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Tiromancino: «Il nostro nuovo album? Come quando ti nasce un figlio che non ti aspetti»

Il disco “Quando meno me lo aspetto” uscirà venerdì 6 febbraio e arriva dopo un periodo di fermo del cantautore e frontman Federico Zampaglione

  • Il4 Febbraio 2026
Tiromancino: «Il nostro nuovo album? Come quando ti nasce un figlio che non ti aspetti»

Si dice che le cose improvvisate siano le migliori, forse perché capitano per caso e proprio nella loro spontaneità sono sempre in grado di sorprenderci. Il nuovo album dei Tiromancino, incarna perfettamente questo concetto sin dal suo titolo, Quando meno me lo aspetto. «Quando non programmi, la musica stessa è anche più sincera», spiega Federico Zampaglione, frontman della band. Il 14esimo disco in studio, in uscita venerdì 6 febbraio, nasce dopo un periodo di pausa del cantautore. «Pensavo che quello del 2021 sarebbe stato l’ultimo, invece poi ci sono ricascato di nuovo» rivela l’artista. «Penso che questo sia il disco più libero che abbia mai fatto nella mia carriera, proprio perché con la band siamo andati in studio con l’idea di non fare un album» rivela l’artista.

«Mi guardavano e mi chiedevano di uscire fuori dopo tanto tempo. L’album è arrivato come quando ti nasce un figlio che non ti aspetti, quindi te lo vivi perché sei contento che esiste, ma non c’è stata una progettualità» continua Zampaglione. La nuova fatica discografica del gruppo si snoda in 11 tracce che si muovono tra diverse sfumature di sound. Si passa dalle note più blues e rock, a quelle del pop anni ‘70, mescolando insieme anche un po’ di country, elettronica e persino reggae. L’uso delle chitarre è molto marcato e uno dei tratti distintivi.  

Una critica all’estetica attuale

Ascoltando alcuni brani tratti dal nuovo album, tra cui Una Vita, Scomparire nel Blues, e Gli Alieni Siamo Noi, si nota come i testi vadano in profondità su argomenti attuali. «In un disco non si può evitare di parlare della società. A volte è molto sbrigativa, c’è anche una voglia di sentenziare legata molto all’apparenza. I temi di oggi, come i file Epstein, vanno oltre l’horror. È un mondo difficile che ti dice che sei quello che sembra. Ciò crea degli squilibri» così si esprime in modo fermo e deciso il frontman. Una presa di posizione che stanno prendendo sempre più artisti, anche negli Stati Uniti. Basti pensare anche alla canzone di Bruce Springsteen – Streets of Minneapolis – in cui l’artista denuncia le crudeltà commesse dall’ICE negli Stati Uniti. 

Ma è Sto da Dio che incarna una delle più grandi paure che molte persone condividono al giorno d’oggi, ovvero l’idea che se si dovesse scomparire, qualcuno potrebbe prendere il nostro posto. «Io penso di aver trovato un equilibrio nella vita: sto bene anche solo nel pensare di svegliarmi nei miei panni, non serve qualcosa di travolgente. Il mondo delle aspettative è molto pericoloso, a volte ci distrugge», rimarca Zampaglione. 

«Quando ero piccolo gli artisti italiani grossi erano 20, forse 25. Più passa il tempo e più si allarga il panorama quindi è facile che nel vasto numero di persone che fanno questo lavoro, aumenti anche il numero di quelli che lo fanno male», aggiunge il frontman dei Tiromancino precisando però anche che «oggi ci sono tanti artisti che non fanno dischi per soldi, ma perché hanno effettivamente qualcosa da dire. Un esempio? L’altro giorno ascoltavo Kid Yugi e mi è piaciuto, così come Franco 126 e Calcutta».

Le collaborazioni nell’album di Tiromancino

All’interno del disco non mancano delle collaborazioni, prima ancora dei featuring (se ne conta uno solo). Prima tra tutte spicca quella con il padre di Federico Zampaglione, Domenico. Una partnership che però, in realtà, non è mai finita. La penna di Domenico la si ritrova in un paio di tracce del disco, ovvero in Gli Alieni Siamo Noi e Una Vita. «Lui mi aveva mandato questi versi e mentre eravamo al telefono io ero davanti al pianoforte e così l’abbiamo finita» racconta con un sorriso di orgoglio il frontman della band. 

Queste intersezioni hanno lo stesso carattere spontaneo che guida le tracce, perché «se vengono fatte in maniera calcolata perdono di valore artistico». Così avviene l’intreccio di voci tra lui e, per l’appunto, Simona Molinari in un brano dal sapore agrodolce di fine estate. Nel disco c’è anche la penna dell’amico Franco 126 in Cielo e Sto da Dio. «Per me Franco è un fratellino oltre che una delle punte di diamante della musica italiana. Avrà una grande carriera ed è un bravissimo scrittore» commenta la voce dei Tiromancino.

E Sanremo?

Ogni anno la storia si ripete. Durante l’estate rinasce in Federico Zampaglione la voglia di andare al festival di Sanremo. Poi, quando si avvicinano le scadenze per mandare la canzone, ogni autunno si tira indietro. «La mia parte emotiva mi mette a disagio a Sanremo, e ci sono stato tre volte, ma subisco quel palco. Vedono giovani che ci vanno con disinvoltura, ma a me mette ansia». In una veste più confort, l’anno scorso il cantante dei Tiromancino ha performato sul palco dell’Ariston nella serata cover con Willie Peyote, ma se quest’anno avesse dovuto portare un brano, sicuramente sarebbe stato Quando Meno Me Lo Aspetto.

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