Come Snoop Dogg è passato da simbolo del G Funk a tedoforo delle Olimpiadi
Il rapper californiano si divide in questi giorni anche nei ruoli di commentatore per la NBC e “motivatore” della squadra olimpica USA. Ma non dimentichiamoci che è soprattutto un grande rapper…
Snoop Dogg, foto di Patrick Smith/Getty Images
Hanno fatto il giro del mondo le immagini di Snoop Dogg con la torcia delle Olimpiadi mentre attraversa le strade di Gallarate, tra lo stupore e il divertimento degli spettatori presenti. Ormai molto più che un rapper, Snoop Dogg è arrivato trionfalmente in Italia nelle vesti di tedoforo, accennando alcuni passi della camminata tipica della sua ex gang dei Crips, consapevole che la sua immagine con la torcia avrebbe dato vita a innumerevoli meme sulla sua ben nota passione per la marijuana. Calvin Broadus (questo il suo vero nome), a cinquantaquattro anni, non è solo il sorridente nonno del rap, legatissimo ai nipotini Zion di 11 anni e Ellevenn di 9 anni, ma anche un’icona globale dello sport americano.
Snoop Dogg è in questi giorni in Italia non solo come tedoforo, ma anche come brillante commentatore delle Olimpiadi per la NBC, in coppia con Mike Tirico, mostrando grande competenza sportiva. Il rapper californiano è inoltre anche Honorary Coach del Team USA, motivando gli atleti americani, incontrando le loro famiglie e tifando a bordo pista. Una passione instancabile e contagiosa, che ha già mostrato nelle Olimpiadi di Parigi 2024, facendo aumentare del 79% gli spettatori della NBC rispetto ai precedenti giochi olimpici. Siamo contenti che Snoop Dogg sia ormai diventato un personaggio globale, conosciuto e amato dai bambini fino alle nonne. Però è bene ricordarsi che, prima di tutto, è stato, anzi, è un grande artista e un personaggio centrale per chiunque voglia accostare all’hip hop della West Coast.
Dai ghetti di Los Angeles al successo di “Doggy Style“
Nato cinquantaquattro anni fa nell’immensa periferia di Los Angeles, a Long Beach, il giovane Calvin viene ben presto viene avviato allo spaccio ed entra a far parte della famigerata gang dei Crips. Una storia di degrado e di criminalità, che viene riscattata da una passione fuori dal comune per l’hip hop e per il grande patrimonio della musica black, in particolare per il funky.
Quest’ultima passione, in particolare per i dischi di James Brown, George Clinton e Funkadelic, diventerà nel corso degli anni uno dei tratti più caratteristici della sua produzione, tanto da fargli coniare il termine G funk (Gangsta funk) per descrivere la sua musica. E la musicalità e il suo inconfondibile modo rilassato di rappare sono due dei suoi punti di forza, che hanno portato ad acquistare i suoi dischi a un pubblico indifferentemente bianco o nero, del ghetto o dei quartieri-bene, di esperti di hi-hop come da neofiti del genere.
Il suo volto compare nell’estate del 1993 sulle copertine di Vibe e di Rolling Stones quando il suo album di debutto, Doggy Style, non era ancora uscito nei negozi. Trascinato dal singolo Who am I(What’s my name)?, il disco segna uno dei debutti più trionfali nella storia dell’hip hop, tanto che l’azienda di abbigliamento street Karl Kani lo ricopre d’oro per farlo diventare suo testimonial. Il voto affilato e strafottente di Snoop Dogg (in italiano “cane da caccia”) diventa ben presto una delle immagini più forti e rappresentative del gangsta rap all’inizio degli anni Novanta, periodo in cui rap e hip hop facevano rima con pistole e sparatorie.
La crisi artistica di Snoop Dogg e la fascinazione per il cinema
La morte dell’amico fraterno 2Pac nel 1995, un caso ancora irrisolto, colpisce profondamente Snoop, che gli dedica la copertina del secondo album The Doggfather. Nel 1996 il rapper è stato assolto dall’accusa di aver ucciso a colpi di pistola un membro di una gang rivale, una sorta di nuova rinascita per lui. La sue etichetta, dopo l’abbandono di Dr Dre, la morte di 2Pac e la detenzione del suo presidente Suge Knight, è virtualmente morta, così il rapper si accasa alla No Limit di Master P, che segna il momento meno ispirato della sua carriera. In quel periodo Snoop trascorre più tempo sui set cinematografici che negli studi di registrazione, e il risultato emerge nei suoi album che non hanno più né il mordente né la freschezza degli esordi.
La riscossa con “Drop It Lke It’s hot“
L’anno della riscossa è il 2004, grazie alla pubblicazione dell’album R & G (Rythm & Gangsta), trascinato da due singoli radiofonici di grande successo come Drop it like’s hot e Signs, quest’ultimo in coppia con Justin Timberlake. L’album segna uno spartiacque della sua carriera, che si apre decisamente al pop e a collaborazioni più commerciali, come quelle con Katy Perry in California girls e con David Guetta in Sweat. Una svolta che ha fatto storcere il naso ai suoi fan della prima ora, ma che gli ha permesso di ringiovanire il suo pubblico e di diventare un’icona pop globale.
La maturità artistica di Bush
Forse l’album musicalmente più bello e interessante della sua carriera, anche se non di maggior successo, è Bush del 2015, prodotto dal Re Mida del music biz Pharrell Williams. L’amore per la musica soul e funky, pari solo a quello per marijuana, emerge compiutamente nel singolo California Roll, che si avvale della partecipazione straordinaria di Stevie Wonder. Il geniale artista, in grado di vendere oltre 100 milioni di album e di vincere 25 Grammy in carriera, ha contribuito al brano con l’inconfondibile suono della sua armonica e con i controcori, lasciando a Pharrell Williams il compito di dispiegare la sua bella voce soul, mentre Snoop si produce in un cantato rilassato e cadenzato.
“The Missionary”, l’ultimo grande album di Snoop Dogg con Dr.Dre
Chi pensava che ormai nonno Snoop, superati i cinquant’anni, fosse un artista che non aveva più nulla da dire alla scena rap, si è dovuto ricredere con l’eccellente album The Missionary del 2024. Prodotto dal mago dei beats Dr.Dre, The Missionary si propone come ideale seguito, sia per il titolo esplicito che per il produttore coinvolto, del capolavoro Doggy Style del 1993. The Missionary riflette una maturità che bilancia la sicurezza dei veterani con una produzione lussuosa e diversificata, che spazia dal G-funk classico al rock psichedelico e al reggae.
Le canzoni affrontano tematiche più mature, come il superamento di accuse di omicidio passate, la vita nella “terra dei perduti e degli scandalosi” e il riflesso sul proprio lascito, come la stella sulla Hollywood Walk of Fame. Sebbene il G-funk rimanga un pilastro del sound, la produzione di Dr.Dre si apre verso territori nuovi, utilizzando batterie ipnotiche, organi vigorosi e archi cinematici. Insomma, il ghetto è ormai un lontano ricordo lontano e Snoop Dogg è oggi un brillante nonno del rap, che vuole solo divertirsi e farci divertire con la sua arte e con la sua energia contagiosa.
