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Il playback dei Queen, gli strumenti rotti dei Placebo: i momenti storici di Sanremo

E ancora il “nemico pubblico” Eminem, il cartonato dei Blur, le Spice Girls invitate ad abbandonare il palco: quando il Festival era ancora l’occasione per vedere i giganti internazionali sul piccolo schermo italiano

  • Il18 Febbraio 2026
Il playback dei Queen, gli strumenti rotti dei Placebo: i momenti storici di Sanremo

Eminem e Raffaella Carrà, Sanremo 2001

Il Festival di Sanremo si avvicina, il parterre degli ospiti è al completo, e quest’anno – ad eccezione di Alicia Keys, special guest di Eros Ramazzotti – Carlo Conti pare aver sposato a pieno il mantra del nostro governo: prima gli italiani. Quest’anno, infatti, a calcare il palco dell’Ariston e palchi satellite (come il Suzuki Stage di Piazza Colombo e quello della Costa Toscana) saranno Tiziano Ferro, Andrea Bocelli, Max Pezzali, Gaia, Bresh, Francesco Gabbani e Pooh, come vi abbiamo ricapitolato nella nostra pratica guida alla kermesse. Insomma, i tempi in cui il Festival era l’occasione per vedere sul piccolo schermo italiano artisti di caratura globale, inarrivabili e giganti, sembrano davvero lontani anni luce, per questo abbiamo deciso di ripercorrere qui alcuni momenti storici che hanno visto protagonisti a Sanremo i grandi nomi della musica mondiale, dal mitologico playback dei Queen alla protesta plateale dei Placebo.

Il saluto glaciale di Mike Bongiorno alle Spice Girls

Aaaah, i favolosi anni ’90… I jeans a vita bassa, le lip combo con il contorno labbra più scuro dell’interno, le scarpe platform, la sessualizzazione del corpo femminile nella televisione pubblica e privata. Tutto questo è racchiuso in un momento di altissima televisione datato 1997. A Sanremo trionfavano i Jalisse (prima di essere esclusi dalla competizione per i successivi 29 anni), Piero Chiambretti – vestito da angelo e calato dal soffitto – cercava di alzare il vestito di Valeria Marini, che in quell’anno affiancava Mike Bongiorno alla conduzione e nella riviera dei fiori sbarcava la girl band più famosa e iconica del pianeta. Dopo aver accontentato il pubblico con il ritornello acappella di Wannabe, le Spice Girls eseguono Say You’ll Be There, non prima di essersi assicurante che il cherubino Chiambretti si levi di torno.

Terminata l’esibizione, il saluto di Mike Bongiorno alle regine del pop anni ’90 è glaciale e brutale allo stesso tempo. “Okay ragazze, potete andare a casa adesso, grazie per essere venute. Cosa facciamo, le teniamo qui o le mandiamo a casa?”, chiede il conduttore di certo non per fomentare il pubblico ma visibilmente infastidito, cosa che spinge le ragazze a lasciare il palco in cui non sembrano proprio essere le benvolute.

Il “nemico pubblico” Eminem e la difesa di Raffaella Carrà

Correva l’anno 2001. Mentre in Italia il rap stava vivendo una fase di blackout per poi risorgere dalle sue ceneri e a farla da padrone era il pop, in America il ciclone Eminem si stava abbattendo con forza, pronto a spazzare via tutto con album scandalosi (per l’epoca) e corrosivi come The Slim Shady LP e The Marshall Mathers LP. Una scelta disruptive quella di farlo esibire per la prima volta in Italia sul palco più tradizionale e rassicurante del Paese, e infatti le critiche e le polemiche non tardarono ad arrivare, con la Procura della Repubblica di Sanremo che passò al vaglio i testi del rapper di Detroit.

Non appena Eminem – definito in un siparietto tra Enrico Papi e Massimo Ceccherini “un ospite pericoloso da mettere in sicurezza” – mette piede all’Ariston insieme ai D12, la sensazione è quella di trovarsi di fronte a un alieno sbarcato da chissà quale universo, non fosse altro che l’hip hop era ancora una cultura di nicchia conosciuta da pochissimi appassionati e che il rapper più chiacchierato e controverso di quel periodo stava rappando scabrosità di fronte a una platea la cui età media era forse pari a quella dell’Ariston stesso.

A riconoscere la grandezza di quel momento ci ha pensato un’artista altrettanto grandiosa e visionaria: dopo aver dichiarato in conferenza stampa che nella sua musica Eminem metteva la sua rabbia dopo aver passato una vita senza ricevere amore da nessuno e che avrebbe accontentato qualsiasi sua richiesta, alla fine della sua esibizione Raffaella Carrà – in barba alle polemiche – si complimenta sinceramente con lui. Senza dubbio uno dei momenti storici della storia di Sanremo, per la musica e per il rap.

I Blur senza Graham, senza chitarra, ma con una soluzione geniale

Quando Pippo Baudo li presenta come un “complesso”, già inizia a sentirsi la puzza di bruciato. E no, non è il cartonato che si trova alla destra di un Damon Albarn allucinato che sta andando a fuoco, per fortuna. Quella è una trovata geniale della band inglese per ovviare all’assenza del chitarrista Graham Coxon. Il presentimento che tutto stia per prendere una piega surreale diventa realtà allo scoccare della prima nota di Charmleess Man. Lip Sync al limite della decenza e una serie di pose da rockstar navigata alla quale l’asta del microfono sembra quasi un intralcio.

Albarn interpreta alla lettera il protagonista noioso del pezzo e lo fa con una nochalance invidiabile difronte a un Ariston divertito più che infastidito. Soprattutto quando il frontman solleva il suo compagno di band. Non il batterista Dave Rowntree, non il bassista Alex James, ovvimanete il Graham Coxon di cartone. Che bello il rock a Sanremo!

Il playback dei Queen

Non è stato l’unico playback della storia degli ospiti di Sanremo, ma è quello più celebre e quello che viene ricordato sempre da chiunque ami gridare allo scandalo. Chi si è permesso? Chi ha costretto Freddie Mercury a NON cantare? Ogni anno c’è chi se lo chiede e quella sera, in quel lontano febbraio 1984, probabilmente se lo chiese stizzito anche il frontman dei Queen. L’esibizione di Radio Gaga iniziò in modo normale, con il labiale accurato e una naturalezza da live reale. Si sentono persino le grida dalla platea dell’Ariston di chi urla “Bravi”. Ma più passavano i secondi più Freddie iniziava a soffrire la situazione.

Da circa metà brano in poi, il cantante inglese si disinteressò totalmente di rendere credibile il playback, anzi. Fece tutto per far capire al pubblico che stava assistendo a una “farsa”. Allontanva il microfono di tanto in tanto concentrandosi di più su un ballo sfrenato e sfacciato. Finché la mazzata finale sul punto di maggiore pathos del brano: “Someone still loves you” (non) cantato a braccia aperte con l’asta lontana dalla sua bocca. Meno male che nel settembre successivo i Queen poterono esibirsi per davvero per le loro due uniche date in Italia di sempre al Palazzo dello Sport di Milano.

Le ragazze italiane impazziscono per i Duran Duran

Scorrendo i commenti sotto al video YouTube dell’esibizione dei Duran Duran del 1985 al Festival di Sanremo si scovano e leggono ricordi e storie degli, ma soprattutto delle, adolescenti di quel periodo. Chi aveva trattato con i propri genitori per andare a letto un po’ più tardi, chi l’aveva visto di nascoso, chi lo sta rivedendo per trovare differenze e assonanze con la loro seconda ospitata dell’anno scorso. Tutto per vedere un idolo eun sex symbol degli anni Ottanta: Simon Lebon.

Quella prima volta però rimane irraggiungibile. Per l’esecuzione energica di Wild Boys, ma soprattutto per la curiosità e gli occhi incollati al televisore. E rivedere oggi la co-conduttrice Patty Brard – al suo fianco c’era ovviamente Pippo Baudo – a fine esibizione correre a parlare con il frontman inglese è un po’ come viaggiare nel tempo e scrutare i pensieri dei giovani italiani in quella notte magica.

Brian Molko dei Placebo vs l’Ariston

Il fatto che i Placebo abbiano il video di questa esibizione caricato nel loro canale YouTube ufficiale la dice lunga ed è la testimonianza che si tratta di uno dei momenti storici più incredibili della storia del Festival di Sanremo. Nel 2001 i Placebo, nel pieno del loro boom, salgono sul palco dell’Ariston per suonare Special K. Un’esibizione rock, distorta, di certo non accomodante per il pubblico di una certa età seduto difronte a loro che rimane immobile e non comprende quei suoni così fastidiosi.

Al termine del brano il frontman Brian Molko spacca la chitarra su uno degli amplificatori scatenando le urla e i fischi dei presenti. Lui se ne frega, anzi, conclude provocando il teatro inchinandosi. Un video Megan Gale che li presenta vestita come se fosse in spiaggia e, dopo tutto il putiferio, come se non fosse successo nulla, senza neppure rinominarli, con il suo inconfondibile accento inglese esordisce con: “La Liguria è bellissima!”.

La meraviglia di David Bowie

Non c’è nulla di controverso o simpatico in questa ospitata internazionale. Si tratta “solo” di un momento storico del Festival. L’unica volta di David Bowie a Sanremo è nel 1997 con Little Wonder e una band stupefacente. L’artista britannico dà vita a un’esibizione articolata, con un brano di certo non immediato, e la sua presenza magnetica riesce a bucare anche lo schermo degli smartphone odierni e a vincere sulla bassa definizione del video. Era un alieno in tutti i sensi e, a dieci anni dalla sua scomparsa, nonostante la sua assenza sia un vuoto incolmabile nel panorama musicale mondiale, è come se non se fosse mai andato. Le sue canzoni tornano sempre.

La straordinaria richiesta di bis a Whitney Houston 

Il 1987 è stato un anno particolarmente glorioso per quanto riguarda gli ospiti internazionali del Festival di Sanremo. Europe, Paul Simon, The Smiths, Tom Robinson, Bob Geldof, Duran Duran e la straordinaria Whitney Houston sono solo alcuni dei nomi di caratura globale sbarcati in riviera. E proprio la cantante di Newark ha portato sul palco dell’Ariston una performance che definire da brividi sarebbe riduttivo. Whitney Houston si esibì a Sanremo con la sua All at Once, dopo la quale il pubblico esplose in una clamorosa standing ovation chiedendo per la prima volta nella storia del Festival un bis, concesso in via del tutto eccezionale dalla cantante. Un momento unico. 

Le regine dei 2000 riunite in Riviera: Shakira, Britney Spears, Alicia Keys e le Destiny’s Child

E se vi dicessimo che nel 2002 sul palco dell’Ariston sono salite – tra gli altri – Shakira, Alicia Keys, Britney Spears e le Destiny’s Child? A dirlo ora sembra fantascienza, e invece è tutto vero. Durante le cinque serate della 52esima edizione del Festival di Sanremo, le regine della scena Y2K si sono susseguite come se fossimo ai Video Music Awards anziché in un piccolo teatro della riviera ligure. Insomma, ve la immaginate oggi Beyoncé a Sanremo? Ecco, nemmeno noi. Eravamo felici e non lo sapevamo.

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