Mecna al Fabrique è la manifestazione del suo Io più profondo
Il rapper ha portato nel club un live di 90 minuti dai toni minimalisti, personali e sorprendenti
Mecna
Intimo, minimalista ed estremamente personale. Il live di Mecna al Fabrique lascia al pubblico tutto lo spazio all’immaginazione e porta gli spettatori proprio all’interno del suo mondo. Tanto è vero che quando si valica la porta del club milanese la prima impressione è che il palco debba ancora essere finito di allestire. Sul palcoscenico non c’è nulla, se non uno schermo alle spalle del rapper e uno sopra alla sua testa. Nient’altro se non una console al lato dello stage che però è nascosta.
Nessuna entrata a effetto, nessuna costruzione pomposa. Al contrario, Mecna entra sul palco tra le grida del pubblico senza nessun giro di parole, ma con il microfono che posiziona sull’asta al centro del palco e inizia il suo show. Il fatto di lasciare una scenografia così essenziale permette ancora di più a chi lo guarda di immergersi nella realtà proposta da Mecna che ripercorre i successi della sua discografia dagli esordi fino all’ultimo album, DISCORDIA, ARMONIA E ALTRI STATI D’ANIMO.
E forse, proprio con questo stesso titolo si riesce a comprendere ancora di più il live di Mecna al Fabrique. Perché anche se all’inizio potrebbe far storcere un po’ il naso per l’assenza di scenografia, in verità si scopre che dietro a questa scelta c’è una forte armonia e che tutto quello che attraversa il concerto per circa un’ora e mezza fa attraversare al pubblico, per l’appunto, diversi stati d’animo.
Un live concettuale
I visual sono stati una parte fondamentale per il concerto tanto quanto le canzoni proposte per la setlist del live di Mecna al Fabrique. Tutto questo ha permesso che lo show fosse concettuale, oltre che molto personale per il rapper. La proposta, accolta dal pubblico all’interno del club milanese, è stata proprio quella di guardarsi allo specchio, proprio come fa lo stesso artista. Sulle note di FUORI DALLA CITTÀ, Mecna prende una sedia e si siede dando le spalle al pubblico, ma nel frattempo una telecamera lo inquadra in modo tale che lui si specchiasse, sottolineando, ancora una volta, il tono intimo che ha preso sin da subito il live.
Non sono mancate nemmeno proiezioni di passaggi di versi delle canzoni o immagini di vecchi televisori o simulazioni di abissi profondi accompagnate da luci stroboscopiche che hanno riempito lo spazio. Anche un tapis roulant ha evidenziato il viaggio del rapper che, posizionato al centro del palco, ripercorre i passaggi più emblematici della sua carriera sino ad ora con l’aiuto di grafiche che riproducono anche i titolo dei suoi progetti discografici,
«Io oggi non voglio dire niente perché siete troppo. Se vi va andiamo avanti», dice Mecna emozionato a circa metà del concerto e in effetti, gli spettatori sono rimasti con gli occhi incollati su di lui per tutta la durata dello show.
Mecna al Fabrique tira fuori l’umano
«Oggi siete miei per un’ora e mezza», dichiara Mecna nella prima parte del suo concerto e, in effetti, tutto il pubblico gli apparteneva. Il pubblico è stato anche la “cavia” del rapper come ha detto lui stesso durante lo show. Con l’aiuto di una piccola tastiera ergonomica, l’artista ha intonato la melodia di Neverland e la folla del club ha completato questa insolita operazione autoriale, addirittura anticipando già qualche strofa.
Il live di Mecna al Fabrique è stata la manifestazione più vera del suo Io più profondo. Non tanto perché non ci fossero ospiti, a eccezione dell’accompagnamento (su alcune tracce) al piano di Pierfrancesco Pasini. Non è quindi il fatto di essere sul palco essenzialmente da solo ma, al contrario, a farlo intuire, è proprio la proposta del racconto sul palco nella dimensione live.
Mecna infatti si è spogliato di ogni orpello. Sulle note di LA STESSA CANZONE, il cantante performa a lato del palco con solo una luce puntata addosso. Sullo sfondo la sua ombra che però non segue con precisione i movimenti del rapper, è un artefatto. Emerge, al contrario, l’umano. Ciò conferma, ancora una volta, la volontà dell’artista di portare sul palco non un personaggio, ma semplicemente se stesso.
