Mentre la musica è una corsa al disco di diamante, nayt ha scritto un disco di domande
Esce oggi “io Individuo”, un album complesso con cui il rapper decostruisce per costruire e per cercare di sopravvivere nella tempesta
nayt
Quando due anni fa, in occasione dell’uscita di Lettera Q, avevo chiesto a nayt come si potesse rendere più semplice uscire dal proprio cerchio e mettersi in relazione con l’altro – una cosa apparentemente facile ma in realtà difficilissima -, la sua risposta era stata una domanda: “Mi stai implicitamente chiedendo qual è la salvezza del mondo?”. Un quesito enorme a cui il rapper romano probabilmente non ha ancora trovato una risoluzione, se mai ce ne fosse una. Ma se in un mondo che ci annienta costantemente la salvezza è un concetto di cui sappiamo ancora troppo poco (“Non mi salvi mai”, dice in Stupido pensiero con Elisa, uno dei punti più alti di un disco già di per sé elevato), con il suo nuovo album io Individuo nayt ha cercato il modo per sopravvivere nella tempesta là fuori.
“io Individuo” di nayt: scrivere per sopravvivere nella tempesta
Lo ha fatto scrivendo, un gerundio – il modo indefinito per eccellenza, che indica un’azione che ancora non ha trovato il suo compimento – che non a caso apre un disco che inizia parlando della ricerca di uno scopo, forse irraggiungibile. E infatti le cose migliorano, eppure non passa. Si prova a scrive una storia migliore, oppure non basta, dice nayt. Non resta dunque che continuare a ritentare, scavare, cercare. Mentre infatti oggi la musica sembra più che altro la corsa spasmodica a chi scala prima la classifica e al disco di diamante, nayt ha scritto un disco di domande giuste e scomode, mettendo e mettendosi in discussione, scegliendo la strada più impervia e meno immediata, esattamente come ha fatto a Sanremo, dove si è presentato con un brano, Prima che, con cui ha portato non la versione accomodante, ma quella più onesta di sé.
Cosa vuol dire oggi vivere e muoversi all’interno delle contraddizioni del mondo? Come si può provare a sopravvivere nella tempesta facendosi travolgere ma senza farsi distruggere? E come, invece, si può decostruire e dissezionare per costruire un pensiero, un’idea, un’opinione libera e svincolata da quella di cui cercano di convincerci sia la verità? In che modo – in una società in cui l’individualismo è imperante – l’io può mettersi in dialogo con la società che lo circonda con la difficoltà di sentirsi parte di essa e di percepire un noi tra sé e gli altri? Come si combatte l’idea dell’eroe in un sistema – quello della musica, croce e delizia allo stesso tempo – in cui tutto tende all’idolatria?, si chiede nel dialogo con un mentore misterioso in Contraddizioni – Interludio.
Essere un uomo oggi
Ma soprattutto, che significato ha essere uomo – anche in relazione all’universo femminile, cardinale nel disco, grazie anche alla voce di sua madre in Origini – Interludio, uno dei passaggi più intimi dell’album che arricchisce ulteriormente la narrazione – in un momento in cui il proprio valore è determinato da disvalori? Centrale in questo è Punto d’incontro, brano in cui nayt continua a smonta l’idea patriarcale e atavica secondo cui la donna è una conquista e un vero uomo non deve mostrare emozioni, ma avere un cuore di ferro, chiedendosi apertamente se “è tenere dentro che l’ha crepato” e rispondendosi che il linguaggio è il vero punto di partenza per non far inceppare l’ingranaggio o per rimetterlo in moto correttamente.
Come in una lunga seduta di psicoterapia, in io Individuo nayt rifiuta le certezze facili e scontate perché è solo nel dubbio, nell’ascolto di sé e degli altri e nel divenire che possiamo conoscere noi stessi. Non dà soluzioni, ma stimola delle riflessioni indipendenti perché c’è risposta giusta o sbagliata, ma solo quello che sentiamo: forse imperfetto, ma almeno – ancora – profondamente umano.
