Top Story

Toxic fandom: dietro le quinte di chi plasma (e rovina) la vita delle star asiatiche

Dove vivono, come scoprono in quale aeroporto si trova il loro idolo in quel momento, qual è la loro routine e dove prendono le informazioni i fan che stanno dietro a pettegolezzi e scandali

Autore Billboard IT
  • Il22 Giugno 2023
Toxic fandom: dietro le quinte di chi plasma (e rovina) la vita delle star asiatiche

Foto di Ruan Richard Rodrigues / Unsplash

L’adorazione sfrenata dei fan per le celebrità è sempre stata parte del gioco. Negli anni ’60, durante l’apice della Beatlemania, i fan urlanti e piangenti erano solo la punta dell’iceberg. Ma nulla avrebbe potuto prepararci per l’incredibile e tragica fine di John Lennon, assassinato il 9 dicembre 1980 da un fan di nome Mark David Chapman.

Cos’è il toxic fandom

Nel corso del tempo una tendenza preoccupante si è diffusa come un’epidemia nel mondo degli ammiratori: la sovrapposizione di realtà e finzione, l’illusione di un legame profondo e personale con le stelle che ammirano. E il credere di poter influenzare le loro vite. Questo fenomeno è noto come “comportamento da Stan”, termine che affonda le sue radici in una celebre canzone di Eminem intitolata proprio Stan.

Nel corso del tempo, il concetto si è evoluto ulteriormente, alimentato dall’attenzione costante che internet pone sulle vite private degli artisti. Ora c’è un termine specifico che risuona sempre più frequentemente: “toxic fandom”. L’espressione è utilizzata da giornalisti, critici e appassionati di cultura pop per identificare quei fan che si comportano in modo negativo e dannoso.

In breve tempo, il toxic fandom ha assunto dimensioni mondiali. Sembra che le celebrità asiatiche siano le “vittime predestinate” di questo fenomeno dilagante. Ma perché?

Cos’è il “fan service”

La risposta, oltre a risiedere nell’ondata di successo senza precedenti di queste star, sta spesso nelle particolari dinamiche dello spettacolo e della cultura asiatica, in cui certi standard alimentano il toxic fandom: il fan service e la pratica delle scuse.

Il primo è un termine che ha origine negli anime e nei manga giapponesi. Consiste nell’appagare i desideri dei fan, offrendo loro ciò che vogliono. In particolare nel K-Pop le case discografiche creano una sorta di fantasia secondo cui l’idolo “appartiene” al fan.

Ci sono numerose occasioni, offline e online, in cui gli ammiratori possono incontrare i loro gruppi preferiti e interagire su un livello più personale. La fantasia di avere il controllo sulla vita di questi artisti genera un aumento delle vendite di album, streaming, merchandising e biglietti per i concerti.

I casi di stalking e molestie

Questa strategia di marketing ha reso i fan possessivi nei confronti dei loro idoli, causando casi pericolosi di stalking. Nel 2021, la polizia cinese arrestò due fan ossessionati che avevano perseguitato l’attore Wang Yibo usando un dispositivo GPS che avevano installato in un’auto presa a noleggio dall’attore.

Non sono mancate molestie verso le celebrità colte a frequentarsi, soprattutto tra di loro. La notizia di un’eventuale relazione tra gli idoli ha avuto un impatto negativo sulla carriera di molti in passato perché diversi fan sfegatati si sono sentiti traditi.

In certe situazioni, le celebrità sono costrette anche a sospendere le loro attività. È stato questo il caso del rapper coreano Daniel Kang, che nel 2020 prese una pausa nella sua carriera da solista per far fronte alle conseguenze di questo problema, tra cui depressione e attacchi di panico innescati dal cyberbullismo.

Il boicottaggio dei propri idoli

Alcuni fan arrivano persino a protestare per ottenere la rimozione degli idoli e a boicottare i gruppi per rabbia. Nei casi estremi, per paura di disastri finanziari, le case discografiche hanno espulso i cantanti dai loro gruppi e interrotto i loro contratti.

Uno degli scandali più pubblicizzati è stato quello che in Corea del Sud coinvolse i cantanti HyunA ed E’Dawn, membri del gruppo Triple H. La coppia rivelò la loro relazione sui social media nel 2018. A seguito di questa confessione, la loro agenzia, la Cube Entertainment, annunciò che il duo non sarebbe stato più sotto la sua gestione.

Un’altra delle forme tipiche del fan service coinvolge le coppie televisive, che spesso sono spinte a continuare a interpretare il ruolo di una coppia anche fuori dal set. La fantasia o le speculazioni sul fatto che siano davvero innamorati l’uno dell’altro devono essere alimentate costantemente per i fan, anche quando le telecamere non stanno girando.

Il fan service si manifesta solitamente durante eventi dedicati agli ammiratori, interviste, e sui social tramite post, foto, video e commenti. Uno degli esempi più eclatanti è stato il caso che ha coinvolto le star thailandesi Mew Suppasit e Gulf Kanawut, il cui contratto “come coppia” è scaduto nel 2021. I due, secondo i fan, erano rei di non stare insieme nella vita reale. Dopo polemiche e critiche online, Mew Suppasit ha chiarito qualche mese fa con un tweet che la sua relazione con Gulf era stata solo platonica e rientrava nel fan service. Tuttavia ciò ha scatenato soltanto ulteriori polemiche.

Il toxic fandom in Italia

Il fenomeno del toxic fandom, che coinvolge le coppie on screen asiatiche, è un problema molto sentito anche in Italia.

Se in buona parte del mondo il toxic fandom si trova su Twitter, in Italia il centro è di solito Facebook. Ogni giorno, in centinaia di gruppi, gente di qualunque età e sesso prende parte a conversazioni e litiga su fatti personali di celebrità, ma non solo.

Spesso questi battibecchi vengono conditi da pettegolezzi senza alcun tipo di fonte. Se qualcuno prova a rispondere chiedendo ulteriori informazioni o scoprendo il bluff, la persona viene ignorata, aggredita o il commento viene cancellato.

Instagram, invece, è il social media utilizzato per gli attacchi diretti. Sugli account di attori e cantanti coinvolti in uno scandalo, una foto sbagliata o una parola di troppo, fioccano commenti al vetriolo come se la persona a cui si stessero rivolgendo fosse un amico.

Le estreme conseguenze: il suicidio

In alcuni casi le celebrità reagiscono. Come Josh Cullen, della boyband filippina SB19, che nel 2021 ha ripreso i propri fan su Twitter dopo essere stato costantemente insultato per la propria altezza.

Ma non è sempre così. A causa delle enormi pressioni di questo lavoro e del controllo costante e continuo della gente online, sono tanti gli idoli asiatici che, negli ultimi anni, si sono tolti la vita. Il numero dei suicidi di artisti è sempre più alto. Così come lo è quello delle celebrità che sono state “cancellate” a causa del lavoro da investigatori e giustizieri privati dei fan sui social media.

La pratica delle scuse

A tenere ancora di più sotto controllo gli artisti c’è il concetto, tipicamente asiatico, dello scusarsi. Le celebrità, sia che abbiano commesso errori in passato sia che esprimano un’opinione che urti la sensibilità di un gruppo di fan, spesso si trovano costrette, dopo essere state vittime di un linciaggio online, a chiedere pubblicamente scusa.

Un caso recente riguarda Build Jakapan. L’attore thailandese era stato accusato di abusi fisici e finanziari dalla ex fidanzata su Twitter. Dopo essere stato estromesso da tutti i progetti lavorativi, ha pubblicato un video di scuse su YouTube e lasciato la casa di produzione per cui lavorava.

Malgrado l’assenza di supporto da parte dell’agenzia Be On Cloud e degli ex colleghi (paura di prendere una posizione?), l’attore ha portato il caso in tribunale, accusando l’ex fidanzata di estorsione, coercizione, diffamazione e lesioni (Johnny Depp docet). Nonostante la vittoria legale e l’ammissione dell’ex fidanzata sui social media di aver inventato tutto, le critiche non sono diminuite.

Niente mezze misure nel toxic fandom

I nuovi fan non hanno mezze misure: o amano o odiano. L’artista è costantemente sotto controllo e non ha più il potere sulla sua vita, nemmeno sul proprio passato.

Nella versione 2.0 del toxic fandom non esiste più un metro di giudizio obiettivo. Nemmeno per quanto riguarda le prestazioni professionali delle celebrità stesse. Gli attori e i cantanti o sono bravi o non lo sono. Se li amano sono 10, anche quando la loro performance è da 4, se li odiano sono 1, anche quando la loro prestazione è da Oscar. E no, non è permesso criticarli o fare battute.

Lo sa bene l’ex conduttore televisivo del The Late Late Show, James Corden, entrato in conflitto con il fandom più potente al mondo, quello del gruppo coreano BTS, le Army.

«L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è cominciata questa mattina a New York», ha detto il comico durante un suo show. «Ed è iniziata con alcuni visitatori piuttosto insoliti: i BTS. È la prima volta che le 15enni di tutto il mondo si sono ritrovate a desiderare di essere il Segretario Generale António Guterres».

In pochi minuti una battuta ironica si è trasformata in un disastro. Online si è scatenato il caos, a tal punto da fare crollare gli ascolti dello show. Il risultato è stato che il comico ha dovuto scusarsi ufficialmente per lo scherzo.

Conclusioni

Nonostante l’instabile equilibrio, il toxic fandom purtroppo è qui per restare. Viviamo nell’era della multimilionaria “fan economy”(solo in Cina, Entgroup ha stimato il valore del mercato degli idoli a 14 miliardi di dollari nel 2020), dove per essere parte di un fandom ufficiale occorre versare una quota e le persone sono disposte persino a spendere un intero stipendio per acquistare il merchandising dei loro idoli preferiti.

Si raccolgono fondi persino per affittare gli schermi di Times Square a New York al fine di mostrare il proprio sostegno. I fan possiedono un potere “finanziario” così grande da poter creare e distruggere una star e chiunque osi esprimere un’opinione diversa. E, almeno nel breve futuro, non sembrano intenzionati a cedere la loro posizione.

Articolo di Ambra Schillirò

Share: