Abigail si muove e interagisce con il pubblico. A tratti sembra un personaggio di un musical disneyano. In altri momenti, sorseggiando una birra o saltando da una parte all’altra, teletrasporta tutti in un club inglese. Gli echi del Windmill e di Brixton dove lei, Emily Roberts, Lizzie Mayland, Georgia Davies e Aurora Nischevci sono cresciute, si sentono durante i brani più “vecchi”, su tutti Big Dog. Un pezzo che il gruppo suona da sempre, ma che non è stato mai inciso.

Dallo studio al palco

La prima cosa che ti colpisce di un concerto delle Last Dinner Party è la precisione. Ascoltare Count The Ways o il loro classici The Feminine Urge e Caesar on a TV Screen dal vivo è come avere un gigantesco impianto hi-fi. Nel suono sono davvero fedeli alle versioni studio con il plus però della carica che le cinque artiste riescono a trasmettere dal palco. Azzardando un paragone, vengono in mente i Green Day, che pure loro, passano gli anni ma riescono sempre a sembrare in forma “come nel CD”. Questo è un punto a favore ovviamente, perché quando Abigail decide di coinvolgere il pubblico, Emily aggiunge un riff inatteso di chitarra o Aurora si diverte a passare dalle tastiere al sax, comprendi che non è paura di uscire dalla propria comfort zone, ma capacità tecnica innata.

Anche per questo, sentir parlare di loro in termini di industry plant per via dell’ascesa repentina fa sorridere. Basterebbe vedere dal vivo a una loro versione di Sinner – durante la quale Lizzie e Abigail si alternano con le voci – per smentire qualsiasi tipo sospetto. O anche fosse, beh…l’industria in questo caso ci ha visto benissimo. Come anticipato, non è però solo la frontwoman a stupire, nonostante sia la più calamitante. Le Last Dinner Party funzionano perché sono amalgamate alla perfezione e questo permette loro di alternarsi anche nella scrittura e nell’esecuzione dei pezzi. Il loro secondo album, come ci hanno raccontato nella nostra intervista esclusiva, è nato tra una tappa e l’altra della tournée, soprattutto al pianoforte. Aurora Nischevci ha avuto un ruolo fondamentale, ancora più centrale rispetto al passato.

Anche sul palco ha il suo momento. Quando canta I Hold Your Anger è lei la frontwoman. Eppure, facendo attenzione alla parte sinistra del palco, la si vede sempre indaffarata. Passa dal piano alla tastiera elettronica ed è lei a tenere unita la band. Durante Sail Away divide il palco con Abigail con piano e voce, dando vita a un momento intimo e fuori dal tempo. Tra i pezzi di From the Pyre, a esclusione dei singoli, Rifle si conferma una perla. Lizzie canta, Abigail è al piano, Aurora alle tastiere mentre Emily e Georgia completano il quadro con chitarra e basso. È un brano complesso che cambia registro. Per certi versi assomiglia nell’evoluzione a My Lady of Mercy, ed è uno dei segmenti in cui il gruppo si lascia andare al rock più rumoroso dimenticandosi degli orpelli.

Connessioni

Spesso quando un gruppo rimane fin troppo fedele allo studio di registrazione, il rischio è un effetto asettico. Con le Last Dinner Party questo non accade e non perché Abigail si rivolge continuamente a Milano in un italiano sorprendente. Il loro approccio con il pubblico è rimasto lo stesso di quello che si nota andando a ripescare i loro primi live nei piccoli club inglesi. Nonostante Glastonbury, Hyde Park e palchi giganteschi, la loro capacità di avvicinare una grande quantità di gente è lodevole. Lo fanno creando dei momenti inquietanti ma che mettono in mostra la loro incredibile qualità vocale, come quando armonizzano in cerchio in Woman is a Tree o eseguono Gjuha. Riescono a creare coinvolgimento anche quando lasciano spazio alla loro vena più teatrale che le trasporta nel territorio di un art rock accessibile e divertentissimo.

Come quando sul finale regalano un inedito Knocking in the Sky e fanno cantare e muovere tutti i presenti con la hit Nothing Matters. Abigail si diverte un mondo durante l’encore dedicato a This Is The Killer Speaking. Sopra il piedistallo addobbato come la copertina del loro ultimo disco, dà le istruzioni al pubblico su come ballare nell’ultimo ritornello. Al di là di questi piccoli dettagli, resta il fatto che con soli due dischi all’attivo, le Last Dinner Party hanno tirato su un concerto di quasi due ore in cui non ci sono mai stati momenti morti o cali di tensione.

Merito di una connessione con il pubblico che solo chi si è fatto le ossa dal vivo riesce a stabilire. Nel caso della band londinese, è un legame che va oltre il palcoscenico anche grazie all’iniziativa dei fiocchetti benefici. In sostanza, in ogni città che visita, la band si prodiga con un’organizzazione locale per la quale raccoglie fondi vendendo dei nastri come quelli che le componenti indossano sui loro abiti medievali. Per la data di Milano le Last Dinner Party si sono accordato con la Fondazione Banco Alimentare, una ONLUS che raccoglie cibo da distribuire alle strutture caritative del territorio.

Ed è davvero bello osservare i fan in fila a fine concerto davanti al merchandising ufficiale. Non solo per le t-shirt o i vinili, ma anche per donare cinque euro e legarsi ai capelli o ai vestiti uno dei nastri colorati griffati. Anche questa è connessione, anzi, forse quella più intensa. In Italia le Last Dinner Party avevano una sola data, quella di ieri sera, ed è un peccato. Quando ricapiteranno nel nostro Paese – speriamo presto – se non le avete ancora viste dal vivo, non perdetevele.  

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